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Kalidou Koulibaly- Fonte: www.napoligoal.it

KOULIBALY NAPOLI SENEGAL-  Quanto influisce realmente il contesto difensivo sull’efficacia del giocatore in forza alla squadra di Sarri? Il primo match giocato in Coppa d’Africa può darci delle risposte.

Il risultato di 2 a 0 nei confronti della Tunisia potrebbe far pensare ad una giornata di relax per il reparto difensivo dei Leoni della Teranga, ma la realtà dei fatti è che la linea senegalese ha dovuto faticare eccome per contenere le incursioni degli avversari. Eppure a guidare il reparto è Kalidou Koulibaly, perno difensivo del Napoli affermatosi partita dopo partita come uno dei giocatori più decisivi in Serie A nel suo ruolo. Durante il match contro le Aquile di Cartagine sono emerse molte delle pecche tecniche e mentali del giocatore partenopeo e, al netto del risultato finale, c’è da prendere in considerazione alcuni di questi dati per poter analizzare al meglio la sua efficacia in un contesto che esula da quello della sua squadra di club.

Mentalità Sarrista

Della fase difensiva di Sarri si è parlato a lungo ed in diverse occasioni. La priorità deve rimanere sempre la palla, la linea deve essere compatta e molto alta, costringendo gli avversari ad allargare il gioco o a forzare lanci lunghi rischiando di finire in fuorigioco. I movimenti dei 4 difensori sono spesso e volentieri sincronizzati e fluidi, dopo duri allenamenti in settimana sotto l’attento occhio del drone. Per lasciare in gioco un attaccante basta un centimetro e per questo motivo la precisione e la coordinazione dei movimenti devono essere impeccabili. Questo modo di difendere esalta particolarmente giocatori come il senegalese, dotato di ottimi fondamentali ed una fisicità straripante, ma che a volte si affida troppo all’istinto creando caos e cedendo il passo a movimenti scoordinati.

La linea compatta limita la possibilità di movimento del difensore entro una precisa area del campo, zona in cui può far valere le sue qualità ma senza esagerare nei virtuosismi, essendo costantemente protetto dalle coperture dei compagni di reparto. In questo modo Koulibaly può essere a larghi tratti insuperabile per un attaccante costretto a muoversi nelle strette maglie difensive e dove il giocatore africano ha quasi sempre la meglio grazie al suo tempo di intervento e la fisicità imponente. In poche parole: più è definito il suo raggio di azione, meno il giocatore ha possibilità di sbagliare.

Ultimo baluardo

La musica cambia drasticamente quando il giocatore veste la maglia della nazionale. Il Senegal schiera allo stesso modo una difesa composta da 4 uomini, ma i movimenti sono ben lungi da quelli sincronizzati della difesa del Napoli. Vuoi il minor tempo a disposizione per il tecnico per allenare il reparto, vuoi una minore predisposizione tattica dei singoli, il quartetto senegalese è molto più scomposto, quasi mai in linea e focalizzato sull’1 vs 1 individuale del singolo giocatore. La scarsa copertura del centrocampo costringe spesso e volentieri il reparto difensivo a dover affrontare giocatori liberi sulla trequarti e, a quel punto, la scelta può essere quella di scappare o di accorciare sul portatore di palla. In decisioni importanti come questa, nel Napoli il reparto si muoverebbe in un senso o nell’altro con criterio, adattandosi alla situazione ed assicurando le coperture necessarie alla scelta fatta.

Nel Senegal, invece,ognuno ragiona da sé, prediligendo l’attacco individuale alla palla senza però assicurarsi di essere sufficientemente coperti. Questo accade anche con Koulibaly che, quando si aprono praterie come quelle descritte, si lascia nuovamente trascinare dall’istinto e rischia di finire in zone del campo a lui non compatibili che lo espongono a difficoltà a cui non può porre rimedio. Se puntato in spazi larghi può infatti andare molto in difficoltà e, come accaduto specialmente nel primo tempo contro la Tunisia, viene costretto a falli anche stupidi. In ogni caso si nota palesemente come il giocatore partenopeo provi in ogni occasione ad osservare il posizionamento dei compagni ma, una volta realizzato il loro disinteresse nel mantenere la linea, si lancia in scelte individuali provando a mettere una pezza al problema corrente.

Uno per tutti, tutti per uno

La morale della favola è che spesso se una squadra riesce a difendere bene (o viceversa) il merito non è tanto del singolo difensore ma bensì dall’organizzazione difensiva elaborata dall’allenatore. Un reparto formato da giocatori fortissimi ma poco coordinati e che agiscono singolarmente può tranquillamente essere meno efficace di un gruppo di difensori di un livello inferiore ma che si muovono con criterio e sincronizzazione. Forse anche per questo in Coppa d’Africa squadre con nomi molto meno altisonanti di altre riescono a tenere testa a compagini ben più blasonate. Occhio dunque a chi siede in panchina prima di scommettere sulla goleada dell’uno o dell’altro. Stasera Koulibaly tornerà in campo per affrontare lo Zimbabwe: riuscirà ad essere efficace insieme ad i compagni della difesa? Fate attenzione ai suoi movimenti e riflettete su quanto detto insieme!

 

 

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