La soundtrack dei quarti di Champions League

La soundtrack dei quarti di Champions League

La Champions League ha caricato tutti i tifosi di calcio sull’hype train: i quarti di finale, solitamente un antipasto, si sono trasformati in un’entrée gourmet. Giù per le montagne russe dello spettacolo, lanciati a folle velocità verso dei match dal retrogusto di semifinale. L’urna di Nyon ha voluto mettere di fronte le quattro squadre più attrezzate – sulla carta, ça va sans dire, occhio a sottovalutare il colpo di reni del Cholo, uno dei più difficili da affrontare fra aprile e maggio – creando figurativamente un lato del tabellone con Juventus, Bayern, Real e Barcellona e l’altro con Atletico, Borussia, Monaco e Leicester. Se non un’altra competizione, quasi.

Smells like teen spirit – Nirvana

Il primo quarto di finale mette di fronte i due golden boy del torneo, due dei giovani più ambiti d’Europa. Entrambi francesi, tanto per ricordare quanto sia radioso il futuro calcistico al di là delle Alpi. Da una parte il tremendo Borussia Dortmund di Ousmane Dembelé, ventenne di origini subsahariane, di sangue maliano e senegalese: scattista nato, giocoliere di professione, una tecnica in velocità che si è vista solamente nei grandissimi. La sua crescita passa anche da questi match all’interno di un meccanismo, quello di Thomas Tuchel, che l’ha esaltato e coccolato, rendendolo un punto fisso: in termini di rientro a livello tecnico è stato un investimento più che proficuo.

Sangue africano anche nelle vene del talento monegasco Kylian Mbappé, diciannove anni a dicembre, di professione trascinatore. Origini camerunensi ed un punto in comune con l’avversario: la devastante tecnica in velocità. Nonostante abbia il physique du role più da prima punta che da esterno, Mbappé ha saputo adattarsi, dirottando il raggio d’azione rimanendo decisivo, giocando con un compagno come Falcao e segnando undici reti nelle ultime undici partite.

Dream on – Aerosmith

You got to lose to know how to win: ecco il remake della finale di due anni fa. Stessi allenatori, al tempo l’avevamo definita “la finale di Les Misérables” in riferimento allo scetticismo che li aveva accompagnati nell’estate precedente. Aveva avuto la meglio Luis Enrique: troppo grande il divario tecnico nonostante la Juventus avesse dimostrato di potersela giocare a viso aperto contro gli azulgrana.

Se due anni fa Allegri e Luis Enrique erano i nuovi arrivati – fra le critiche ed in cerca di riscatto – oggi sono due leader sul piede d’addio. Già annunciato quello dello spagnolo, ancora fra le righe quello del livornese. Sarà la loro ultima occasione per lasciare un segno tangibile nella storia dei propri club, nonostante arrivino da due ottavi di finale diametralmente opposti. La Juve al piccolo trotto contro il Porto – grazie all’esperienza acquisita, non ci si può dimenticare il recente passato nel quale a Torino si temevano le trasferte in Danimarca. I blaugrana provengono invece dalla remuntada da manicomio ai danni del PSG: sarà interessante vedere da quale parte penderà la bilancia delle energie mentali.

Bohemian Rhapsody – Queen

Is this the real life? Is this just fantasy? Quando si parla di Leicester il limite fra realtà e fantasia è sempre meno pronunciato. Le Foxes sono state capaci di vincere la Premier League partendo dalla salvezza, di ritrovarsi un anno dopo a lottare di nuovo per non retrocedere e nel frattempo, già che c’erano, hanno eliminato il Siviglia di Sampaoli, che sta tenendo il passo di Barcellona e Real Madrid in Liga. L’Icaro moderno sta volando sempre più vicino al sole senza paura di bruciarsi.

Per un pragmatico cholista alla Simeone quella contro le volpi shakespeariane sarà una palude della quale è molto pericoloso sottovalutare le insidie. Se l’Atletico ha dimostrato a più riprese di esser capace di mettere in difficoltà le grandi squadre con pressing e ripartenze, adesso dovrà dimostrare di essere in grado di recitare il ruolo della big. Nel chester britannico il comandante Simeone sarà atteso da trincee e giocatori col coltello fra i denti: non la miglior situazione per chi fa di ciò la sua arma principale. Sarà molto importante per i colchoneros raccogliere quanto più vantaggio possibile al Calderòn: basti pensare quanto è stato letale per gli andalusi quel minuto 73 al Sánchez-Pizjuán.

Starman – David Bowie

Due schiacciasassi. La competizione manderà in scena i due transatlantici del calcio mondiale: da una parte il Real Madrid che ha vinto due delle ultime tre edizioni, dall’altra il Bayern Monaco, la squadra che più di tutte ha dominato – 5-1 5-1 da ko tecnico per Wenger – agli ottavi. I blancos, che hanno vinto l’agognata décima quattro edizioni fa proprio con Ancelotti in panchina, si ritroveranno ad affrontare l’uomo delle missioni impossibili, quello che li ha riportati sul tetto d’Europa 12 anni dopo.

“È una persona incredibile: ogni giocatore dovrebbe avere l’opportunità di lavorare con lui perché è un grande allenatore”, parola di Cristiano Ronaldo, pronto ad affrontare l’uomo che l’ha aiutato a cancellare l’obsesión por la décima che stava diventando sempre più assillante. Una finale anticipata in quello che sarà il match col più alto tasso tecnico globale dei quarti di finale.