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Formula coppa Italia- Come rivalutare un trofeo in via di estinzione.

Se non è casta poco ci manca. Comanda il movimento “otto squadre” che da gennaio, per meriti assai presunti conquistati sul campo e garantiti da un regolamento discutibile, si ritrova agli ottavi di finale di coppa Italia, senza aver giocato alcuna partita. Stranezze italiche, si direbbe. Si (ri)parte stasera con Napoli-Spezia (ovviamente in casa della squadra favorita), domani toccherà a Fiorentina e Juventus e il quadro sarà completo entro la prossima settimana. In un attimo i quarti (ancora in gara secca), con le porte spalancate verso le semifinali (andata e ritorno), prima della finalissima presso la sede “storica” dell’Olimpico di Roma. La formula magica premia dunque le squadre che l’anno precedente hanno avuto il merito di occupare le prime otto posizioni della classifica della serie A. Gli altri, figli di un Dio minore, sono costretti a partire in anticipo, non in agosto, come accade invece ai “poveri” della serie C che credono di partecipare alla competizione, salvo eliminarsi a vicenda, salvo eccezioni rare o irripetibili, come l’Alessandria della passata stagione.

Privilegi

C’è più di qualcosa che non va. Innanzitutto, al netto dei primissimi turni riservati agli sfortunati e ai senza fissa dimora, non è possibile assegnare un titolo tanto prestigioso al meglio delle cinque partite. E’ contro le leggi dello sport e della competizione reale. Il calcio diventa così farsa, semplice esibizione e per questo motivo la coppa Italia finisce per perdere tutto il suo valore. Da qui lo scarso appeal, gli stadi vuoti e le fredde telecronache di gare che appaiono come amichevoli o poco più, almeno fino alle semifinali, quando l’interesse inevitabilmente cresce, di pari passo con la possibilità di accaparrarsi un trofeo che serve (quantomeno) ad aggiornare la bacheca e a rabbonire i tifosi. La formula, decisamente troppo favorevole alle teste di serie (in campo direttamente a gennaio e per giunta in casa) andrebbe sicuramente rivista per favorire un certo “spirito di competizione” di cui si son perse lentamente le tracce.

Soluzioni

Cosa fare? Non serve copiare il modello inglese della FA Cup, l’Italia dovrebbe quantomeno essere in grado di darsi una propria identità, con l’intento di nobilitare la coppa nazionale. Tante le proposte sul tavolo, atte a migliorare e a modificare lo status quo. Partire tutti insieme è l’obiettivo, garantire alle squadre di serie D e C un esordio in casa, magari contro una big della serie A, è il sogno. Ad agosto si hanno gambe e idee per giocare, magari non delle amichevoli inutili e fini a se stesse ma piuttosto delle gare vere, ad eliminazione diretta, magari in campi caldi, al cospetto di ragazzi pronti a giocarsi la loro chance della vita. Sorprese dietro l’angolo ed eliminazioni clamorose, un rischio troppo grande che varrebbe la pena correre.

In subordine l’atteggiamento snobistico di taluni allenatori, testimoniato dalla rivoluzioni tecniche che nulla hanno a che fare con il turn over. Un misto di ripescati, ex rifugiati e virgulti improvvisamente gettati nella mischia, con formazioni improbabili, rese possibili (e dunque anche credibili) dalla differenza tecnica comunque notevole e dal fattore campo. Così la coppa passa come un ingombro, d’altronde basta soffermarsi per un attimo sulle dichiarazioni degli allenatori (la maggioranza) che, tra le righe, sottolineano la pesante scocciatura.

Altro punto all’ordine del giorno è il calendario: quando organizzarla? Bene ad agosto, magari al posto dei vernissage estivi e successivamente a dicembre, durante le festività natalizie, tirate in ballo un giorno sì e l’altro pure da Tavecchio&co. L’opportunità per dare visibilità alla coppa Italia e per garantire lo spettacolo agli appassionati di calcio anche tra Natale e i primi giorni del nuovo anno.

La finale

Da otto anni l’Olimpico di Roma è diventato il teatro della finalissima di Coppa Italia, con tutti i problemi di ordine pubblico che ne sono nati e che non vale la pena ricordare, almeno in questo momento. Ritornare alla finale andata-ritorno potrebbe essere un’idea da tenere in considerazione. Il dibattito su quest’ultimo tema e sulle altre problematiche discusse è ancora fermo, nell’attesa che qualcosa cominci a muoversi nella direzione della rivalutazione della coppa nazionale.