Westbrook, per lo “zero” è una stagione da numero uno

Westbrook, per lo “zero” è una stagione da numero uno

Russel Westbrook Okc record- La classifica dei marcatori NBA al momento è guidata da Russell Westbrook che, dopo l’abbandono di Durant vuole dimostrare di essere il migliore raggiungendo il record di triple doppie di Oscar Robertson.

“Tutto ha un inizio.. ma non comincia da “uno”. Comincia molto prima.. nel Caos. Il mondo nasce da zero. Il momento in cui zero diventa uno, è il momento in cui il mondo si affaccia alla vita.”

Russell Westbrook è uno “zero” che diventa uno. La genesi di questo zero è su un campetto di Lawndale, California, dove con il suo amico e vicino di casa Khelcey Barrs sognava di volare su un parquet NBA. Con Barrs condivideva anche la sua prima squadra: giocava infatti nella Leuzinger High School, dove però il numero uno, la stella, era proprio Khelcey Barrs. Un pomeriggio di maggio il loro allenatore decise di portarli alla Southwest College di Los Angeles per delle partitelle con i ragazzi universitari, anche se loro avevano solamente 16 anni. Barrs dominò le scene, per tutti un talento destinato all’Olimpo del Basket. Al termine della partita, dopo che Russ lo aveva salutato per dirigersi verso casa, Barrs si accascia a terra e muore per un’ ipertrofia al cuore. Westbrook, ancora ragazzino, subisce un colpo straziante dalla vita ma non si annulla e inizia il processo per trasformare lo zero in uno. Vuole realizzare il sogno che animava i due ragazzi in quel campetto di Lawndale: diventare una stella NBA.

La scalata

L’ultimo anno di High School è feroce. In quel ragazzino che tardava a svilupparsi, la crescita fisica va di pari passo con la crescita a livello di gioco: trascina letteralmente la Leuzinger High School ad un record di 25 vittorie e 4 sconfitte, con 25 punti, 9 rimbalzi e 3 assist di media. Quest’ultima stagione gli vale una borsa di studio alla University of California Los Angeles, nota ai più come UCLA, che può vantare nella sua storia giocatori del calibro di Kareem Abdul-Jabbar, Reggie Miller, Baron Davis e più recentemente Kevin Love. Proprio Kevin Love condivide gli anni universitari con Russell Westbrook, anni che vedono il momento cruciale della carriera di Russ: a seguito dell’infortunio del play titolare (tale Darren Collison) Westbrook viene spostato da guardia a playmaker, mostrando tutto il suo talento.

UCLA raggiunge per due anni di fila le Final Four NCAA grazie alle straordinarie prestazioni di Westbrook e Love, anche se entrambe le volte ne esce perdente. Lo scontro con Memphis è però entrato negli annali, con i duelli tra Westbrook e Derrick Rose a dare spettacolo di arti circensi. Proprio al termine di quella stagione Russell si rende eleggibile per il draft NBA. Draft che è considerato il più ricco degli ultimi 10 anni avendo portato nella massima serie Derrick Rose (scelto con la prima chiamata e divenuto più giovane MVP di sempre), Kevin Love, OJ Mayo, Brook Lopez, Serge Ibaka, Mario Chalmers, George Hill, Goran Dragic, il nostrano Danilo Gallinari e ovviamente Russel Westbrook. Scelto dagli allora Seattle Sonic, attuali Oklahoma City Thunder.

Da zero a numero uno.

Russell Westbrook inizia la carriera NBA scegliendo di vestire la maglia numero “zero”, perché “rappresenta un nuovo inizio”.  Non entra però in NBA in punta di piedi, con le sue prestazioni fin da subito convincenti: viene nominato due volte rookie del mese e chiude la prima stagione con 15 punti, 5 rimbalzi e 4 assist di media. La stagione della definitiva consacrazione però è quella 2010-2011 in cui si dimostra uno dei migliori playmaker della lega con una media di 22 punti, 8,2 assist e 4,6 rimbalzi portando OKC alla quarta posizione nella Western Conference, insieme ad un fenomenale Kevin Durant. Partecipa per la prima volta all’All Star Game.

Sei anni più tardi lo troviamo al comando della classifica dei marcatori NBA con 31.6 punti di media e come un’icona di atletismo e spettacolarità. Sono ormai un marchio di fabbrica le schiacciate in cui esplode al ferro ad alta velocità, non male per uno che a 18 anni non era ancora riuscito a fare una schiacciata. Lo troviamo anche in terza posizione come assist-man con 10.4 assist a partita, con in pratica la costanza di una doppia-doppia.

Nella stagione attuale, abbiamo assistito a qualcosa di straordinario: 41 triple doppie, pareggiando il record di Oscar “Big O” Robertson. Il numero zero sta giocando da numero uno e non smetterà di volare sopra i ferri fino a che non verrà nominato miglior giocatore della Lega, con al braccio suo immancabile braccialetto su cui c’è inciso “KB3”. Khelcey Barrs, per ricordare a tutti che il suo amico era un numero uno, proprio come lui.

di Riccardo Meloni