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Ricardo Kakà, leader e pallone d’oro con la maglia del Milan, ha parlato del derby di Milano alla Gazzetta dello Sport: “Donnarumma è un fenomeno. Lavorerò sempre con il calcio, a metà tra campo e scrivania”

Una Champions League, uno scudetto e molto altro. Senza dimenticare il pallone d’oro. Tutto questo con la maglia del Milan. Ricardo Kakà, simbolo dei rossoneri sotto la guida di Ancelotti, ha ancora il Milan nel cuore. E domenica sera farà ovviamente il tifo per quelli che una volta erano i suoi colori. Anzi, lo sono ancora, perchè Kakà si è proclamato milanista a vita. Con un passato in campo e con un futuro, magari, in società. Il derby di Milano per lui? Meglio del Clasico.

UNICITA’

“Ho giocato tanti derby in Brasile, ho giocato Real Madrid-Barcellona – ha detto il brasiliano a La Gazzetta dello Sport – ma il derby di Milano è un’altra cosa, credetemi. Nella sfida fra le due spagnole c’è la rivalità fra due città diverse, c’è la politica. A Milano c’è una città sola con due squadre ricche di storia che giocano nello stesso stadio. È una cosa che, insieme a tante altre, fa di questo derby qualcosa di unico”.

Come dimenticare le stracittadine milanesi, dove ha anche segnato: “Certi momenti intensi sono belli da vivere. Ricordo il debutto nel derby, feci subito gol, ma mi ricordo soprattutto il derby che abbiamo vinto 3-2 in rimonta nel febbraio 2004. Partii da metà campo e infilai la palla nell’angolo basso. Sarà stata l’atmosfera, il momento, il fatto di essersi trovati in difficoltà. Vincemmo con gol di Seedorf ma anch’io quella sera ho segnato un bel gol. E poi mi ricordo i derby di Champions League: erano anni belli per le milanesi”.

FUTURO DEL MILAN

A proposito della cessione societaria: “Di solito sono ottimista e tendo a vedere il lato buono delle cose. Non possiamo dimenticare il Milan di Berlusconi e Galliani, ma dobbiamo accettare il cambiamento. Forse, potendo scegliere, questo non sarebbe stato il passaggio di consegne ideale, però non sempre si può scegliere. Ora la Cina è una potenza economica e mi auguro che la nuova proprietà riporti il Milan dove deve stare, cioè in alto. In Italia e anche in Europa. Maldini? Paolo conosce il Milan e l’Italia molto meglio di me. Da milanista vorrei vederlo nel club, ma lui sa se può aiutare, e se con la sua maturità decide di non rientrare nel club avrà i suoi motivi“.

PENSIERI IN ITALIA

Kakà non ha smesso di guardare il campionato italiano: “Ho seguito Milan-Juve e sono stato contento di vedere il Milan battere i bianconeri, mi mancava. Montella mi piace: è al terzo posto, lavora con i giovani e sta facendo bene con i giocatori che ha. Donnarumma è un fenomeno. Non ho avuto il piacere di stare con lui nello spogliatoio ma mi pare un bravissimo ragazzo. Cambio squadra? Deve fare i suoi ragionamenti e deve tenere presente che è in un club che ha fatto la storia.

“L’Inter? Hanno sofferto un po’, stanno cambiando ancora. Io mi auguro che sia un bel derby e che tutti e due i club tornino a essere importanti. Sono stato e resto milanista, ma spero che vincano un po’ anche gli interisti. Non il derby, ovviamente, ma in generale vorrei rivedere Milano tornare ad avere grandissimi successi”.

Nella mia vita resta tanto Milan e tanta Italia – ha continuato il brasiliano – Non torno a Milano da quando sono andato a giocare negli Stati Uniti, ma ora con me in Florida c’è Nocerino, è sempre molto informato e parliamo molto di questo Milan. Nesta? Lui allena a Miami e ci siamo incontrati quando è venuto a vedere le nostre partite. All’All Star Game invece abbiamo fatto un tavolo di italiani con Pirlo e Giovinco. Ci siamo divertiti”.

“Il mio futuro? Ho un anno di contratto, quando scadrà nel 2017 vedremo. Questa potrebbe anche essere l’ultima stagione di calcio giocato, poi mi metterò a studiare per prepararmi a un nuovo ruolo, ma il calcio è la mia casa e continuerò a lavorare nel calcio. Certo mi vedo più dietro a una scrivania che in campo, o meglio a metà strada. Mi piacerebbe un lavoro di raccordo fra società e club e Leonardo è certamente la figura più adatta a spiegare che cosa penso di fare. Ma c’è tempo per prepararsi e pensare”.