Canterani on the road: Deulofeu e fratelli, quando il Barcellona è passato

Canterani on the road: Deulofeu e fratelli, quando il Barcellona è passato

GIOCATORI CANTERA BARCELLONA – Ingrata patria, ne ossa quidem mea habeas ! (Patria ingrata di me non avrai neanche le ossa). Può sembrare strano il messaggio che molti rivolgono a un club passato, scordandosi del professionismo e del bon ton. Eppure c’è chi alla fine condanna il passato anche se si chiama Barcellona, anche se poi, quando il Nou Camp apre a un ipotetico ritorno, sono tutti con le orecchie drizzate. Se domenica  Deulofeu ha incantato nel 4-0 del Milan al Palermo c’è da dire che in poco tempo l’ex canterano si è preso i meneghini e ne è diventato uno degli uomini simbolo attirando le sirene della sua ex squadra. E come lui ce ne sono stati parecchi che hanno lasciato la Spagna per migliorare altrove, anche se la casa si chiamava Barcellona.

Deulofeu è l’ultimo della “stirpe” del Barcellona

Come detto appunto, Deulofeu è il caso più recente. Eppure la scorsa stagione la Fiorentina tesserò in prestito dal Barcellona Christian Tello, esterno offensivo che si esalta nell’uno contro uno. Prelevato dal Porto, il funambolico asso di Sousa ha spinto per tutta la scorsa estate per rimanere al Franchi, facendo pressione su come la stagione precedente fosse stata assai formativa per il suo percorso. 15 presenze e due gol in campionato, più tanti complimenti e difensori mandati al bar. In Spagna Tello aveva sempre militato nel Barcellona B e finire nella rosa di Messi e co era diventato un miraggio, visto che la chiamata non arrivava mai. Per tanto ora la sua dimensione è a Firenze e sembra volerci restare. Un altro che sembrava dover essere una delle tante nuove riserve di Messi è Keita Balde della Lazio, autentico pupillo di Tare e croce e delizia della stagione biancoceleste. Canterano anche lui, se n’è andato presto dal Barca mostrando il proprio talento in Italia, e ora i grandi club fanno la corte alla sua velocità impressionante.

Il caso Marc Bartra

Marc Bartra è nato in un piccolo paesino della Catalunya, alle porte di Barcellona. Per sette stagioni ha servito la causa blaugrana con tanta, tantissima panchina. Certo a lui è andata meglio di altri: in tutto 106 presenze e 6 gol, ma forse tutti se lo ricorderanno per il sorpasso di Bale nella finale di Copa del Rey 2014 a Valencia. Nonostante la militanza pluriennale nel club, il Barca lo vende al Dortmund dove letteralmente “rinasce”. Bartra in Germania trova la sua dimensione prima affianco di Hummels poi acquisendo il ruolo di difensore portante dello schieramento di Tuchel. Gioca in Champions e non sfigura affatto, dimostrando che a 26 anni è decisamente un difensore affermato.

Altri Erasmus

Nel Benfica da quest’anno c’è Alejandro Grimaldo, esterno destro difensivo che ricorda il Maicon neroazzurro. Prelevato dal Barca B per due milioni, ora gioca titolare in Champions e si è conquistato un’importante schiera di complimenti da parte della critica sportiva internazionale. E al Camp Nou sembrano rimpiangere il terzino. In Germania gioca invece Thiago Alcantara, fortemente voluto da Guardiola al suo approdo al Bayern Monaco. Già in Catalunya il centrocampista aveva affermato le proprie capacità balistiche e skills da giocoliere, ma evidentemente la dirigenza ha ritenuto se ne potesse fare a meno. Con i tedeschi si è riconquistato la Nazionale e sembra aver fatto colpo anche su Ancelotti, che spesso lo preferisce a Vidal. E tralasciando Afellay, che è sì un importante giocatore dello Stoke City in Inghilterra ma che non ha raggiunto livelli top calcisticamente parlando, c’è in Spagna Sandro Ramirez. Proprio lo scorso weekend, l’attaccante del Malaga ha purgato i suoi ex compagni con un destro preciso in contropiede, battendo Ter Stegen. Per due anni all’ombra del Camp Nou, Ramirez ha segnato un gol in Champions e fatto vedere belle cose in campionato, ma lo scorso anno Luis Enrique lo ha lasciato andar via a parametro zero e a gennaio si è accasato al Malaga con cui sta disputando una stagione davvero interessante.

Pedrito

Dulcis in fundo ecco Pedrito, meglio noto come Pedro, ora asso del Chelsea di Conte. In Liga non aveva fatto male, anzi, per il Barcellona è stato un vero e proprio punto di riferimento, un talismano spesso da utilizzare a partita in corso. Segnò anche nella finale di Wembley 2012 contro lo United, ma quando nella stessa squadra gioca Lionel Messi è difficile vivere un’esistenza serena. Così ha preferito Stamford Bridge, e ora ne raccoglie i frutti visto che il Chelsea rischia seriamente di vincere il titolo. Fondamentale per il gioco di Conte, Pedro si è rimesso in discussione dopo i fausti blaugrana, e purtroppo per il Barça, l’esterno non ha più intenzione di tornare in Spagna.

di Riccardo Belardinelli