Home Editoriali & Approfondimenti Caso Gagliardini: l’invidia integralista che fa male al calcio

Caso Gagliardini: l’invidia integralista che fa male al calcio

Gagliardini, Conti, Spinazzola e Caldara fuori dallo Juventus Stadium con un tifoso bianconero
Gagliardini, Conti, Spinazzola e Caldara fuori dallo Juventus Stadium con un tifoso bianconero

INTER GAGLIARDINI JUVENTUS – Altra pagina di rabbia e trashtalking legata al calcio italiano. A farne le spese è stato Roberto Gagliardini, giovane centrocampista dell’Inter subissato di insulti in rete dai tifosi nerazzurri, reo di aver presenziato in tribuna allo Juventus Stadium in occasione del match di ieri sera tra i bianconeri e il Barcellona. Il tifo interista si è subito scatenato dopo che sono apparse le prime foto dei supporters juventini che immortalavano il giocatore immediatamente fuori dall’impianto torinese, per poi diventare trending topic sui social network una volta che la faccia del giocatore è stata individuata dalle telecamere di Mediaset Premium.

CASO GAGLIARDINI: INVIDIA INSENSATA

È profondamente triste discutere e argomentare riguardo un caso di insulti ad un giocatore da parte dei propri tifosi. Lo è ancora di più se si pensa che, almeno oggi, il calcio italiano avrebbe potuto finalmente stendere un onesto “stato dell’arte” su quanto di buono fatto, nonché messo in cantiere, da qualche anno a questa parte. Nell’ultima decade, la Serie A ha subito una flessione notevole, perdendo peso a livello internazionale per svariate ragioni: a partire dalla qualità degli stadi, non in linea con gli altri del resto del continente, fino alla competitività stessa del campionato, il tutto passando attraverso scandali più o meno importanti che poco e nulla hanno reso all’Italia in termini di immagine. Proprio quando la realtà più fulgida del nostro calcio – volenti o nolenti è così – riesce nell’impresa di superare un “mostro sacro” come il Barcellona, a destare l’attenzione dei tifosi non è tanto ciò che fuoriesce dal manto verde di gioco quanto la rabbia esasperata di chi, evidentemente, vorrebbe ma non può al momento avvicinarsi a certe competizioni, con l’aggravante di alzare il dito nei confronti di un libero cittadino, Gagliardini appunto, che ha come unico male quello di farsi piacere il gioco del calcio (che poi è anche la sua occupazione).

AMOR CH’A NULLO AMATO AMAR PERDONA

Boutades, almeno questo fossero state. Non vi era infatti alcun spirito goliardico nei tweet, risposte e stati al veleno dei vari tifosi nerazzurri presenti in rete, solo e soltanto un sentimento di rabbia e tradimento. Emozioni tipiche di chi si sente raggirato: quasi fosse la storia di un amante informato del voltafaccia del compagno/a, dai mass media per di più. Quale figura più meschina? Roba da far invidia al Ciclo Bretone: con Re Artù costretto a sorbirsi le scappatelle di Ginevra, infatuata del prode Lancillotto. O il cerchio lussurioso dell’inferno dantesco con Paolo e Francesca turbinanti nell’aere dai venti libidinosi: “l’amor ch’a nullo amato amar perdona”. O ancora nell’Anna Karenina di Lev Tolstoj con “Stiva” che tradisce la moglie. Peccato che non ci sia nulla ne di poetico, ne di narratologico in quello che ha visto come protagonisti in rete Gagliardini e la tifoseria nerazzurra.

Solo tanta tristezza, di più, invidia verrebbe da pensare a chi un po’ conosce la realtà italiana del calcio. Soprattutto il sentimento di rancore che si perpetua tra bianconeri e nerazzurri, un livore che oltrepassa le barriere degli stadi e invade la sfera privata delle persone, prima ancora dei professionisti. Perché i calciatori questo sono: lavoratori sotto contratto con una società privata. Niente di più, niente di meno. Ergo, al di fuori dell’esercizio delle proprie funzioni, non riservati a dover rendere conto a nessuno di come e dove debbano passare il tempo: sia esso il salotto di casa, al parco, in un centro commerciale o sulle tribune dello Juventus Stadium.

I VERI TEMI IRRISOLTI

Guai però a parlare di “invidia insensata”, come avvisano molti tifosi nerazzuri riportando in auge i tempi dei trofei, degli scudetti, del triplete. Come se il calcio si alimentasse di passato, mentre – vi informiamo – fagocita a più non posso il presente condendolo con un po’ di futuro, cestinando per direttissima gli antichi fasti. Meglio allora vivere di ricordi, o prendersela con l’ultimo giovane – tra l’altro di grande spessore e avvenire – arrivato che non pensare ai continui obiettivi millantati e non raggiunti a colpi di batoste come quella vissuta a Crotone appena domenica scorsa. Oppure di come i media spingano molto in direzione nerazzurra, dipingendo ogni anno l’Inter come “l’antagonista”, la “pretendente” per lo Scudetto o la corsa Champions League salvo poi ritrovarsi a fare mea culpa (bianca) – mai pervenuta, a dirla tutta – nel mese di aprile/maggio.

Questi dovrebbero essere i veri temi del dibattito in casa Inter, non tanto l’ubicazione di Gagliardini al di fuori della Pinetina, soprattutto se in pieno rispetto degli accordi stretti con Suning. Tra l’altro presente allo Stadium in compagnia di “mezza Atalanta” – come certifica la foto -, senza che da Bergamo si sia mossa foglia. Facendo altrimenti è fin troppo semplice prestarsi alla graticola mediatica, con il risultato di vedere i tifosi della Juventus ridere a più non posso. “L’invidioso loda senza saperlo” diceva Khalil Gibran, ed è questo quello che hanno fatto i tifosi interisti ieri sera: si sono complimentati con la Juventus mentre disdegnavano un proprio giocatore, di prospettiva e dall’assoluto valore per giunta, quasi il mal voluto non fosse mai troppo.

Stefano Mastini  

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Nato il primo Maggio dell'87, l'anno dei mostri sportivi Messi-Vettel-Sharapova, maremmano d'Albinia. Amante del bel calcio, della strategia e della tattica. Laureato in Informatica Umanistica e studente di Knowledge Management presso l'Università di Pisa, con lo spiccato interesse per i Social Network e la gestione di dati.

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