Ramos vs Piqué. Un Clásico nel Clásico

Ramos vs Piqué. Un Clásico nel Clásico

Clasico Real Madrid Barcellona – Da che calcio è calcio un Real Madrid – Barcelona è un match speciale, a sé stante, indipendente dalle tendenze del momento e anche dalla posizione in classifica delle due regine del fútbol iberico e protagoniste della rivalità più seguita del mondo, anche a livello di marchi. Il prossimo Clásico in programma questa sera al Santiago Bernabéu sarà inoltre cruciale per la conquista della Liga, perché le due squadre sono divise solamente da tre punti (nonostante il Real debba recuperare la partita di Vigo) e dopo mancherebbero solamente cinque incontri. Ma al di là dei possibili calcoli e auspici di turno, vi è nell’ennesimo scontro tra madrileni e catalani una frizione ormai storica, che va dal calcistico al culturale, ed è il duello tra i due più grandi rappresentanti degli ideali dei due club, Sergio Ramos e Gerard Piqué. Complementari in nazionale, i due non se le mandano mai a dire in nessun contesto, e quando vestono maglie diverse non conoscono vie di mezzo né maniere cortesi di circostanza.

Clasico, il cuore blanco contro la fermezza blaugrana

Nato in provincia di Siviglia ma al Real dall’estate del 2006, Sergio Ramos Garçia incarna come nessun altro lo stereotipo da torero di origini andaluse ma stabilitosi nella capitale. Lottatore nato, è da oltre undici anni un punto fermo della difesa del Real Madrid e della nazionale spagnola, dove ha giocato per vari anni da terzino prima di consolidarsi come centrale di spessore mondiale ed ergersi a capitano e simbolo del Real Madrid dopo l’addio di Iker Casillas. Spesso decisivo per i suoi gol di testa, come ben sanno Bayern Monaco, Atletico Madrid, Napoli e Barcellona, Ramos spicca per la sua autorità e il suo carattere, che a volte lo portano a perdere le staffe ma che nel complesso fanno di lui un centrale moderno che a 31 anni ha ancora i riflessi di un ventenne e comprende ormai il gioco come un veterano.

Il punto fermo della difesa blaugrana

Figlio di una ricca e borghese famiglia barcellonese, Gerard Piqué Bernabéu (si, avete capito bene) è tutt’uno con il Barça da quando è nato, nonostante a 14 anni, durante una cena a casa di suo nonno Amador, allora vicepresidente, un certo Louis Van Gaal lo esaminò in un batter d’occhio e, dopo averlo spintonato, disse che non aveva futuro come centrale del Barcellona. E in effetti Piqué dovette emigrare prima a Manchester e poi a Saragozza, prima di venire di nuovo ripescato da Guardiola, che lo aiutò a diventare quello che è adesso. E così, mentre la barba cresceva sul suo volto, il numero 3 appariva sempre più da titolare nel Barça del sextete 2008-09 e si prendeva anche il posto da centrale titolare nella Spagna più vincente di sempre. Arrivato a 30 anni, è anche l’unico punto fermo di una difesa spesso troppo traballante e incerta, e a livello caratteriale meriterebbe la fascia di capitano del Barça.

Lingue lunghe, teste calde

I due non si amano. Il loro rapporto è lontano dall’essere cordiale anche in nazionale, dove tramite dichiarazioni incrociate ai media si lanciano dardi avvelenati a ripetizione. L’ultima in quel di Saint Denis, quando a praticamente pochi minuti di distanza l’uno dall’altro hanno inscenato un botta e risposta sui giochi di potere nel calcio spagnolo. E proprio sotto la tribuna di quello stadio che porta il cognome di sua madre, dove secondo Piqué si muovono i fili oscuri delle trame tessute da Florentino Perez, sarà in gioco domenica non solamente il prestigio di un Clásico ma anche la possibilità per il Barça di credere ancora nella vittoria di una Liga che salverebbe una stagione che altrimenti sarà ricordata più per la remontada contro il PSG che per l’eventuale vittoria della Coppa contro l’Alaves. Lo scontro che verrà è stato già riscaldato da entrambi, con il catalano cinguettando polemicamente via Twitter e l’andaluso a rispondendogli per le rime nel post Real-Bayern. La sfida nella sfida è già cominciata. Il seguito lo vedremo nei cieli del feudo madridista, dove Piqué segnò un gol nello storico 2-6 del maggio 2009 e gioca con una motivazione infinitamente superiore alle altre occasioni. Sarà per onorare il cognome del nonno?