Piotr Zielinski, una bella faccia tosta al Bernabeu

Dario Marotta
11/02/2017

Piotr Zielinski, una bella faccia tosta al Bernabeu

Zielinski Napoli Sarri – L’ascesa del polacco ai vertici del centrocampo

Momenti, fonemi di calcio che, suono dopo suono, danno vita al contenuto compiuto. Ventidue anni e una testa così sulle spalle. Zielinski o Pietro il polacco, nel nuovo battesimo d’ispirazione partenopea, è mente e anima, è rischio e calcolo, è tutto ciò che di bello può portare la gioventù matura nel calcio. Senza esagerare, senza scomodare campioni del passato, si parla a ragion veduta di un futuro campione. Affare, l’ennesimo, con la plusvalenza dietro l’angolo che prima o poi darà i suoi frutti. Senza polemiche, sono le leggi dell’impresa, sono le regole non scritte del calcio. Inutile starci dietro, è senza dubbio più ragionevole sedersi e godersi lo spettacolo.

PIOTR A CAVALLO

Tra i tanti, quello offerto al San Paolo con il Genoa ha raggiunto l’apogeo del successo: è nata in tutta la sua bellezza la stella di un calciatore completo, di un centrocampista universale o di un Jolly della mediana, si sarebbe detto una volta. Un taglialegna con il frac, un inno alla gioia che riconcilia con il calcio e che lascia spesso la tentazione di andare a rileggere le credenziali della carta d’identità. Perché no, non è possibile che una materia tanto complicata possa diventare così semplice con il pallone tra i piedi di un ragazzo di appena ventidue anni. C’è dell’altro, c’è il talento innato, c’è la capacità innaturale di imporsi in una squadra che lo scorso anno aveva fatto faville. Una corsa elegante, d’altronde Zielinski racchiude nel suo volto austero i tratti somatici di un fuoriclasse dell’equitazione, abile a saltare con destrezza ostacoli e avversari.

COMPROMESSO STORICO

Un “finto anarchico” e un vero comunista. Piotr e Maurizio si sono incontrati ad Empoli e si sono ritrovati a Napoli in un idillio fortunato per entrambi. Da trequartista e mezzala, quando un passo indietro vale mille passi avanti nella direzione opposta. Ed è la storia di Zielinski, rifinitore della prima ora un po’ sconclusionato, una sorta di cavallo pazzo, con tante idee ma senza regole. La severa dottrina del maestro ha consegnato al polacco una dimensione ideale in cui esaltarsi, senza perdere l’endemica capacità di andare ad attaccare spazi e avversari, di provare a far centro con le percussioni esaltanti che infiammano il pubblico plaudente. Istrionico al limite del disordine tattico, scheggia (semi) impazzita che rende meno prevedibile e più coinvolgente l’impianto di gioco di Sarri. E’ un valore aggiunto, una sorpresa continua che entra ed esce dagli schemi con una naturalezza disarmante.

REAL ZIELINSKI

Col Genoa è arrivato il terzo gol in serie A con la maglia del Napoli, il quarto stagionale. Gioia personale completata e corredata da una prestazione sopra le righe. L’impatto di Zielinski è stato dirompente, anche quando il Napoli (nel primo tempo) sembrava in difficoltà. E non a caso è stato lui a sbloccare il match con una bella conclusione da appena dentro l’area di rigore. Novanta minuti pieni, densi, senza risparmiarsi, con testa e gambe al grifone e non al Real. Una finale per conquistare la finale. Sapeva di partire leggermente dietro, sapeva di doversela giocare con Allan e per questo ha dato più del massimo per mettere in difficoltà Sarri che ora, più di ogni altra volta, dovrà fare i conti con la scienza e con la coscienza. La prima, intimamente legata a questioni di natura tattica e ai dogmi propri del tecnico, parla un “brasiliano” stretto; le capacità d’interdizione del mediano old style non si discutono neanche, così come la maggiore attitudine nella fase di non possesso. Dal manuale allo spirito, citato di riflesso dallo stesso Sarri, subito dopo la partita vinta con il Genoa: “Dovremo andare a Madrid con una bella faccia tosta”. Non c’è dubbio, è quella di Zielinski.