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Julian Nagelsmann: tattica ed ispirazioni del “panettiere” dell’Hoffenheim

julian nagelsmann, allenatore dell'hoffenheim
Fonte- i3.mirror.co.uk

Julian Nagelsmann hoffenheim tattica- Abbiamo più volte parlato del baby fenomeno che siede sulla panchina dell’Hoffenheim, ma la recente vittoria contro il Bayern Monaco di Ancelotti ci ha per forza di cose costretti ad approfondire alcuni aspetti del suo pensiero calcistico senza cui è impossibile comprendere quanto da lontano sia stata costruita questa partita quasi perfetta. Si è detto ampiamente della giovinezza di Nagelsmann, della sua spregiudicatezza, del suo saper gestire i singoli giocatori e della sua versatilità tattica, ma è tempo di andare più nel profondo esaminando le basi della sua conoscenza calcistica ed i suoi punti di forza come allenatore e come uomo.

Nagelsmann: da semplice studente a guida dell’Hoffenheim

Nagelsmann è diventato allenatore praticamente senza mai esordire come calciatore nel mondo dei professionisti, ma ha approfittato della “pensione anticipata” per studiare ed apprendere il calcio, plasmando una sua idea ed assorbendo come una spugna gli insegnamenti dei suoi mentori. Dopo l’infortunio che gli ha stroncato la carriera da giocatore, ha completato gli studi in amministrazione aziendale e scienze dello sport, dove ha potuto costruire il primo gradino della sua “personalità calcistica”. Secondo Nagelsmann, infatti, solo il 30% del compito dell’allenatore riguarda la tattica, mentre il 70% ha a che fare con le competenze sociali. Al primo posto, dunque, il rapporto umano, il saper comprendere le esigenze dei singoli ed il saper interpretare ogni situazione a seconda dei soggetti coinvolti.

La prima esperienza come assistente arriva nelle giovanili dell’Augsburg, dove incontra il primo mentore che ne plasmerà la mentalità calcistica: Thomas Tuchel.  L’ex allenatore del Mainz ed attuale coach del Borussia Dortmund ha trovato una particolare sinergia con il giovane, regalandogli preziosi suggerimenti sia riguardo l’organizzazione difensiva che la ricerca delle linee di passaggio in fase offensiva. La naturale evoluzione dal 4-3-3 al 3-5-2 dell’Hoffenheim si è rivista in alcuni episodi anche nel Borussia…e non è certo un caso.

Il sistema di gioco

Il sapersi adattare ai giocatori che si hanno in rosa per riuscire a trarre il meglio di loro è di certo un pregio, ma lo è ancora di più il riuscire a plasmare delle pedine al sistema più produttivo per la squadra. Nagelsmann è riuscito a fare entrambe le cose, passando dal 4-3-3 utilizzato lo scorso anno al 3-5-2 molto elastico e versatile di quest’anno. Le pedine fondamentali di questo sistema sono di certo il centrale di difesa Vogt, nato centrocampista e reinventato dall’allenatore, il centrale di centrocampo Rudy e l’interno destro Demirbay. Vogt ha capacità di costruzione ed intelligenza tattica nel saper arretrare nella linea difensiva o allinearsi al centrale di centrocampo a seconda delle evenienze: il suo spostamento può creare superiorità nei due reparti in base alla posizione della palla e spostare il baricentro della squadra alzando o abbassando il pressing. Allo stesso modo Rudy riesce a dare equilibrio in entrambe le fasi,  portando la palla e fungendo da riferimento in mezzo al campo per i compagni. Ad intelligenza tattica e polmoni d’acciaio, si unisce anche il talento: Kerem Demirbay agisce da interno destro pur essendo mancino naturale. Ha libertà di azione palla al piede e, rientrando, crea un continuo scompiglio tra le linee potendo allargare il gioco per gli esterni o servire in profondità le due punte.

La fase offensiva

L’azione offensiva dell’Hoffenheim si sviluppa principalmente per vie centrali e verticalmente: i due interni di centrocampo e le due punte sono in sostanza i giocatori più offensivi e l’idea di Nagelsmann è di utilizzare principalmente loro per far male all’avversario. In ogni caso la verticalizzazione non avviene in maniera frettolosa o frenetica, poiché il possesso palla è un concetto importante nel credo dell’allenatore. Il principio fondamentale è però nel movimento del giocatore senza palla: la continua ricerca di linee di passaggio libere facilita la vita al portatore, che avrà sempre un’opzione di gioco e, anche se pressato, non dovrà prendere decisioni avventate. Questa idea è fortemente acquisita dai metodi di Guardiola, il principe in assoluto del possesso palla a livello mondiale. A questo principio viene aggiunto quello dei grandi numeri: con palla a Rudy, potenzialmente entrambi gli esterni possono salire in fase offensiva, creando una batteria di ben 6 uomini in grado di coprire la metà campo avversaria in tutta la sua estensione.

La fase difensiva

Nella fase di non possesso, Nagelsmann prende invece spunto da un vero e proprio innovatore per quanto riguarda il calcio tedesco: Ralf Rangnick, ex allenatore dell’Hoffenheim ed attualmente direttore generale del Lipsia, ha introdotto un sistema specifico per quanto riguarda il pressing che ha praticamente fatto scuola. Seguendo i suoi consigli, Nagelsmann riesce a pressare l’avversario in maniera organizzata e costante, sfruttando le possibilità che offre il 3-5-2 di garantire coperture in uscita praticamente in ogni zona del campo. Il concetto di “pendolo” può aiutare nel comprendere idealmente ciò che accade in campo: quando un uomo pressa l’avversario, tutti i compagni scalano a coprire lo spazio lasciato vuoto, riposizionandosi anche secondo un modulo differente a seconda delle situazioni di gioco. Per riuscire in questo, ovviamente, c’è bisogno di giocatori  con intuito, intelligenza e spirito di sacrificio, ma soprattutto allenati costantemente a questo genere di aiuto reciproco. Vogt e Rudy, che rappresentano l’asse centrale dell’undici, riescono ad indirizzare alla perfezione il movimento dei compagni, guidando il “pendolo” da un lato piuttosto che dall’altro. Organizzazione e riorganizzazione continua, per un apparente disordine che però tale non è mai.

I risultati

Grazie a queste idee Nagelsmann occupa attualmente la terza posizione in Bundesliga, guidando una squadra che lui stesso ha trascinato lo scorso anno fuori dalla lotta per non retrocedere. Come se non bastasse, fino allo scorso gennaio l’Hoffenheim era l’unica squadra ad essere imbattuta in Europa e per di più ha chiuso il doppio confronto con il Bayern Monaco con un pareggio ed una vittoria. Il giovane tecnico si è definito come una sorta di panettiere: “Prendo alcuni prodotti, li metto nel forno e poi osservo il risultato per vedere se mi piace”. Lo stile di Tuchel, la fase offensiva di Guardiola, il pressing di Rangnick, la sua capacità di sapersi interfacciare umanamente con i giocatori ed un profondo intuito dal punto di vista tattico: i prodotti sono ottimi e, a nostro parere, anche il risultato è davvero niente male.

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Tattico molesto, fine osservatore e cacciatore di giovani promesse. Partenopeo di nascita ma cittadino del mondo, non può fare a meno della Bundesliga, dei terzini di spinta e di BlaBlaCar