mercoledì, Gennaio 26, 2022

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Chievo, Palermo e la rivincita del difensivismo

Serie A difensivismo – Nella 22/a giornata spiccano le prestazioni di Chievo e Palermo

La ventiduesima giornata di Serie A, svoltasi tra sabato e domenica, ha offerto temi interessanti soprattutto nelle zone d’alta classifica. La Juventus ha incrementato il suo vantaggio su Roma e Napoli, entrambe non vincenti ieri. Solo l’Inter ha approfittato della situazione, ma i nerazzurri affronteranno proprio i Campioni d’Italia nel prossimo turno di torneo. Le linee guida del campionato sembrano dunque tracciate. A rendere tutto più delineato nel ventiduesimo turno sono state anche un paio di prestazioni delle cosiddette “piccole”, le squadre meno quotate che spesso però riescono a mettere in difficoltà i titani di turno.
Partiti con l’idea di giocarsi la partita, Chievo e Palermo sono state schiacciate dal gioco delle rispettive avversarie riuscendo però a strappare punti preziosissimo. Contro la Lazio i clivensi hanno espugnato l’Olimpico al 90′, i rosanero hanno sbloccato il match dopo pochi minuti e hanno resistito all’attacco all’arma bianca del Napoli che ha agguantato il pareggio solo grazie ad un errore di Posavec. In entrambe le partite si è messo in atto un esasperato difensivismo che, certo, fa parte del gioco. Ma che alla lunga sembra aver stufato molti tifosi, ormai avversi alla pratica del catenaccio reiterato ad ogni costo.

Ultimo minuto

In tal senso, il paragone nelle statistiche di Lazio-Chievo fa rabbrividire. Come rivelano i dati forniti dalla Lega Serie A, la Lazio ha tirato complessivamente per 21 volte verso la porta difesa da Sorrentino. Di queste conclusioni, 8 erano indirizzate verso la porta. Il numero dei tiri nello specchio del Chievo invece si ferma a 2, con un gol segnato. Anche il possesso palla, prevedibilmente, vede trionfare la Lazio, con il 60%. Simile ma con caratteristiche comunque diverse, se non esagerate, è stata la prestazione del Palermo a Napoli e qui i dati sono ancora più netti: possesso passa 66% Napoli, con la squadra di Sarri che ha collezionato 20 tiri di cui 13 in porta. Di contro, la compagine di Lopez ha segnato, come il Chievo, un gol in appena 2 tiri. Da sottolineare anche il numero delle parate: 12 vs 1 per Posavec, di cui almeno un paio decisive. Un vero e proprio catenaccio – o, come direbbero gli inglesi, un bus piazzato davanti alla porta – che stavolta ha portato un punto ma che in altre occasioni è servito a poco. Non a caso il Palermo occupa attualmente la penultima posizione in Serie A.

La sottile linea rossa

Roberto Inglese
Roberto Inglese – FOTO: pagina Facebook ufficiale Chievo Verona

La tattica “catenaccio e contropiede”, odiata ma in fondo imitata anche all’estero, viene definita dai più come l’anticalcio. Il “non gioco” ha assunto sempre più un’accezione negativa. E anche ieri Maurizio Sarri ha sottolineato il problema: “In Italia siamo abituati a dire ‘che hanno fatto la loro partita’. In realtà penso che questi siano i motivi per i quali il calcio italiano non si vende più all’estero. C’è rammarico per non aver vinto, abbiamo preso goal dopo quattro minuti in una delle rarissime occasioni in cui gli avversari sono entrati nella nostra metà campo”

L’allenatore azzurro evidenzia quindi come un atteggiamento del genere è nemico della spettacolarizzazione, che ovviamente viene meno per via di ritmi super compassati e mancanza di segnature. Non è un caso che la Serie A, negli ultimi anni, stia provando ad emergere dal pantano degli estremi tatticismi difensivi, come testimoniano le gare sempre più piene di gol. Alcuni fortini di questa mentalità vecchia, però, continuano a resistere. E il nostro campionato, soprattutto all’estero, risulta ormai poco appetibile se paragonato, ad esempio, ai ritmi e alla sfrontatezza della Premier League.

Come cambiare

Il vero rimedio sarebbe provare ad adeguarsi a standard più europei, con team minori che non rinunciano a giocare a viso aperto anche contro le prime della classe. Una cura difficile da attuare, perché comporterebbe un cambio di mentalità in cui non tutti sono disposti a credere. Ovviamente il difendersi resta tattica lecita, fino ad ogni prova contraria. Compagini anche di un certo livello hanno costruito vittorie e trionfi con tali modalità. Il catenaccio, dunque, paga ancora. Ma forse, guardando il periodo, non fa di certo il bene di un movimento che rimane ancora vittima dei suoi cliché.

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