Venezia 2001-2002: Prandelli non “Magni” il panettone

Dario Marotta
06/12/2016

Venezia 2001-2002: Prandelli non “Magni” il panettone

L’ULTIMO VENEZIA…

Nominare Zamparini a Venezia è un po’ come parlare positivamente di Renzi nel mezzo di un comizio organizzato dai cinque stelle. E in fondo, la proverbiale quiete della laguna, come poteva andare d’accordo con gli exploit verbali (e non solo) del Presidente che fu? Eppure, l’ultimo passaggio in serie A, tutt’altro che memorabile, riconduce proprio all’attuale proprietario del Palermo. Anche all’epoca, come oggi, sbandierava ai quattro venti la volontà di cedere, salvo poi restare in sella perché l’amore per il calcio (?) vince su tutto.

La stagione precedente, quella di un Prandelli giovane e rampante, si concluse in un trionfo: quarto posto in serie B (quando i play off erano sinonimo di serie C) e promozione diretta. Qualche anno dopo, quando oramai dell’epopea dei lagunari restava solamente un vago ricordo, si capì che il merito di quell’impresa era da attribuire ad un mediano coraggioso, genuino ma dai piedi di legno: Salvatore Miceli da Paola, l’uomo dei record.

MAGO MICELI

Quattro promozioni (più una) dalla B alla A con quattro maglie diverse: Napoli, Piacenza, Sampdoria e Venezia. La prima, proprio con i veneti, guidati da Walter Novellino (98/99) poi con gli azzurri (ancora sotto la guida del Profeta di Montemarano) e successivamente con i blucerchiati, allenati indovinate da chi? Ma è la stagione 2000 2001 che fa di Miceli un autentico talismano: comincia a Venezia e a gennaio si trasferisce al Piacenza (ancora con Walter!). A fine stagione, entrambe le squadre, conquistano la promozione in massima serie. La storia di Miceli (del quale oggi si son perse le tracce) spiega la fallimentare partecipazione degli arancio-nero-verdi al campionato italiano 2001/2002.

UN’INSOLITA CAMPAGNA ACQUISTI

Si legge Zamparini e si pensa alle rivoluzioni ma quella volta. Chissà per quale motivo, non andò così. Il Presidente mantenne l’ossatura della squadra che pochi mesi prima aveva coronato la grande impresa. Riconfermato il tecnico, così come la coppia d’attacco, composta da Pippo Maniero (quello vero) e Arturo di Napoli. Dalla Fiorentina arriva Bressan, forte di quell’eurogol che forse ancora maledice ma il grande colpo è Jimmy Algerino, terzino francese prelevato dal Psg (quello vero, come Maniero). Zamparini pesca anche in Spagna (dal Valencia arriva il centrale svedese Bjorklund, dal Santander l’attaccante Magallanes) mentre cede al Padova l’attempato tamburino sardo Mariano Sotgia.

Passa al Perugia Fabio Bazzani, mentre Giampiero Maini si trasferisce al Parma, in un triangolo amoroso d’antan, con protagonista una delle più gettonate starlette dell’epoca, Alessia Merz. L’esordio è terribile, si va a Torino per sfidare la Juventus. Questa la formazione schierata da Prandelli: “Rossi, Algerino (1’st Conteh), Bjorklund, Viali, Cvitanovic, Valtolina (10’st De Franceschi), Bressan, Andersson, Marasco, Vannucchi, Maniero (41’ st Di Napoli). Risultato finale 4 a 0!

COLPA D’ALFREDO

In fondo Zamparini ha sempre preferito rivoluzionare le panchine e non gli organici e così, dopo cinque sconfitte consecutive, dà il benservito a Prandelli: “Non me l’aspettavo, per me è un fulmine a ciel sereno”. Proprio sereno no, con la squadra ultima in classifica (11 gol subiti e 2 fatti) ma difendere l’indifendibile è uno dei compiti primari che ogni buon allenatore deve saper svolgere. Il Venezia passa al fu Sergio Buso, affiancato dal team manager Beppe Iachini. I lagunari strappano un punto al Milan in quel di San Siro ma il tecnico lascia improvvisamente, per tornare al suo ruolo originario di preparatore dei portieri.

Dopo sei partite (e un punto) arriva il terzo allenatore: è Alfredo Magni, passato agli onori della cronaca per una doppia retrocessione dalla A alla C sulla panchina del Brescia. Ma ha il tesserino ed è tutto ciò che serve a Zamparini e a Iachini, allenatore di fatto ma non di diritto. La prima vittoria arriva il 16 dicembre, contro l’Udinese. Il bis la settimana successiva, in occasione della trasferta di Torino.

MERCATO INVERNALE E RETROCESSIONE

I due successi prenatalizi danno nuovi stimoli a Zamparini, come al solito protagonista a gennaio: tra gli altri, arrivano Pablo Garcia (in prestito dal Milan), Matias Donnet, lo stesso calciatore che nel 2003 strappò l’intercontinentale al Milan segnando la rete dell’uno a uno (successo del Boca ai rigori) e Mario Alberto Santana. L’ultima vittoria arriva contro la Fiorentina, il dieci febbraio. Poi solo sconfitte e pareggi, nonostante i diciotto gol di Pippo Maniero. Diciotto, come i punti di un’indimenticabile Venezia.

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