La resa di Fernando Alonso: ad Indianapolis per curare la depressione da Formula 1

La resa di Fernando Alonso: ad Indianapolis per curare la depressione da Formula 1

Alonso 500 miglia Indianapolis – La notizia ha lasciato sconcertati, perchè trattasi di un fuoriclasse assoluto. Fernando Alonso, 36 anni il prossimo luglio, tra un mese e mezzo poserà il suo fondoschiena sul sedile di una vettura di Formula Indy e lo farà per correre la leggendaria 500 miglia di Indianapolis. Ma non è tutto, la notizia è che per partecipare alla Indy500 l’asturiano rinuncerà ad un’altro grande classico, ovvero il Gran Premio di Montecarlo di Formula 1. La decisione da parte di Alonso di mollare per una gara la Formula 1 in favore della IndyCar Series, offre diversi spunti per commentare il momento da lui vissuto attualmente e, perchè no, fare qualche previsione sul suo futuro.

Alonso alla 500 miglia di Indianapolis, una decisione Honda?

Una cosa dev’essere chiara fin da subito: la presenza di Fernando Alonso alla 500 miglia di Indianapolis non è frutto del caso o di un’improvvisa voglia del campione spagnolo di misurarsi con un’altra disciplina del motorsport. Alonso correrà la Indy500 al volante di una McLaren – che torna dopo 40 anni di assenza – gestita dal team del figlio di Mario Andretti e rigorosamente motorizzata Honda. La casa giapponese è, insieme a Chevrolet, il fornitore unico di motori per le vetture dell’IndyCar Series ed è chiaro che a spingere per vedere Alonso al volante della monoposto siano stati i vertici nipponici. A farlo intendere è stato lo stesso Nando – comunque entusiasta – in conferenza stampa: la cosa gli è stata proposta prima di Melbourne, ma inizialmente ha dato la sua possibilità per il 2018 per avere il tempo di prepararsi a dovere, non tanto dal punto di vista fisico quanto da quello della conoscenza dei regolamenti e di tutte le variabili che rendono la IndyCar Series spettacolare. Dopo il Gp di Cina tuttavia, dai piani alti hanno iniziato a spingere per una partecipazione nell’edizione del prossimo maggio e, non si sa con quanta reale convinzione, Alonso ha di fatto dovuto accettare la proposta. La fretta da parte del binomio McLaren-Honda di mettere un big del motorsport al volante della monoposto che correrà la corsa più famosa al mondo, la dice lunga sul bisogno immediato di pubblicità positiva dopo i disastri dell’ultima collaborazione in Formula 1.

Appuntamento con la storia

E in effetti il binomio tra il V6 turbo da 2.2 litri della Honda ben si comporta in abbinamento ai telai Dallara, un buon motivo per inserire il marchio McLaren sulla livrea della monoposto del team Andretti. Ma correre IndyCar su un ovale è meno semplice di quanto si possa pensare, soprattutto per un debuttante assoluto che non ha esperienza con questo genere di corse. Fernando Alonso proverà dunque ad emulare le gesta di Alexander Rossi, che proprio con una vettura del team Andretti lo scorso anno ha centrato il successo da debuttante assoluto nella Indy500. Gli appassionati si ricorderanno di lui, che nel 2015 ha preso parte a 5 prove del mondiale di Formula 1, al volante della Marussia. Ma a legare a doppio filo Formula 1 e 500 miglia di Indianapolis non è soltanto lo statunitense classe ’91. La storia del motorsport è ricca di campioni – e non solo – capaci di togliersi soddisfazioni sull’anello dell’Indiana dopo (o prima) aver fatto lo stesso in Formula 1: da Jim Clark a Juan Pablo Montoya, passando per Mario Andretti, Emerson Fittipaldi e Jaques Villeneuve. Lassù, inarrivabile, Graham Hill, capace di conquistare il leggendario Triple Crown dell’automobilismo, ovvero la vittoria nel Gp di Monaco di Formula 1, alla 500 miglia di Indianapolis e alla 24 ore di Le Mans. Tra le visioni alternative del Triple Crown c’è quella che indica il titolo mondiale di Formula 1 al posto del Gp di Monaco, ma Hill ha messo d’accordo tutti vincendo entrambi e rimanendo ancora oggi l’unico pilota riuscito nell’impresa.

La frustrazione di un leone in gabbia

Il Triple Crown potrebbe essere dunque l’ultima grande sfida della carriera per Fernando Alonso, sempre più frustrato da un’avventura in McLaren che gli era stata presentata come una cavalcata trionfale e che invece troppo spesso lo vede tornare – ai box s’intende – a piedi. Nonostante i sorrisi di facciata e le dichiarazioni d’intenti, il fatto che uno come Alonso abbia deciso di saltare un Gp di Formula 1 per provare l’ebbrezza della Indy500 è un segno di resa che difficilmente ci si aspettava da un guerriero come lui. A quasi 36 anni, Fernando Alonso sembra si stia arrendendo all’evidenza di un futuro che in Formula 1 difficilmente sarà roseo. Nell’anno in cui la Ferrari – suo più grande rimpianto – è tornata al vertice e in cui i fuoriclasse Hamilton e Vettel si daranno battaglia con l’inserimento, di tanto in tanto, del giovane in rampa di lancio Verstappen, Alonso sembra aver deciso di tornare prepotentemente a far parlare di sè passando per vie alternative. Qualora dovesse centrare il clamoroso successo alla 500 miglia di Indianapolis, c’è da giurare che il prossimo step sarà la rincorsa alla 24 ore di Le Mans e alla leggenda di Graham Hill, unico palliativo per un pilota ancora troppo forte per restare lontano dai vertici della Formula 1.