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Il Las Palmas di Quique Setién non smette di stupire tifosi ed addetti ai lavori: quattro i punti che separano gli isolani dalla zona Europa League.

Anche in Spagna hanno il loro Maurizio Sarri. Si tratta di Quique Setién, tecnico del Las Palmas di 58 anni arrivato tardi al palcoscenico più importante del calcio iberico in tarda età, dopo aver peregrinato per una serie di panchine secondarie con un corto break in Guinea Equatoriale senza successo. Un cantabro in una delle isole Canarie è sicuramente un pesce fuor d’acqua, eppure il suo calcio associativo e fatto di triangolazioni ha dato un’identità ribelle e sbarazzina alla squadra isolana, che non aveva mai avuto tanto i riflettori addosso in tutta la sua storia. La patria di calciatori del livello di David Silva e Juan Carlos Valerón, ritiratosi la stagione scorsa proprio nel Las Palmas, era stata più esportatrice di talenti che cornice di gran calcio, eppure con l’arrivo di Setién la sterzata è arrivata, con la squadra canaria a metà classifica e più prossima ai posti Europa League che alla zona pericolosa. E non solo in quanto a gioco quand’anche a livello mediatico, dopo l’arrivo di Kevin Prince Boateng nel luglio scorso.

Onde di gol

Un’isola famosa per le sue spiagge infinite popolate da surfisti di tutto il mondo e per la sua costante vita notturna favorita da un clima speciale doveva giocoforza attirare un viveur come Boateng, che cercava una rivincita sportiva e sociale. E, per ora, il gioco sembra valere la candela. Il centrocampista ex Milan è il capocannoniere della squadra di Setién, con 6 reti, insieme all’attaccante croato Livaja, e spesso è stato utilizzato proprio in qualità di punta. La lontananza dal glamour di Milano e la spensieratezza di una vita più rilassata hanno influito non poco sul rendimento del ghanese, che adesso sembra aver trovato la sua dimensione ed è tornato a scherzare come un tempo, anche se la sua fama di bad boy non si è affievolita, come confermano le cinque ammonizioni e un’espulsione rimediati in 14 incontri.

Ripartire dall’isola

Setién, nonostante tutto, ama il rischio e dopo aver risolto un paio di casi spinosi nello spogliatoio, quale quello di Araujo, che pareva si dedicasse più a chiudere le discoteche che ad allenarsi, ha deciso di puntare forte su due giovani bisognosi di rilancio, Jesé e Halilovic. L’ex figliol prodigo del Real Madrid esautorato da Emery, a 24 anni appena compiuti, è tornato nell’isola che lo ha visto nascere per trovare anch’egli il suo posto nel mondo. Il giovane croato, invece, bloccato nella sua evoluzione al Barça e poco inserito all’Amburgo, ha abbandonato il freddo del mare del Nord per il sole di un Atlantico quasi tropicale. Entrambi, agli ordini di Setién, possono ritrovare la bussola di una carriera andata alla deriva forse troppo presto e che deve ripartite, come nel caso dei naufraghi, da un’isola.

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