De Guzman spiega la scelta della maglia numero uno del Chievo Verona

De Guzman spiega la scelta della maglia numero uno del Chievo Verona

De Guzman Chievo Verona maglia numero uno – Jonathan de Guzman ad inizio anno ha scelto un numero di maglia inusuale per un centrocampista. Il numero uno, per ricominciare.

Da Napoli a Verona passando per Carpi. Gli ultimi anni di Jonathan de Guzman sono stati travagliati a causa di numerosi infortuni che lo hanno martoriato. L’olandese non ha potuto esprimere così la sua qualità sul terreno di gioco, ma in estate è arrivata la calma dopo la tempesta. Il Chievo Verona lo ha prelevato in prestito dal club partenopeo e il centrocampista ha scelto un nuovo numero per ricominciare come svela a “La Repubblica”: “Erano libere tutte le maglie dal 6 all’11, tranne l’8. E mi hanno detto: “Se vuoi ci sarebbe l’1”. Mi son fatto una risata, poi ho pensato: proviamo. Per cambiare. Per mettermi alle spalle un periodo nero. I dirigenti hanno chiesto in Lega, non c’erano divieti”.

Il numero uno

L’ex Swansea come Davids: “Ma altrove non è poi così strano. Edgar Davids aveva l’1 nel Barnet, mi ha dato lui l’idea. In campo voglio essere un numero uno per il Chievo, anche se come ruolo mi sento un 6 o un 8, centrocampista offensivo. E lo sapete che a Rotterdam lo Sparta schiera ancora i titolari dall’1 all’11?”.

Napoli

La sua prima squadra italiana è stata, però, il Napoli dove ha vissuto momenti indimenticabili con la vittoria della Supercoppa italiana a Doha giocata da titolare: “Mi sono ambientato subito. Il clima, il mare, la cultura del cibo, i tifosi che ti riconoscono per strada. Ho imparato il dialetto, cose che non posso ripetere. Con Benitez ho giocato fino a marzo, poi è cominciato il calvario della pubalgia. Ho provato di tutto: dieta, consulto in Olanda, iniezioni di cortisone, ma il dolore non passava mai. Ho rifiutato il trasferimento al Bournemouth, non ero guarito, sarebbe stato inutile. Giuntoli l’ha presa male, abbiamo litigato, ma lo capisco, lui faceva il suo lavoro. Mi sono operato e sono andato al Carpi. Non c’è in Italia una squadra che pratica il gioco di Sarri: è l’essenza del calcio. Si divertirebbe chiunque. Ma quest’anno in ritiro col Napoli mi sono infortunato al flessore, non ho potuto far molto per guadagnarmi il posto. Il Chievo mi ha offerto una grande opportunità, qui ho trovato un ambiente sereno, giocatori esperti, un allenatore che esalta le capacità dei singoli”.