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Wilfred Ndidi
Wilfred Ndidi - Fonte: Twitter @Ndidi25

NDIDI LEICESTER – Che per il Leicester campione d’Inghilterra fosse complicato sostituire Kantè era evidente a tutti, ma che l’impresa si trasformasse in una sorta di “Mission: Impossible” non era poi così scontato.

La filosofia del club non è cambiata in tal senso: dopo aver valorizzato un calciatore semi-sconosciuto il club di Claudio Ranieri ha provato a ripetere l’operazione puntando su un giovane mediano di talento, Nampalys Mendy. Il francese, costato oltre 15 milioni di euro, ha però dovuto alzare quasi subito bandiera bianca per un infortunio alla caviglia. Appena 4 presenze per lui con la maglia delle foxes e una stagione che sembra già compromessa. Per questo Ranieri ha deciso di tornare sul mercato e di puntare su un ventenne nigeriano sconosciuto ai più, Wilfred Ndidi, classe 1996 costato quasi 18 milioni di euro.

DA LAGOS A GENK, CON UNA VALIGIA PIENA DI SOGNI

Eppure Wilfred Ndidi in Inghilterra non è esattamente uno sconosciuto. Il primo a notarlo infatti fu Roland Janssen, nel settembre 2013. Jannsen oggi fa l’osservatore per il Manchester United, ma allora era il capo della sezione scouting del Genk. La parabola di Ndidi assomiglia alla più classica delle favole legate ai giovani calciatori africani.
Un caldo pomeriggio nigeriano, diversi osservatori di club europei e un campaccio di periferia sul quale 250 ragazzi di dieci diverse accademie si giocavano un posto sull’aereo con destinazione felicità. 250 giovani calciatori appunto, ma l’attenzione di Jannsen fu tutta per il giovane difensore centrale del Nath Boys

Ha subito catturato la mia attenzione. Prima della finale ha giocato una partita con la sua accademia contro la prima squadra di un club di prima divisione nigeriana. La compostezza che aveva nel rapportarsi con la palla era atipica per un giocatore africano di quella età. – Roland Jannsen

Nessun dubbio per Jannsen: Ndidi dovette fare i bagagli ed effettuare un provino in Belgio nel gennaio 2014. La strada verso il successo però, era tutt’altro che spianata

LA LUNGA ATTESA

Il primo scoglio da superare per Ndidi furono i rigidissimi criteri di selezione del Genk. In belgio la disponibilità economica non è certo quella dei principali campionati europei, per questo i club spendono il proprio denaro soltanto dopo attente valutazioni, anche quando si tratta di giovani calciatori. Per ottenere un contratto infatti, la conditio sine qua non è dimostrare di essere meglio dei giocatori cresciuti nel vivaio.

Per rendere l’idea del livello medio che Ndidi dovette fronteggiare, basti pensare che negli ultimi anni il settore giovanile del club ha lanciato gente come Courtois, De Bruyne, Ferreira Carrasco e Origi. Dopo qualche allenamento e un’amichevole Domenico Olivieri, coach di quello che a tutti gli effetti è un “team di sviluppo”, non ebbe dubbi e decise di offrire un contratto al giovane nigeriano.

Ma le restrizioni riguardo all’ingaggio di giocatori extracomunitari non ancora maggiorenni prolungarono l’attesa di Ndidi, nato nel dicembre del 1996. Un anno interminabile di attesa, durante il quale Jannsen ebbe il suo bel daffare nel mantere i contatti via mail con il ragazzo, onde evitare di vederselo soffiare da sotto al naso. A gennaio 2015 l’affare andò in porto e Ndidi divenne un calciatore del Genk.

LA SVOLTA

187 centimetri per 78 chili, il colosso di Lagos fu l’unico acquisto di quel gennaio 2015 per il Genk, che lo pagò poche decine di migliaia di euro. Ndidi, come detto in precedenza nasce come difensore centrale. La svolta della sua carriera arrivò con la cessione nell’estate 2015 di Sergej Milinkovic-Savic alla Lazio. Con l’addio del serbo e l’infortunio dell’altro mediano Kumordzi, il neo-tecnico Maes optò per l’avanzamento in mediana del nigeriano.

Notai che ha aveva un enorme capacità di resistenza. Ideale per il mio centrocampo. Sarebbe stato il mio “guardiano” perfetto. Abbiamo molti giocatori a cui piace giocare la palla, ma sapevo che lui avrebbe portato equilibrio alla squadra. Aveva anche buone qualità in fase di impostazione – Peter Maes

Fu l’inizio della scalata al successo di Ndidi, diventato ben presto un perno del centrocampo del Genk e un insospettabile uomo squadra. Nei suoi due anni in belgio è stato la vittima preferita degli scherzi dei compagni, sempre con il sorriso e uno spirito che ha conquistato tutti i dipendenti del club. Sul campo poi, le prestazioni sono state in continuo crescendo sino al dicembre 2016.

COME UNA PIOVRA

Basti pensare che l’ultima fase a gironi di Europa League l’ha visto al primo posto per numero di intercettazioni effettuate. Del resto già Olivieri aveva reso bene l’idea circa le caratteristiche del suo pupillo.

Le sue gambe lunghe erano ovunque. Era come una piovra.

Il giovane Ndidi ora è atteso dalla sfida Leicester, ma soprattutto dalla sfida Premier League. Colmare il vuoto lasciato da Kantè sarà impresa ardua, ma la piovra di Lagos ha tutti i numeri per diventare il nuovo simbolo delle Foxes. Senza dimenticare chi gli ha dato una chance di diventare grande.

Cosa mi porterò dietro del mio periodo a Genk? Peter Maes. Mi ha reso un giocatore migliore. Era duro con noi, ma ha sempre voluto tirare fuori il massimo da me. Mi mancherà per sempre il modo in cui mi urlava le indicazioni. – Wilfred Ndidi

Claudio Ranieri ha bisogno di un nuovo guerriero in mezzo al campo. Chi meglio di un figlio di un soldato?