martedì, Gennaio 25, 2022

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Sedotti e abbandonati: i precedenti del caso Mounier

Mounier – La storia del francese non è un caso isolato, episodi simili sono successi in Italia

Si dice che nel calcio la passione abbia lasciato il posto al dio denaro. I soldi della Cina, per esempio, hanno offuscato i sogni ed i progetti di molti calciatori, accecati dalla luce dei soldi. La maglia non conta più. È una frase che non può pronunciare Anthony Mounier, protagonista di un’insolita vicenda. L’ormai ex calciatore del Bologna nei giorni scorsi era stato ceduto dalla società rossoblu al Saint Etienne. La società francese però, dopo aver annunciato l’acquisto dell’esterno, si è vista costretta a dover rispedire in Italia il giocatore. Il motivo? I tifosi non hanno voluto accettare il fatto di aver comprato un giocatore tifoso e con un passato al Lione. La dirigenza del club francese ha preferito evitare problemi con i tifosi del Saint Etienne ed ha rispedito Mounier in Italia. L’ex Bologna, infatti, giocherà la seconda parte del campionato con la maglia dell’Atalanta che lo ha preso in prestito con diritto di riscatto.

No a Gallo

Non è la prima volta che i tifosi influiscono sulle scelte della dirigenza stravolgendo i piani di presidenti, direttori sportivi ed allenatori. Un episodio molto simile infatti accade anche a Fabio Gallo, ex calciatore di Atalanta, Brescia e Torino. Nell’estate 2013 l’allora allenatore del Brescia, Marco Giampaolo, gli offrì il posto da vice allenatore. Pochi giorni dopo aver accettato, Gallo fu costretto a lasciare il club lombardo. I tifosi, infatti, non accettarono il ritorno di colui che era stato etichettato come traditore quando nel 1995, dopo tre anni con la maglia del Brescia, si trasferì ai rivali dell’Atalanta. Un tradimento mai perdonato che i tifosi bresciani si sono legati al dito per molti anni.

“Benvenuto tra noi, ma il suo vice non lo vogliamo qui. Né domani, né mai”. Con queste parole gli ultrà del Brescia “accolsero” il ritorno di Gallo che, di fronte alle proteste dei tifosi, decise di lasciare immediatamente: “Dopo le contestazioni di una parte della tifoseria, ho deciso di rinunciare all’incarico di vice allenatore del Brescia. A spingermi è stata la ferma volontà di non costituire elemento di turbativa per tutte quelle persone che mi avevano affidato questa opportunità professionale. Sul piano umano, lascio con la serena consapevolezza che questo episodio non intaccherà il mio rapporto di stima con Brescia e la grande maggioranza della sua tifoseria. In 25 anni di calcio professionistico ho sempre dato tutto me stesso per difendere i colori sociali che ho indossato. Avrei fatto lo stesso anche qui, e mi resta il rammarico di non averlo potuto dimostrare”.

Le 5 giornate di Gautieri

Molto più “fortunata” fu l’esperienza di Carmine Gautieri con il Napoli rispetto a quella di Mounier. In quella breve parentesi della sua carriera, l’ex attaccante venne acquistato i primi di gennaio per poi essere ceduto alla fine dello stesso mercato di riparazione. Almeno Gautieri però riuscì ad indossare la maglia azzurra per 5 partite mettendo a segno anche una rete, ma per motivi ancora poco chiari venne venduto solamente un mese più tardi. Probabilmente a pesare fu la pressione dei tifosi.

Lo stesso attaccante napoletano qualche anno più tardi spiegherà così quella sua avventura: “Ho avuto la fortuna di far parte del Napoli di De Laurentiis dove sinceramente non mi ero ambientato perché le pressioni erano tante. Ho preferito cambiare aria perché non ero pronto per affrontare un’annata così importante nella mia città, avevo paura di tradire e deludere il mio popolo”. Anche se in modo diverso, anche in questo caso, fu il tifo e l’attaccamento dei napoletani alla loro squadra a pesare sul futuro dell’attuale allenatore della Ternana. La storia di Gautieri si collega a quella molto simile di Anthony Mounier. Seppur per ragioni diverse anche in quel caso furono il tifo, l’amore e la passione a giocare un ruolo di primo piano. Segno che i sentimenti nel calcio esistono ancora.

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