You’ll never walk alone

You’ll never walk alone

Steven Gerrard si ritira. Lascia al calcio un’eredità pesante, fatta di grandi successi e di un rimpianto che non ne intacca la grandezza.

Ci speravamo tutti. Perché la storia doveva continuare. Perché i grandi amori non finiscono mai, non si esauriscono dietro parole dure o di circostanza. Dopo l’addio all’America dell’MLS, Anfield assaporava il ritorno. Le esultanze sotto la Kop, la grinta da guerriero, la comprensione costante di ciò che vuol dire essere un calciatore del Liverpool. Ma Steven Gerrard ha stupito tutti, prendendo la decisione di fermarsi. Una scelta coraggiosa, perché dire basta è sempre una scommessa con il proprio io. Una scelta, forse, necessaria. Sicuramente sofferta, perché anche se abbandoni il calcio lui mai abbandonerà te.

Probabilmente a Liverpool piove. Il cielo Reds piange le sue lacrime. Non tutti i sogni si realizzano, persino quelli da provare a rendere reali insieme. Gerrard chiude definitivamente la porta a 36 anni ma questo non cancella, ovviamente, l’imponente racconto che si cela all’interno delle pagine di un libro che sarà sempre un piacere sfogliare.

Un esempio da seguire

Come pochi altri prima di lui, Steven Gerrard è da considerare una bandiera. Essere un simbolo rasenta quasi il banale, perché in un mondo globalizzato e cosmopolita oltre il calcio, scegliere di schierarsi sempre dalla stessa parte viene considerato quasi oltraggioso, distopico, irreale. Eppure l’ormai ex centrocampista è riuscito a dedicare quasi l’intera vita calcistica servendo i colori della sua personale regina.

Ventotto anni tra giovanili e prima squadra. Un’infinità di tempo. Sempre con la stessa amante, con fare premuroso e protettivo. Tante le vittorie, così come le sconfitte. I crolli e la gloria, a braccetto per sempre, accompagnano un campione dall’integrità morale intatta. Quel Gerrard che ha giocato sempre con la mente rivolta al cugino, morto nella strage di Hillsborough. Lo stesso Gerrard che ha vinto la Champions League, che ha segnato gol decisivi o trascinato il suo team a vittorie incredibili. Il medesimo calciatore che la Premier League l’ha sempre desiderata e mai vinta, scivolando quando poteva farlo e consolando da vero leader chi aveva pianto, lottato, sudato con lui.

Essere una bandiera, nel mondo del calcio, conta davvero. Non è solo una parola, un suono malleabile. Di certo non è un concetto da sottovalutare o impoverire. E Gerrard, più di ogni altro, rappresenta perfettamente l’incarnazione di questo termine. Un amore, quello per il Liverpool, che ha superato delusioni ficcanti e un addio amaro. La parentesi ai Los Angeles Galaxy, più ludica che accorata, quasi non conta. La storia di Steven Gerrard è scritta negli spogliatoi, sul campo e tra i seggiolini di Anfield. E ora che il ritiro si è concretizzato, la storia è destinata a diventare pura Leggenda.

Caratura mondiale

GerrardCi sono simboli che esercitano fascino tra i tifosi ma che in campo occupano uno spazio defilato. Gerrard, invece, oltre ad aver rappresentato la figura di un leader carismatico è stato anche un grandissimo calciatore, forse uno dei centrocampisti più forti e completi che abbiano mai calcato i campi da gioco.

In carriera ha ricoperto ogni ruolo, con disciplina tattica e dedizione. Metodico da regista, roccioso come centrale, efficiente come esterno, straripante da mezzala e trequartista. Il calcio si è evoluto e Gerrard non è mai rimasto a guardare, adeguandosi al cambiamento con l’umiltà di chi è conscio che va fatta sempre la cosa giusta. Balistico ma non affrettato, concreto quanto geniale, tatticamente perfetto nelle due fasi. Un calciatore talmente unico che neanche un clone potrebbe eguagliarlo in prestazioni e risultati.

Traguardi e rimpianti

La Leggenda si costruisce anche attraverso le vittorie. Quella di Gerrard può vantare una nascita indubbia e incontestabile nonostante l’avvento ormai impossibile di un campionato vinto con la squadra del cuore. Un obiettivo inseguito per tutta la vita, quasi raggiunto ma sempre sfuggito dalle mani, anche quando sembrava ormai concreto. Un titolo alzato al cielo sempre da altri capitani, braccia diverse, meritevoli o meno. Anche con l’Inghilterra le soddisfazioni non sono mai arrivate. Una Nazionale sempre forte ma mai competitiva. Perché si, evidentemente sono due cose ben distinte.

Gerrard può comunque consolarsi, perché alcuni rimpianti possono essere cancellati. La Champions League di Istanbul con lo sgarbo al Milan, una Coppa Uefa e due Supercoppe d’Europa. I riconoscimenti individuali, in patria come nel mondo intero. La consapevolezza che l’importanza personale ha finito per scavalcare gli altri interessi. Perché un vero campione assume imponenza al di là delle sue vittorie.

Arrivederci, Stevie

“Sono fortunato per aver vissuto così tanti momenti felici nella mia vita. Ho avuto una carriera incredibile e sono orgoglioso di ogni istante vissuto con il Liverpool, la nazionale inglese e i Los Angeles Galaxy”. L’emozione non traspare, ma c’è.

Steven Gerrard lascia, ma non bisogna sentirsi abbandonati. Perché nel ruggito di Anfield il suo numero 8 vivrà per sempre. Perché la sua arte sarà impressa ovunque. Ma soprattutto perché, nel futuro, un bambino, che sia inglese o dell’altra parte del mondo, sognerà un giorno di diventare come lui. Ed è per questo che Steven Gerrard, anche senza pallone tra i piedi, non camminerà mai solo.