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Andrea Pirlo - Fonte: Andrea Pirlo Account Twitter
Andrea Pirlo - Fonte: Andrea Pirlo Account Twitter

Andrea Pirlo si racconta in una lunga intervista a “Marca Plus”: “Nel 2006 dissi si al Real Madrid, qualunque giocatore vorrebbe giocarci e l’allenatore era Fabio Capello”

Il conto in sospeso del Maestro

L’unico regista italiano che, per grandezza e visione, è paragonabile a Federico Fellini o al più recente Paolo Sorrentino è Andrea Pirlo, che dopo aver  professato calcio in Italia per 20 anni ha deciso di attraversare l’oceano per accasarsi a New York ed insegnare agli americani cos’è un cambio-campo di prima intenzione. Ma un conto in sospeso gli rimane: “Si, mi resta una spina incastrata per non aver giocato nel Real Madrid o nel Barcellona, perché giocare lì credo che sia il sogno di tutti i calciatori. Ma mi considero comunque soddisfattissimo per aver giocato in altre squadre fortissime in Italia.”

Gli inizi a Brescia, al cospetto del suo idolo

Il 21 Maggio 1995 l’esordio con il Brescia a soli 16 anni e 2 giorni (il più giovane di sempre per i lombardi), giocando ai piedi del suo idolo: Roberto Baggio.  Pirlo ricorda con emozione quei momenti e rivela che “per un ragazzo che inizia giocare con il proprio idolo è un sogno ed io l’ho realizzato. Quando ho saputo che mi sarei allenato con lui sono diventato impaziente. Non potevo aspettare.”

I successi milanesi: prima l’Inter e poi la consacrazione con il Milan

A 19 anni Andrea Pirlo viene acquistato dall’Inter, che per lui non era una squadra qualsiasi. Infatti ammette: “l’Inter era la squadra del mio cuore, così realizzai un sogno quando ci andai. Anche se poi io non fui continuo e mi cedettero”. Ma quella che poteva sembrare un passo falso si rivelò la parentesi più gloriosa della carriera del Maestro e segnò anche la sua trasformazione da trequartista a regista grazie a Carlo Ancelotti che lo convinse a cambiare. “Perché quando giocavo in avanti, il mio stile di gioco non era portato per fare gol, ma per far segnare i compagni. Per me, la cosa fondamentale era ricevere il pallone ed essere al centro del gioco”.

Un cambio rivoluzionario per il calcio italiano. La crescita di Pirlo coincide con quella del Milan, infatti Andrea ricorda: “siamo diventati una delle squadre più forti al mondo e abbiamo vinto anche due Champions League e per questo ringrazierò sempre Carlo Ancelotti, un allenatore fantastico.”

Le vittorie in Bianconero e il futuro del Maestro

Nell’estate del 2011 il rapporto tra Pirlo e il Milan si consuma definitivamente e Andrea trova una nuova maglia e nuovi stimoli. Firma un triennale con la Juventus, dove vive una seconda giovinezza. “La squadra bianconera veniva da qualche anno difficile e voleva tornare a vincere come sempre, ovvero quello che volevo anche io”. Detto-fatto: 4 anni, 4 scudetti e magie che hanno illuminato lo Juventus Stadium.

Dopo la finale persa a Berlino, proprio con il Barcellona, Pirlo passa ai New York City Fc perché “sentivo il bisogno di prendere le distanze e divertirmi giocando a calcio senza troppe pressioni”. Il suo addio al calcio giocato si avvicina ma il Maestro ha già le idee chiare: “Penso che rimarrò legato al calcio, perché è l’unica cosa che so fare. Il calcio è la mia vita, perciò mi piacerebbe essere dirigente o qualcosa di simile.” Magari lo rivedremo su una panchina un giorno. Magari proprio a Madrid, come il suo più caro allenatore: Carlo Ancelotti.

di Riccardo Meloni

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