lunedì, Novembre 29, 2021

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Il ritorno di Higuain diventa un romanzo breve, triste e mediocre

Filosofia ipocrita, con buona pace del calcio giocato, fermo da due settimane intorno a quesiti puerili, sterili come le polemiche costruite ad arte, tanto per fomentare. Un romanzo di quelli pesanti, pagine trite e ritrite che trasformano una partita dai grandi contenuti tecnico-tattici in un’esibizione da circo, sin dalla vigilia.

Napoli-Juventus rischia di trasformarsi in un pesante romanzo sul ritorno di Higuain a Napoli: ne vale davvero la pena?

Attesa spostata tutta su Higuaìn, nella più tipica espressione provinciale e triste che non rende merito alla storia, alla tradizione e a tutto ciò che di bello ci sarebbe da raccontare. È invece un calvario infinito di ipotesi, di domandone bambinesche:

TEORIE INVOLUTIVE

Come verrà accolto?”. Come se nessuno lo sapesse ma tant’è. E allora via alle ipotesi, tra romantici dell’ultim’ora e perbenisti incalliti. Poi ci sono quelli della riconoscenza, seguiti a ruota dai traditi, i più arrabbiati di tutti, svegliati di soprassalto dal sonno indotto. La ricetta dell’accoglienza perfetta trova conferme nel sentimento dell’indifferenza, forzata e finta, forse per questa ragione apprezzata più delle altre. Si chiede al pubblico, già trasformato in un covo di opinionisti e di tattici indottrinati ben bene, di diventare razionale, quasi asettico, di rinunciare a seguire personalmente l’istinto. Viverla in maniera naturale non deve tuttavia significare lo sdoganamento all’uso della violenza in nome di un bene superiore. Ognuno la prenda come vuole, senza sondaggi, senza consigli, senza pretendere di arrivare prima di tutti alla verità, generalizzando comportamenti, azioni e reazioni.

L’esultanza di Higuain a Doha contro la Juventus

DECISIVA

La fiera delle chiacchiere vacue ha alimentato un clima di terrore ingiustificato e ingiustificabile che ha già minato l’entusiasmo che avrebbe dovuto connotare il doppio appuntamento ravvicinato, bello e avvincente come pochi. Perché Napoli-Juventus, con o senza Higuaìn, è una gara decisiva, stavolta più del solito. Lo dice la classifica, lo sottolinea la matematica che tiene aperta la porta scudetto, chiusa senza mandate. Qualora dovessero spuntarla gli azzurri, la Roma rientrerebbe in gioco, a meno cinque (dando per scontato il successo con l’Empoli) con otto giornate da vivere, con uno scontro diretto da giocare in casa e con un calendario agevole davanti. Al contempo, il Napoli si prenderebbe la sua gran bella soddisfazione stagionale, Sarri darebbe un senso ancor più compiuto alla panchina d’oro e la corsa al secondo posto resterebbe vivissima. In caso contrario, Allegri chiuderebbe i giochi, stavolta sì, senza timori di smentita e con la ragionevole certezza di potersi concentrare quasi esclusivamente sulla Champions League, oltreché sulla coppa Italia.

OCCASIONE PERSA

Spartiacque – con o senza Higuaìn – vittima mediatica di una partita che avrebbe dovuto raccontare tanto altro, prima, durante e dopo. Ci si ritrova, a poche ore dall’arrivo in città del Pipita e ad un giorno dal match, a romanzare sul rientro del “reprobo” e sulle possibili iniziative, bollate a piacimento come simpatiche o esagerate. Senza calcio, con lustrini, pailettes e pettegolezzi da avanspettacolo di quarta serie.

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