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Titolare in serie A dopo due anni, bentornato Simone Scuffet

A metà tra il serio e il faceto, c’è stato un tempo in cui bastava una doppia “F” nel proprio cognome per venire indicato come il futuro astro nascente del calcio italiano nel ruolo di portiere. Dopo Zoff e Buffon, il circo mediatico aveva individuato Simone Scuffet, giovanissimo classe ’96, quale deputato a raccogliere la pesante eredità di due mostri sacri del nostro calcio. L’esordio precoce, la personalità dimostrata, l’abilità tra i pali, bastarono per certificarne lo status di predestinato, emblema di una generazione pronta a ridare lustro a un movimento in crisi d’identità, pietra miliare su cui costruire futuri successi. Del resto era dai tempi in cui Buffon aveva esordito non ancora maggiorenne con la maglia del Parma che in Italia non si assisteva a una cosa del genere. Tanto bastò per creare attorno al nuovo personaggio curiosità e aspettative, troppe evidentemente per un ragazzino ancora alle prese con gli studi, catapultato improvvisamente in un mondo sconosciuto, lo stesso che sembrava averlo dimenticato troppo in fretta.

Il 27 marzo 2014 alcuni grandi interventi di Scuffet permettono all’Udinese di conquistare un punto prezioso al Meazza. “La Gazzetta dello Sport” celebra così la prestazione del giovanissimo portiere friulano

A VOLTE RITORNANO

Fino a domenica scorsa almeno, quando nei minuti finali di Pescara-Udinese, il portiere friulano Orestis Karnezis ha subito un infortunio che l’ha costretto abbandonare anticipatamente il terreno di gioco, lasciando spazio al suo dodicesimo. A distanza di più di 600 giorni dalla sua ultima apparizione in serie A, Scuffet è dunque tornato a difendere i pali di quella porta che fino a qualche tempo sembrava spettargli di diritto. Accadeva esattamente il 31 maggio 2015, in Cagliari- Udinese 4-3, dopo una stagione intera avara di soddisfazioni nonostante la presenza sulla panchina friulana di Andrea Stramaccioni, tecnico abituato a lavorare e dare fiducia ai giovani sin dagli esordi nel settore giovanile della Roma. Eppure nel corso del campionato 2013/2014, Francesco Guidolin si era affidato a lui dopo le prestazioni tutta’altro che convincenti di Kelava e Brikic, ricevendo in cambio prestazioni di assoluto livello e una sicurezza a dir poco sorprendente per un esordiente assoluto. “Con Scuffet ho agito d’istinto”, dichiarò nella pancia dello stadio Dall’Ara di Bologna subito dopo la partita che rivelò al mondo il giovanissimo portiere, aggiungendo qualche tempo dopo come si fosse in presenza di “un ragazzo serio, che parla poco, ma che ha solidi valori morali e si impegna molto”, quasi a rivendicare la bontà della scelta fatta, tracciando la strada da percorrere per proseguire nel percorso di crescita.

“Scuffet è un ragazzo giovane che sicuramente farà una grande carriera. Esordire in Serie A a quell’età non è facile, come so bene, e penso che una dote indispensabile in questo caso sia la sicurezza in se stesso, cosa che mi pare abbia dimostrato”, Gianluigi Buffon

UN NUOVO INIZIO

Inaspettato, sorprendente, e perciò ancora più carico di significati, il ritorno da titolare di Simone Scuffet potrebbe segnare l’inizio di una seconda carriera, oppure dare ragione a quanti in questi ultimi anni hanno smesso di incensarne le qualità a causa di un rifiuto apparentemente incomprensibile. Si narra che nell’estate 2014 il Cholo Simeone volesse a portare a tutti i costi all’Atletico Madrid il portiere bianconero, al punto da convincere la famiglia Pozzo a privarsi del proprio gioiello più luminoso in nome di un futuro da protagonista cui tenere fede. Tutti d’accordo, meno il diretto interessato che spiazzò tutti, decidendo di restare nel club in cui era cresciuto, proprio per avere l’opportunità di fare esperienza e maturare al riparo dalle pressioni di una grande piazza, in un ambiente tranquillo come quello dell’Udinese. Una scelta evidentemente agli antipodi con quello che è oggi il modo di intendere il calcio, qualcosa che ha inevitabilmente segnato l’ascesa di Scuffet, relegato al ruolo di riserva e poi ceduto in prestito in serie B al Como, mestamente retrocesso in Lega Pro la scorsa stagione.

Ieri pomeriggio è toccato di nuovo a lui, visto l’infortunio che costringerà a Karnezis a stare fermo per le prossime due settimane. Come un dodicesimo qualunque, Scuffet si è fatto trovare pronto all’appuntamento, vincendo quel velo di emozione che ha provato nel profondo dell’animo. Esattamente come quel 1 febbraio di tre anni fa, il giorno della possibile svolta, tramutatosi troppo presto in quello del rimpianto. “Un po’ di emozione prima della gara sicuramente c’era perché vedere uno stadio come il nostro col calore della gente fa emozionare. Poi dopo la partita inizia e pensi solo a parare. È un anno in cui ho pensato a lavorare sodo su me stesso perché ero convinto che prima o poi l’occasione sarebbe arrivata. Mi dispiace per Karnezis perché è un grande portiere e un buon ragazzo. Per quanto riguarda il futuro penso che il mio compito è quello di lavorare giorno per giorno perché devo sempre pensare a migliorarmi. L’obiettivo + di giocare poi le scelte le fanno il mister e la società. Io cerco di dare il massimo poi non dipende da me. Quella di oggi era la sessantesima partita da professionista e quindi ne sto facendo di esperienza. Devo comunque migliorare in tante cose“.