Slogan Fiorentina: “dagli all’arbitro”, nuova arma di distrazione di massa

Slogan Fiorentina: “dagli all’arbitro”, nuova arma di distrazione di massa

FIORENTINA – Durissime le parole del Presidente esecutivo della Fiorentina Cognigni che si è scagliato contro l’arbitraggio di Fiorentina-Empoli di Mazzoleni. Si rinverdiscono i fasti di una Viola bastonata negli anni dalle “giacchette nere”, eppure ad analizzare i fatti nel dettaglio si può notare come l’andamento in classifica dei gigliati dipenda più da errori propri che non da fattori esterni.

È proprio vero che passare dall’onestà intellettuale all’isteria è questione di centimetri. È altrettanto vero come la comunicazione in casa Fiorentina faccia rima con “disintegrazione” o “distruzione”. Inizia così la giornata della Viola, con le parole al vetriolo del Presidente Cognigni a La Gazzetta dello Sport: “Da anni ogni volta che la Fiorentina arriva nel rush finale a lottare per un traguardo c’è sempre qualche episodio clamoroso che ci frena. E di questo siamo stufi”. Miccia accesa e botto innescato, destinatari l’arbitro Mazzoleni e il designatore Nicchi.

ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA

Spostare l’attenzione dei media – e con essa di chi ne usufruisce – per parlare d’altro. Giocandosi il proprio all in sull’effetto amnesia, nemmeno le persone a casa fossero dei “pesci rossi”. Più che strategia di comunicazione verrebbe da dire strategia della sopravvivenza. È questa l’ultima trovata in casa Fiorentina: i toscani abdicano di fatto la corsa all’Europa davanti al proprio pubblico con Paulo Sousa che chiede al termine del derby del Granducato alla società di farsi sentire e – unicum in stagione sotto ogni punto di vista – finisce per essere ascoltato. Felici tutti direte voi? Manco per sogno. La “guerra degli stracci” ha come unica sortita quella di rinnovare il clima tenebroso di casa Fiorentina, non certo quello di riportare le lancette indietro di 72 ore per rimettere tutto in questione.

CALCIO GIOCATO

Armi e bagagli in spalla. La Fiorentina 2016/17 vanta rispettivamente il settimo monte ingaggi (42 milioni di €), l’ottavo attacco (50 gol all’attivo) e la nona difesa (41 gol al passivo) della Serie A, per una classifica che attualmente la vede all’ottavo posto in media quindi con quanto già asserito dai numeri precedenti. Eppure non è detto che il primo indicatore debba per forza sposare i restanti due, tutt’altro come certificano i casi Atalanta (sorpresa) o di Inter e Milan (in ribasso al solito). Era lecito attendersi di più dalla seconda stagione a Firenze da Paulo Sousa e dai suoi uomini, invece la sensazione tangibile è quella di aver intravisto una tela dal grande potenziale divenire, in poco meno di un anno, simile a carta straccia. Con l’aggravante di essersi fatta male da sola: tanti i punti persi dalla Viola, soprattutto al Franchi, contro formazioni must win (Crotone ed Empoli) oppure chance gettate al vento in match ben avviati, rimontati in fretta e in furia (pari con Genoa, Torino e Sampdoria).

Tanto basta per veder cambiare la classifica. Senza contare gli evidenti errori societari in sede di calciomercato: Corvino non è riuscito a scovare un terzino destro e un centrale di difesa in ben due sessioni di mercato. O di come il tecnico portoghese si prodighi di trovare nuovi ruoli ai suoi ragazzi, molti dei quali – lo informiamo – non sembrano trovarsi a loro agio nelle posizioni da lui indicate. Se ci aggiungiamo pure che gli elementi della rosa possono sì dirsi dei totem degni di valutazioni assolute (Bernardeschi, Kalinic, Badelj ecc ecc), bisogna considerare che nessuno di essi ad eccezione (forse) di Astori e Chiesa siano leader caratteriali, emblemi di grinta e forza di volontà. Insomma un bel pasticcio, o meglio una squadra degna della classifica che ha.

CALCIO PARLATO

Eppure a Firenze si continua a parlare di obiettivi, di traguardi. Tutti rigorosamente puntati, accarezzati, corteggiati. Tutti finiti di peso nel cestino pochi giorni, settimane o mesi più tardi. Corvino ci raccontava la voglia d’Europa: “Lotteremo ancora. Abbiamo 10 finali”. Sousa inneggiava all’impegno: “Crediamo di vincere ogni partita. Possiamo battere chiunque”. Andrea Della Valle spiegava: “Stiamo tornando”.  La piazza di Firenze intanto “bubava”, evidentemente più matura di quanto non la considerino i propri dirigenti, che non solo non riescono a calmare la loro “voglia di parole” (almeno fossero profetiche) a favore di telecamere, no. Ma si affannano a ricercare capri espiatori esterni, incapaci di sostenere la “battaglia con lo specchio” di montanelliana memoria. Che la stagione finisca, si completi il “tana libera tutti” auspicato e si dia via al nuovo corso. Attenti però a non voler ricostruire la Fiorentina seguendo i diktat che ne l’hanno sfasciata: così facendo la storia degli “errori” non reggerebbe più e i detrattori, sobillatori e complottisti finirebbero con l’avere ragione.

Stefano Mastini