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Ronaldinho
Ronaldinho - FOTO: sito ufficiale Ronaldinho

Ronaldinho ritiro – Un omaggio per l’addio al calcio del giocatore brasiliano

Fra qualche anno un bambino chiederà: “Papà, chi era Ronaldinho?” Quel padre abbozzerà un sorriso di pura nostalgia e inizierà a raccontare. Con gli occhi gonfi di emozione, la mente immersa nei ricordi e un brivido leggero. Del resto non si parla di un uomo qualunque; Ronaldo de Assis Moreira, conosciuto come Ronaldinho Gaucho, è tutto fuorché ordinario: trascende il piano terreno del calciatore comune, in quanto genio totale del gioco del pallone. E l’estemporaneo annuncio del ritiro lo ha irrevocabilmente elevato da semplice eroe contemporaneo a divinità del football.
Ronaldinho è il calciatore con il maggior tasso qualitativo di ogni epoca. E su questo, non ci piove. Ma per la qualità, nel calcio, non vale il detto “meglio soli che mal accompagnati”. Perché chi vive di sola tecnica, non può ambire a diventare un fenomeno. Ecco, il genio di Ronaldinho abita proprio qui: nell’abbinare a due piedi che fanno cose sovrannaturali, un’intelligenza calcistica chiaramente eccezionale. Intelligenza, Ronaldinho? Esatto. L’istinto e il naturale impulso alla giocata, del resto, non sono che il frutto dell’ intelligenza calcistica e non possono che derivare da una preparazione totale a livello di sistemi tattici. Basti pensare alle linee di passaggio disegnate da Dinho, di quelle che vedono in pochi, difficilmente scovabili: chi non ha una giusta percezione della profondità o una perfetta concezione del campo non arriva neppure a pensarli certi traccianti. Eppure quel brasiliano coi dentoni, sul campo vede cose che noi, gente del volgo, non immaginiamo neanche. Aggiungiamoci una dose considerevole di personalità: il mix letale è pronto.

La qualità surreale

L’intelligenza ispira, il resto è tutto estro e qualità: Brasile. Il colpo di tacco, il doppio passo, il tunnel. Cose da brasiliano vero, cose da Ronaldinho. La sua tecnica esotica è emblema del verdeoro. In parte perché ulteriormente sfrontata rispetto alla media già parecchio elevata dei suoi compatrioti; in parte perché, con lui, la giocata meramente di fino è divenuta effettivamente funzionale. C’è da dire che il buon Dinho è stato palesemente avvantaggiato da chi abita lassù. Non a tutti è stato fornito un corpo-calamita come quello riservato al suddetto fenomeno: già, perché il controllo nel calcio è essenziale, quasi vitale. E Ronaldinho ne ha usufruito totalmente, rendendolo tratto peculiare, nonché piuttosto spettacolare, del suo personale modo di giocare. Controllo di piede? Perfetto. Di petto? Superbo. La naturalezza con cui addomestica tutto ciò che di sferico esiste, è a tratti surreale. La maestosità che ne caratterizza i controlli di petto, pure. Per non parlare di no-look, pallonetti e rovesciate. E allora quel padre, al figlio che chiede di Ronaldinho, dirà: “Era un brasiliano coi dentoni, che sorrideva sempre e giocava benissimo a calcio”.

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