Lazio, mai visto un Keita così! Tutti i numeri dello spaccapartite

Lazio, mai visto un Keita così! Tutti i numeri dello spaccapartite

Keita Balde Diao, sempre più spaccapartite della Lazio di Simone Inzaghi

Della serie a volte ritornano. Implacabili come una sentenza, alcuni soprannomi restano scolpiti sulla carta d’identità di certi giocatori alla voce “segni particolari”. A Keita Balde Diao, per tutti semplicemente Keita, spetta di diritto quello di spacca partite, le stesse che il senegalese classe ’95 riesce ad azzannare con la giusta cattiveria, fino a deciderle con gol spesso decisivi, giocate deliziose e un atteggiamento sempre positivo. Non facile – soprattutto per un giovane calciatore dall’animo spesso irrequieto come il suo – accettare di buon grado la panchina, sfruttando al meglio i minuti a disposizione. Nel calcio moderno appare sempre più difficile subentrare e calarsi immediatamente nel vivo della partita, figurarsi indirizzarla definitivamente. Ancora una volta, come spesso gli era capitato in passato, l’attaccante biancoceleste ci è riuscito, mostrando una maturità da veterano anche nelle dichiarazioni del dopo gara, segno di una crescita generale che è ormai sotto gli occhi di tutti.

“Io spaccapartite? Ho giocato tante partite fin qui, se devo entrare a partita in corso mi metto questa maglia e lo faccio. Futuro? Penso al presente, che è la Lazio. Lotto qui e ringrazio i tifosi per stasera”

Dodicesimo uomo

Carta vincente a gara in corso, è così che Simone Inzaghi ha dimostrato di intendere Keita, uno che non ha bisogno di tempo per carburare ed è capace di fare subito la differenza. Per qualcuno, un vero e proprio lusso, più semplicemente una chiave tattica interessante che conferma l’ottimo lavoro svolto da un tecnico molto preparato a dispetto della giovane età e che, giova ricordarlo, siede su una panchina di serie A da meno di un anno. Esigente e intransigente allo stesso tempo, è riuscito dove i suoi predecessori avevano fallito, risolvendo la difficilissima situazione venutasi a creare tra la società e l’entourage del giocatore. Finito ai margini del progetto a causa di alcune incomprensioni di natura economica, Keita sembrava destinato a una stagione tormentata in attesa di una nuova sistemazione. Non secondo Inzaghi evidentemente, che ha avuto il merito di aspettarlo e stimolarlo, reinserendolo gradualmente nelle rotazioni del suo 4-3-3, testato già sul finire della passata stagione. Dal suo avvento sulla panchina biancoceleste dopo l’esonero di Pioli infatti, il tecnico piacentino ha puntato deciso su uno dei suoi pupilli, impiegando Keita sempre dal 1’ in sei delle ultime sette partite del campionato scorso (esclusa quella con il Carpi dove era squalificato). Una sorta di test in vista della stagione in corso, in cui le strade dei due hanno rischiato di separarsi, e invece sta regalando grosse soddisfazioni a entrambi.

I numeri di Keita

7 reti in 19 presenze, 0,4 di media a partita, quello cui stiamo assistendo è certamente il miglior Keita di sempre, finalmente continuo nelle prestazioni e incisivo sotto porta. Non è tutto, quando è andato a segno, la Lazio non ha mai perso (un pareggio e sei vittorie). Più attaccante rispetto a Felipe Anderson – non a caso fermo a quota 2 reti – riesce ad assolvere i compiti di copertura richiesti da Inzaghi in fase difensiva, senza per questo perdere di efficacia in zona gol, continuando a rappresentare un’importante variante tattica in caso di necessità. “Keita ha dimostrato di saper entrare a partita in corso, non deve diventare un problema ma un valore aggiunto. Abbiamo giocato con personalità e sono molto contento”. Queste le parole di Simone Inzaghi che confermano l’ottimo lavoro fatto dall’allenatore per stimolare il ragazzo.

Scacco matto

A seconda dell’avversario e dello stato di forma dei suoi giocatori, Inzaghi jr sceglie un tridente più coperto con Lulic in luogo di Keita, accanto agli inamovibili Immobile e Anderson. Esperimento messo in pratica soprattutto in trasferta, che tuttavia non aveva dato i risultati sperati, almeno fino all’ultimo successo ottenuto sul campo dell’Empoli. Se con la Sampdoria nel dicembre scorso la mossa era stata studiata con l’obiettivo di infondere coraggio alla squadra in vantaggio di due reti sui padroni di casa, a San Siro con l’Inter si era rivelata infruttuosa dopo il micidiale uno-due nerazzurro. Dentro per Milinkovic-Savic al 57’, con Lulic retrocesso sulla linea mediana, stavolta Keita è riuscito a tener fede al suo soprannome. Implacabile, decisivo, spacca partite.