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Stefano Borghi racconta Neymar: riuscirà a diventare il più forte del mondo?

A 25 anni ha già vinto praticamente tutto. Neymar Jr diventerà il più grande di sempre?

Anche nel periodo di buio totale di un Barcellona in crisi di nervi e di identità, una luce rimane sempre accesa, dando la chiara dimostrazione che chi parla di “ciclo finito” lo fa a vanvera, perché quando hai in squadra Neymar Junior puoi tranquillamente permetterti di smentire persino Lorenzo il Magnifico: di domani, c’è certezza eccome.

Il futuro è indubbiamente suo, ce lo ha già dimostrato chiaramente. Ma quel che forse non abbiamo ancora compreso del tutto, è quanto ce l’abbia già dimostrato.

La forza del campione

Neymar ha compiuto venticinque anni lo scorso 5 febbraio, il che vuol dire che è arrivato più o meno al quaranta per cento della sua carriera e ha già vinto praticamente tutti i trofei che si è giocato: Liga, Champions League, Mondiale per Club, Supercoppa Europea, Supercoppa e Coppa nazionale col Barcellona; Paulista, Copa do Brasil e Copa Libertadores col Santos; Sudamericano Under20, Olimpiade e Confederations Cup col Brasile. Gli manca solo il Mondiale, e quello del 2014 doveva essere il suo Mondiale, ma se Zuñiga non gli avesse spezzato la schiena forse la storia sarebbe stata diversa. Questa però è una mera supposizione e non ci serve: abbiamo i fatti, e sono molto più che sufficienti per spiegarci chiaramente di chi stiamo parlando.

L’altra cosa che gli manca è il Pallone d’Oro, ma anche in questo caso è tutto molto chiaro: siamo nell’era di Messi e Ronaldo, per tutti gli altri – anche “altri” tipo Xavi o Iniesta – il discorso è chiuso. Però, ed ecco che comincia ad apparire un’idea di quanto possa essere grande l’orizzonte di Neymar, sentite questa: al compimento del venticinquesimo anno di età, Messi aveva segnato un gol in meno rispetto al suo attuale socio di tridente. Ronaldo addirittura centoventi (120!!) in meno. Neymar ha segnato 281 reti in 471 partite fra Santos, Barcellona e Nazionale maggiore brasiliana: una cifra stordente, soprattutto perché il suo ruolo – sulla carta – dovrebbe portargli meno protagonismo realizzativo rispetto agli altri due.

Nessun paragone

Comunque, l’intento non è quello di fare paragoni: personalmente non l’ho mai fatto, perché trovo le comparazioni fra giocatori tanto inutili quanto stucchevoli. Piuttosto, l’interrogativo interessante – e in certi casi pressante – è questo: fra dieci anni, quando ne avrà trentacinque (quindi tre in più del Ronaldo di oggi e cinque rispetto a Messi) considereremo Neymar il più grande giocatore della storia? Impossibile da dire, ma non inverosimile da pensare. E non tanto per le proiezioni che si possono fare con i numeri o con i titoli, quanto per i passaggi che ha portato fin qui la carriera dell’ex Menino da Vila: praticamente un crescendo vorticoso e inarrestabile, non però dritto e verticale, piuttosto una serpentina piena di finte, di malizie, di estetica e di lucida capacità di centrare l’obiettivo.

Neymar è la perfetta immagine di successo del mondo di oggi: precoce, enormemente trend-setter, sempre con quel sorriso a metà fra il “mi diverto” e il “ti prendo in giro”, vistoso oltre ogni canone precedente conosciuto. Ovviamente geniale in quella che è la sua arte. In più, furbo ed estremamente intelligente.

Ce lo dimostra la sua evoluzione. Il primo Neymar, quello che portava la Camisa 10 del Santos (roba sacra) e la portava in un modo tale da farsi chiamare “O’Ney”, era talmente sfacciato nell’ostentare la sua superiorità in termini di talento da farti sopportare i suoi atteggiamenti solo perché non riuscivi a staccare gli occhi dal binomio “suo piede-pallone”, e dalle cose che produceva. Ti sarebbe quasi venuto da pensare: futbol geniale e testa matta, se ne sono visti tanti così da quelle parti…se non fosse stato che COSÌ se ne vedono veramente pochi…

Quando vinse la Copa Libertadores nel 2011, a diciannove anni, in quel Super-Santos in cui condivideva il campo con Ganso, Alex Sandro, Danilo, Zé Eduardo, Arouca, Rafael e compagnia, Neymar era già un giocatore stellare. L’unico limite che gli si poteva porre era l’adattamento all’Europa: non sul piano tecnico o ambientale ma solo su quello comportamentale, perché i suoi costanti atteggiamenti, già al limite in Sudamerica, al di qua dell’oceano sarebbero stati totalmente inammissibili.

Sarà il più forte di sempre?

Di questo si dibatte ancora oggi, dopo che in tre anni e mezzo si è imposto come quello che più si avvicina alla coppia di semi-dei del calcio. Ma onestà imporrebbe di ammettere che il numero di provocazioni e di simulazioni di Neymar (già più che dimezzato fin dalla sua prima partita europea), va costantemente riducendosi: ci sta che il giocatore che tenta più dribbling e subisce più falli nei cinque principali campionati europei si debba proteggere dai contatti anticipandoli o attutendoli; ci sta anche che una delle icone più riconoscibili della società di oggi si permetta di essere eccessivo: viviamo in un mondo che provoca e bluffa sul nulla, almeno lui lo fa sul suo sconfinato talento.

Però il Neymar di oggi, specialmente quello degli ultimi mesi, è un Neymar indiscutibilmente adulto: ha ancora sfrontatezza, ha tutta l’energia di chi non è arrivato nemmeno a metà del suo percorso, ma ha già evidenti tracce di maturità. Il Neymar di questa stagione, che segna pochissimo ma sforna assist come non mai e si fa addirittura vedere ogni tanto nei pressi della propria area di rigore, è un Neymar che sembra volerci dimostrare di aver capito di poter conquistare vette rimaste ad oggi inesplorate. Perché se a venticinque anni è già questo, allora gli orizzonti possono essere veramente i più vasti.

Ma forse, oggi, non conviene chiederselo più di tanto e rimandare questo tipo di considerazioni al momento in cui si farà il bilancio definitivo. Forse la cosa migliore – visto il soggetto – è fargli tardivi auguri di buon venticinquesimo compleanno, e continuare a godersi la sua festa…

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