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Leonardi Parma – La verità dell’ex dirigente sul fallimento degli emiliani

Era il 19 marzo del 2015 quando il Parma fallì abbassando le saracinesche di una società che negli ultimi ani aveva fatto la storia del campionato di Serie A. Furono mesi duri per l’ambiente, i tifosi, i calciatori ed alcuni dirigenti. Dopo anni di difficoltà economiche, campagne acquisti scriteriate ed operazioni rischiose, il Parma si ritrovò a dover fare i conti con un bilancio da far paura. Oggi i ‘Crociati’, dopo essere ripartiti dalla Serie D, si giocano la promozione in B con il Venezia di Filippo Inzaghi.

A distanza di quasi due anni da quel fatidico giorno, Pietro Leonardi, allora dirigente sportivo degli emiliani, ripercorre la sua parentesi con i ducali fino ai giorni del fallimento in un’intervista rilasciata a Repubblica: “I debiti li ho trovati quando sono arrivato nel 2009: erano circa cento milioni, in parte ereditati dalla gestione Tanzi, in parte fatti nei primi anni di presidenza Ghirardi con campagne acquisti scriteriate, con passivi di trenta e quaranta milioni a stagione. Il Parma era già stato spolpato. Non ero in grado di ricoprire il ruolo di amministratore delegato. Sono stato un coglione, lo so. Il mio grande errore”.

Primi segnali

A preoccupare Leonardi, però, furono i bilanci ed i problemi che emersero nell’estate del 2014. Già in quel periodo si intravedevano problematiche irrisolvibili che avrebbero potuto condurre il Parma in acque poco sicure. La qualificazione all’Europa League, poi non concessa per problemi di pagamenti, aveva creato l’occasione per riemergere dalla crisi e far cassa attraverso alcune cessioni, ma tutto andò per il peggio.

Per la prima volta cominciai a pensare che poteva finire male. Eravamo stati travolti da eventi negativi. Avevamo già pianificato la stagione successiva. La qualificazione in Europa League ci avrebbe portato almeno 12 milioni di euro, avevo venduto Biabiany al Milan per 8 milioni di euro e tutti cercavano i nostri giocatori: eravamo come l’Atalanta quest’anno. Poi il caos: niente Europa League per un problema di incentivi e Biabiany non supera le visite mediche. Bruciati 20 milioni in pochi giorni. Anzi, 33 milioni, perché nei mesi precedenti avevamo risolto tutte le problematiche con le società estere per non aver problemi con la licenza Uefa: pagati 13 milioni per chiudere tutti i contenziosi”.

Ghirardi, Tavecchio, Taci e Manenti

L’anno successivo cominciarono ad accavallarsi problemi e debiti che gettarono nel panico tutta la società. Da quel momento il caos. Come spiega Leonardi, infatti, l’ultima conferenza stampa di Ghirardi, prima della sua sparizione, mandò in tilt tutto l’ambiente: “Ghirardi? Sparito. Fece solo una conferenza stampa attaccando tutti e da lì ci siamo messi contro anche le istituzioni. Annunciando le sue dimissioni ci ha creato un grave problema di gestione”.

Da quel giorno incominciarono anche i problemi con le istituzioni e ci furono diversi incontri con Tavecchio: “E’ venuto a Parma da presidente della Figc a dire che non sapeva nulla. Io dopo la sua elezione sono stato da lui a Roma quattro volte, e in due occasioni era presente anche Lotito, a dirgli che la situazione era drammatica. Tavecchio mi ha portato anche dai responsabili del Credito Sportivo per capire se ci fosse la possibilità di avere un finanziamento. Come può dire che non sapeva nulla?”.

Con l’addio di Ghirardi la situazione precipitò. Come afferma Leonardi, i vari Taci e Manenti non furono in grado di risolvere la situazione, e forse sarebbe stato meglio non averci avuto nulla a che fare: “Con Taci ha fatto tutto Ghirardi, io non sapevo chi fosse. In quel periodo passavo da un collasso ad una crisi depressiva, ero bollito, non avevo più la forza di capire, di reagire. Di Taci ricordo solo che un giorno mi ha fatto passare sette ore davanti ad un fax in attesa del bonifico per pagare gli stipendi che mi annunciava tutti i giorni per due mesi. Manenti l’ho visto una volta e mi è bastato…”.