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depeche mode simeone atletico madrid

L’atto conclusivo della Champions League è sempre più vicino: fra colpi di scena, polemiche e partite ai confini con la realtà ci stiamo avvicinando alla portata principale, la gran finale. L’urna di Nyon ha decretato: il Monaco ospiterà la Juventus, mentre il cuore di Madrid batterà in sincrono per la quarta volta negli ultimi quattro anni. La playlist di Contrataque si avvicina al gran finale: manca solamente un brano, quello dell’epilogo in terra gallese.

Maroon 5 feat. Christina Aguilera – Moves like Jagger

You say I’m a kid
My ego is big
I don’t give a shit

monaco mbappe falcao moves like jagger

Hanno eliminato due esteti come Guardiola e Tuchel dopo aver passato un girone mettendosi nel taschino il Leverkusen ed eliminando il Tottenham che, da secondo in Premier League, sta facendo passare notti insonni ad Antonio Conte. Kylian Mbappé, primo giocatore nella storia a segnare in ognuna delle prima quattro partite ad eliminazione diretta, meglio di Messi e Cristiano. Thomas Lemar, primo giocatore a servire quattro assist in quattro partite consecutive ad eliminazione diretta dal 2011, quando quel genio di Iniesta era all’apice della sua magnifica carriera. Glik e Raggi, che a leggerla così farebbe quasi sorridere, non l’hanno mai fatta vedere ad Aguero e Reus. Niente male come biglietto da visita per la squadra di Jardim.

Due anni fa i monegaschi si scontrarono contro il muro bianconero: era il primo anno di Allegri e finì 1-0 allo Stadium, 0-0 nel Principato. C’era Martial, finito allo United assieme a Pogba: un altro Monaco, meno sfrontato di questo. Eliminare il Manchester City di Guardiola ha regalato a Jardim e ai suoi ragazzi una dose di autostima che gli permetterà di scendere in campo contro i bianconeri convinti di poter realmente accarezzare il sogno finale. Guai a chiamarla Cenerentola…

Eminem – Not Afraid

Come take my hand
We’ll walk this road together, through the storm
Whatever weather, cold or warm

juventus eminem not afraid

Dopo ogni partita sotto la curva, per mano, a salutare i tifosi: la squadra bianconera, nonostante abbia cambiato moltissimo, rimane prima di tutto una famiglia. Con Bonucci e Chiellini davanti Buffon prende un gol ogni 7 ore e mezzo di gioco. Usciti con uno zero alla voce gol subiti dai 180 minuti contro il Barcellona, senza tremare nella bolgia del Camp Nou, i ragazzi di Allegri hanno fatto il salto di qualità: se prima erano la mina vagante, adesso sono quelli da evitare assolutamente. Citofonare in Carrer d’Aristides Maillol 12 per referenze.

Con un collettivo così la finale non è più un sogno ma un dovere: veder sfumare l’ennesima Champions League in questa stagione, dopo aver eliminato il Barcellona, avrebbe del delittuoso. Serviranno 180 minuti con la testa nella partita, con l’umiltà di affrontare i monegaschi come sono stati affrontati i catalani. Sorprenderebbe il contrario da parte di una squadra che ha dimostrato, in stagione, di rispettare anche le squadre di bassa classifica. In attesa del risveglio di Gonzalo Higuain, vulcano dormiente in questa fase ad eliminazione diretta.

Coldplay – Viva la Vida

I used to roll the dice
Feel the fear in my enemy’s eyes
Listened as the crowd would sing
Now the old king is dead long live the king

cristiano ronaldo real madrid coldplay viva la vida

Belli da morire: quando scendono in campo quelli con la camiseta blanca agli avversari si stringe il cuore. Per la quarta volta in quattro anni i Blancos incontrano sul loro cammino i concittadini dell’Atletico Madrid. Negli ultimi tre anni hanno sempre avuto la meglio, due volte in finale ed una nei quarti: nell’anno in cui il Barcellona è stato eliminato prematuramente, con il Bayern Monaco uscito per mano dei ragazzi di Zidane, è la volta buona per marchiare a fuoco lo stemma del Real Madrid sulla Champions League.

Non solo per Cristiano Ronaldo, che ha segnato 100 gol nella competizione (quanti l’Atletico Madrid nella sua storia, per dire) quando pochi anni fa Raul e Inzaghi si azzuffavano a quota 70, ma perché nessuno è mai riuscito a vincere la Champions League per due anni consecutivi, neanche lo splendido Barcellona del tiqui taca. È un’impresa galactica, il cui penultimo ostacolo sono – ancora una volta – i cugini fastidiosi ma perdenti.

Depeche Mode – Where’s the Revolution

Where’s the revolution?
Come on, people
You’re letting me down

depeche mode simeone atletico madrid

Perdere fa sempre male, ma perdere tre volte in tre anni contro gli avversari di sempre è devastante. Se ci si aggiunge che due volte è stato in finale siamo ai limiti dello psicodramma. Il generale Simeone non si è mai arreso, neanche dopo aver visto gli odiati avversari del Real Madrid alzare la decìma e la undecìma al cielo davanti ai propri occhi, con fra le mani una medaglia d’argento pesante un macigno.

L’Atletico Madrid ci proverà ancora una volta, mettendo in campo carattere, grinta e sudore. Il ritorno si giocherà al Vicente Calderon e questa è la versione più tecnica presentata dai Colchoneros dagli ultimi anni: non più una squadra che cerca di buttarla in gazzarra e di far innervosire gli avversari chiudendosi in trincea, ma una compagine che sa come giocare a calcio, unita per un obiettivo. Ad ottobre Stefano Borghi, telecronista di FOX Sports, li definiva così in pezzo per Contrataque: “Come servire champagne d’annata in una flute di vetrocemento. Molto, molto cholista”.