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napoli mertens
Fonte: napoligol.it

MERTENS NAPOLI – Gli artisti sono così. Non scelgono di stupire, lo fanno e basta, forse senza neanche saperlo.

La carezza di Dries Mertens, che significava il quarto gol personale al Torino e il settimo in tre partite, solcava una parabola impensabile, letale, a foglia morta, che all’inizio, chi non disponeva di uno schermo HD, pensava fosse stata frutto di una deviazione. E invece no. Il piccolo belga si rifaceva alla grandezza del suo connazionale René Magritte e piazzava una pennellata vincente che sublimava l’intero quadro pazzo di una domenica natalizia. Se questo gol lo avesse messo a segno Lionel Messi tutte le prime pagine dei quotidiani sportivi del mondo gli avrebbero dedicato la copertina, o se fosse arrivato entro fine novembre, sarebbe stato candidato al premio Puskas 2016, ma questo al belga poco importa.

 

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Wanna be centravanti

Le esigenze di Sarri e la contemporanea concorrenza con Insigne hanno spinto Mertens ad occupare il posto di centravanti. Vero o falso che sia, in barba alle sterili retoriche tanto di moda oggi, il belga ha dimostrato che in questo momento nel Napoli nessuno vede la porta come lui. Di spalle, da opportunista o da artista, l’ex del PSV sembra aver finalmente culminato la sua maturazione assoluta non solo da killer dell’area ma da giocatore completo, smentendo coloro che lo facevano capace di fare la differenza solo a partita in corso. Certo, la difesa del Torino non è quella del Real Madrid, comunque perforabile come insegna il Kashima Antlers, ma chissà che proprio nella capitale spagnola possa pagare l’idea di puntare sul folletto fiammingo per pungere i blancos sul tappeto di casa loro.

Sfumature d’azzurro

Spesso nei quadri di Magritte primeggiava l’azzurro, quello stesso colore che domina nel pomeriggio sfolgorante di Mertens al San Paolo e anche sullo sfondo della sua foto pubblicata stamani su Twitter, con la sua statuetta del presepe in primo piano, guardando in avanti, al futuro. Un futuro dipinto da varie sfumature di quell’azzurro nel quale il belga si sente comodo e spietato. Al di là dei numeri e del suo dicembre stellare, Dries è ormai un napoletano a tutti gli effetti, con quella faccia da scugnizzo irriverente e quelle movenze sguscianti da chi ha imparato a dominare il pallone nei vicoli.

Del resto, dopo la sua pennellata incrociata, partorita solamente dalla mente di un folle, quel battere il pugno sullo scudo azzurro squarciato da una ‘N’ bianca è testimone dell’attaccamento del giocatore a squadra e città. Perché se sei un artista e al contempo un funambolo, il Golfo è casa tua.