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Montolivo infortunato prima dei Mondiali 2014 - FOTO @Twitter

Ancora risuonano nella mente di Riccardo Montolivo i fischi dello Juventus Stadium. Una delle peggiori notti del centrocampista del Milan. Prima l’infortunio, poi i fischi dei pubblico e i pesanti commenti sui social network. Una serata che ha segnato il giocatore rossonero, immeritevole di un trattamento così barbaro ed irrispettoso. In un’intervista a Repubblica, Montolivo è tornato a parlare dell’episodio del mese scorso e dei suoi sentimenti, schierandosi apertamente contro i social.

Contro i social

Come se non bastassero i fischi quella sera, a rendergli la giornata ancora più amara furono i social. Twitter e Facebook principalmente si erano riempiti di stati e post che festeggiavano il suo infortunio. Montolivo ha avuto tutto il tempo di ripensare a quella brutta serata e di esprimere un suo giudizio: “Fischiare uno che esce in barella è scandaloso, per chi ha un minimo di sensibilità. E i social, come disse Umberto Eco, hanno dato voce a legioni di imbecilli. Internet è un mondo senza regole: utile, ma da usare con raziocinio. Li uso per i contatti e per informarmi. L’età mi permette di gestirli. Ma ai colleghi più giovani consiglio di farsi seguire da professionisti della materia. Con gli infortuni capisci chi ti sta vicino sempre e chi solo per convenienza”.

“Sono tedesco”

La partita contro la “sua” Germania la vedrà da casa. Un rimpianto per Montolivo, che avrebbe voluto prendere parte ad una gara per lui molto speciale. La madre ed i nonni materni, infatti, hanno origine tedesche e lo stesso calciatore ammette di sentirsi molto vicino a quella cultura, tanto da avere anche il doppio passaporto: “Porto scarpette e parastinchi con le due bandiere. Mi sento anche tedesco, ma per cultura, anche calcistica, sono più italiano. A Kiel, nella città di mamma, sul Baltico, passavo le vacanze. Vidi lo 0-0 col rigore sbagliato da Zola a Euro ‘96, circondato da ragazzi tedeschi. In finale festeggiai quasi da ultrà la loro vittoria”.

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