Allegri, Spalletti e Sarri: futuro incerto e destino in comune

Dario Marotta
22/02/2017

Allegri, Spalletti e Sarri: futuro incerto e destino in comune

Allegri Spalletti Sarri – Tre allenatori in bilico

Primo, secondo e terzo. Posizioni salde, fino ad un certo punto. Il bastone di comando del terzetto che guida la classifica non è poi così sicuro. Paradossi che spingono a pensare che dal prossimo anno, le prime della classe, potrebbero ritrovarsi senza allenatore. Vincenti e destinati a lasciare, un ossimoro non nuovo nel calcio, con Juventus, Roma e Napoli in balia degli eventi e con l’obbligo di ricostruire, da fondamenta ovviamente diverse. Casi simili per l’evoluzione finale ma singolarmente diversi. L’epilogo comune non spazza le differenze e rischi di una scelta per certi versi obbligata.

ALLEGRI

Cicli che si aprono e si chiudono in tempi più o meno brevi . Le esperienze ventennali sono splendide eccezioni che confermano le regole, senza stravolgerle. Pensare che un tecnico possa restare sulla stessa panchina (soprattutto in Italia) per più di quattro anni è praticamente utopistico, soprattutto dopo aver raggiunto certi obiettivi, oltre i quali è impossibile (o quasi) arrivare. Allegri sta chiudendo nel migliore dei modi la sua terza annata bianconera: scudetto di fatto in cassaforte, semifinale di coppa Italia già raggiunta e Champions League ancora tutta da giocare. In corsa su tutti i fronti, con la volontà, mai mascherata, di coronare il grande sogno europeo. L’ha già sfiorato l’allenatore livornese, pronto a riprovarci, molto probabilmente per l’ultima volta a Torino.

I segnali di una rottura amichevole sono evidenti; la Juventus, nei prossimi ventiquattro mesi, sarà giocoforza costretta a “svecchiare” l’organico e per organizzare la repulisti tecnica potrebbe decidere di affidarsi ad un nuovo allenatore, in grado di gestire il passaggio generazionale. Non che Allegri non sia all’altezza del compito ma nella rifondazione è “automatico” il coinvolgimento del principale responsabile del campo. Dal canto suo, l’allenatore sa di aver dato il massimo (al di là di come finirà la stagione in corso) e dunque potrebbe aver bisogno di nuovi stimoli, da reperire magari in Inghilterra. Una separazione amichevole, senza rancore, diversa da quella che portò al divorzio con Antonio Conte. Una soluzione che potrebbe far bene a tutte le parti in causa.

SPALLETTI

Vincere è l’unica cosa che conta, non solo per la Juventus ma anche per il tecnico della Roma che oramai ripete pedissequamente la formuletta magica: “Se non vinco vado via”. Una promessa impegnativa ma Spalletti ha dato ampia dimostrazione di saper rispettare i patti e le parole. Restano da capire e da verificare le reali possibilità della compagine capitolina di giungere al successo. Per il tricolore servirebbe un mezzo miracolo, sette punti di distanza da una squadra abituata a volare ad alta quota sono tanti ma nulla è perduto, almeno per la matematica. La coppa Italia, col dovuto rispetto che si deve ai trofei, non può comunque cambiare le scelte sul futuro di un tecnico. Resta l’Europa League, con la squadra già certa della qualificazione agli ottavi di finale. La strada è ancora lunga ma la scelta di Spalletti di legare il suo futuro ai risultati induce all’ottimismo, vuol dire che crede fermamente nelle potenzialità dei ragazzi che allena ogni giorno. Per Allegri la parola fine prescinde dal verdetto del campo mentre in questo caso è intimamente legata al raggiungimento degli obiettivi. Epilogo sospeso.

SARRI

Due anni con De Laurentiis equivalgono ad almeno vent’anni in Tibet. Rapporto complicato, mitigato dai risultati raggiunti nell’ultimo biennio, dal bel gioco espresso dalla squadra e dai tanti calciatori valorizzati, nonostante il parere contrario del Presidente. L’ultima sfuriata (voluta o non voluta) ha comunque messo in evidenza una certa differenza di vedute tra l’allenatore e il massimo dirigente. Cosa accadrà a fine anno? Nei casi di cui sopra, lo scenario appare piuttosto chiaro, nitido, mentre nella fattispecie riesce difficile comprendere o almeno immaginare, le possibili conseguenze. Il tecnico è legato al Napoli da un contratto con scadenza 2020 e per liberarsi dovrebbe pagare una penale salatissima, pari a otto milioni di euro. De Laurentiis ha dunque il coltello dalla parte del manico e consapevolmente si avventura in appunti e critiche spesso senza fondamento, visto il grande lavoro svolto da Sarri. Prevarrà l’interesse comune oppure il rapporto si interromperà anzitempo, con modalità e conseguenze ancora da chiarire? E’ il grande dubbio sul futuro del Napoli.