Kuco e Kondo: i nuovi padroni del centrocampo

Kuco e Kondo: i nuovi padroni del centrocampo

L’estate 2015 ha visto grandi cambiamenti all’ombra del Duomo milanese. Inter e Milan hanno investito parecchio rendendo per la prima volta dopo alcune stagioni deludenti un derby della madunina finalmente spettacolare e alla pari.

Kucka e Kondogbia, con le unghie e con i denti, hanno conquistato Montella e Pioli

Fra i tanti esborsi rossoneri (Bacca, Romagnoli, Bertolacci ) e nerazzurri (Perisic, Miranda, Jovetic) spuntano due nomi arrivati da contesti e in situazioni totalmente diverse. Eppure Juraj Kucka e Geoffrey Kondogbia si sono presi i centrocampi di Milan e Inter, superando dubbi e confermando certezze, tattiche e muscolari. I due potenti mediani sono entrambi caratterizzati da un’impressionante forza fisica e atletismo, peculiarità che li hanno lanciati come due dei giocatori più impressionanti di questa stagione delle squadre milanesi.

Kucka: muscoli e sguardi sinistri

Poco prima del gong finale di un caldo agosto 2015 Galliani annuncia l’arrivo di Kucka per tre milioni di euro dal Genoa, confermando il canale di mercato che collega la città ligure e quella lombarda. Qualche scetticismo c’è, perché Kucka non è Kroos, ma in un mercato pieno di acquisti come si fa ad essere tristi ? Il nuovo tecnico Mihajlovic ha trovato un perfetto interprete per il suo modulo (prima tridente offensivo con il trequartista, poi un meditativo 4-4-2), anche se il giocatore slovacco, 127 presenza totali e 9 gol con il Genoa, fatica a ingranare. Si conquista piano piano un posto da titolare, mantenendolo anche questa stagione con Vincenzo Montella, che ha trasformato Kucka in una mezzala moderna e non solo di quantità. Lo slovacco quest’anno ha disputato 27 incontri e siglato 4 reti: proprio le marcature sono emblematiche di come Montella sfrutti la corsa e la difesa della palla di Kucka per le proiezioni offensive.

Gli inserimenti dal lato destro dei tre centrocampisti favoriscono delle giocate imperfette ma efficaci sulla fascia, spedendo spesso Abate al cross o trovando il movimento ( non sempre frequente) dell’attacco rossonero. Montella sfrutta poi la capacità atletica dell’ex Genoa permettendo di alzare qualche difensore in più ( di solito Romagnoli). Lo stakanovismo di Kucka ha portato al Milan 66 palloni recuperati in più, molto più di quanto faccia qualsiasi altro centrocampista rossonero. La grande pecca del numero 33 rossonero è la spesso eccessiva foga agonistica che ha già portato il centrocampista a collezionare 7 gialli e due rossi, inserendosi nella generale complicata relazione del Milan con il fair play (67 gialli in campionato).

Kondogbia: ricreazione finita

Dopo il toto-centrocampista nerazzurro di inizio estate 2015 Goeffrey Kondogbia saltella gioiosamente davanti a centinaia di tifosi interisti affacciato su un balcone. Sembra l’inizio di un idillio. Eppure i 43 milioni di euro che lo hanno strappato al Monaco sembrano fino all’inizio di questa stagione un’enorme spreco di denaro. Kondogbia soffre non solo con Mancini, ma soprattutto con De Boer, che non aiutato da un inizio travagliato, proprio non riesce a trovargli una giusta posizione a centrocampo nel suo precario 4-3-3. Mezzala sinistra, mediano centrale, il gigante buono non riesce a rendere. Emblematica è la sostituzione al 28′ di Inter-Bologna. Poi arriva Pioli, che fissando la squadra su un equilibrato 4-2-3-1 gli mette a fianco il nuovo acquisto Gagliardini sulla mediana.

Un altro giocatore: meno azzardi sotto la linea di centrocampo, grandi ripieghi efficienti in difesa, più presente in fase di costruzione. Il ruolo di collante tra difesa e trequarti permette a Kondogbia, più concentrato e sicuro, di riflettere in campo le idee di copertura di Pioli. Tuttavia Gagliardini è ben più presente in area offensiva del 7 nerazzurro, con entrambi che tuttavia si “alternano” fra difesa e attacco. Kondogbia tra l’altro è sempre più autentico marcatore a centrocampo, come è stato ben visibile nella partita con l’Atalanta, annullando un tuttocampista come Kessie. Va detto che le 18 presenze di quest’anno siano emblematiche del percorso di maturazione che il franco- congolese stia vivendo: Pioli lo razionalizza, lo tiene in panchina quando sbaglia e così il suo livello motivazionale si alza, portando ottimi risultati, come i 79 palloni recuperati in Serie A, 20simo nella classifica. Quello che era un salato e brutto anatroccolo si è sta trasformando in un abile e utile cigno.