martedì, Dicembre 7, 2021

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Taarabt-Genoa: un destino comune scritto sul campo di Marassi

Tre anni dopo rieccolo qua. Adel Taarabt ha fatto ritorno in Serie A, dopo il suo addio al Milan nell’estate 2014, ma la missione rimane sempre la stessa: stupire e riabilitarsi. Allora doveva riprendersi dall’ultima annata in chiaroscuro con il QPR e il prestito semestrale al Fulham, dove poco e male fu capito dai suoi compagni di squadra. Al Milan ritrovò se stesso anche grazie ad un pizzico di fortuna in più e quel fare scapestrato che gli valse ben quattro centri in 16 presenze ufficiali con addosso la casacca del Diavolo. L’amore dei tifosi – che lo osannarono fino a fine stagione – non fece però rima con la volontà di riscattare un profilo che poco o nulla aveva a che spartire con i diktat di casa Milan: troppo scontroso e sopra le righe per lo spogliatoio rossonero, dove comunque diceva dei suoi mentori, Seedorf in particolare “Mi ha trattato come un figlio, ci sentiamo spesso”.

Taarabt-Marassi, questione di feeling

L’addio al belpaese fu tutt’altro che indolore per Taarabt. Il marocchino, una volta fatto ritorno al QPR, si ritrovò nuovamente escluso dall’allenatore Henry Redknapp che di lui diceva: “Non posso continuare a proteggere le persone che non vogliono correre ed allenarsi e che sono in evidente sovrappeso”. E ancora: “Taarabt non è in forma per giocare a calcio. L’altro giorno ha giocato in un match con le riserve e avrei potuto correre più io di lui”. Due anni più tardi vola a Lisbona, nel segno del Benfica, ma anche in terra lusitana a fare scalpore sono sempre i suoi chili in più che non le giocate o i gol, il quotidiano A Bola ci scherzò su: “E’ arrivato qui con sei chili di troppo”.

Eppure c’è un posto nel quale Adel sembra sentirsi a suo agio: il campo di Marassi. Lo stadio di Genova è sempre stato nel destino del marocchino che riuscì, ai tempi del Milan, a realizzare ben due gol sul manto verde ligure. Il primo datato 23 febbraio 2014, a termine di una bella discesa sulla destra finalizzata da colpo di destro ravicinato su ribattuta del portiere doriano. Un mese e mezzo dopo toccò poi al Grifone ad inchinarsi davanti alla buona vena di Taarabt, che con un bel diagonale dal limite annientò Perin e mezza retroguardia rossoblù.

Ora il “figliol prodigo” sembra aver ritrovato la strada di casa. Lui stesso, quest’oggi, sembra essersi ricordato di quei gol al momento del rilascio delle sue prima parole da genoano: “Il Genoa era nel mio destino. L’Italia mi è mancata, finalmente torno, sto bene fisicamente. Voglio ripagare questo club che ha creduto in me”. Adesso sta a lui dimostrare di avere le carte in regole per fare la differenza, soprattutto quelle relative al proprio peso forma.

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