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Il 23 aprile del 1997 Zidane segna il quarto gol nella sfida di ritorno tra Ajax e Juventus al Delle Alpi eliminando i lancieri dalla Champions League con un netto 6-1. Dopo quella fatidica sconfitta, i progressi europei degli olandesi si sono fermati a un maximum dei quarti di finale. Giovedì scorso l’attuale squadra di Bosz ha superato con un complessivo 4-3 lo Schalke 04 dell’ex Huntelaar, regalandosi la semifinale di Europa League dopo vent’anni di cocenti delusioni. Con la crisi profonda dell’Olanda, la squadra di Amsterdam prova a fare da traino per una nuova rinascita.

Che cos’è questo Ajax

L’Ajax 2016-2017 è una squadra in formazione. Come in un romanzo, i lancieri hanno iniziato malissimo la stagione e sono progrediti pian piano, fino a raggiungere ottimi risultati, frutto di prestazioni altrettanto convincenti. Fa un certo effetto ripensare al clamoroso tonfo d’agosto ( 4-1) contro il Rostov in Russia, seguito dagli stenti registrati nelle fasi iniziali dell’Eredivisie. Successivamente,  Klaassen e compagni hanno ingranato la marcia giusta, fino a consolidarsi  in Olanda e in Europa. In campionato la rincorsa al Feyenoord capolista, si è conclusa tre giorni con la sconfitta in casa del PSV. Le fatiche europee hanno pesato sui lancieri che però hanno sorpreso tutti con l’ingresso alle top four dell’Europa League. Insieme al Celta Vigo, l’Ajax considerarsi un’outsider in grado di arrivare fino in fondo alla competizione. Oltre a molte mine vaganti che hanno raggiunto la fase conclusiva del torneo del giovedì (vedi il Dnipro, il Basilea o il Bilbao), si possono leggere nomi che trasudano storia. Nessuno aveva chiesto all’Ajax di vincere la Champions, ma l’Europa League è diventata una competizione in cui le chance di vincere sembrano essere più alte per tutti anche se il livello, dai quarti in poi, è decisamente più alto.

I protagonisti

Se la Nazionale olandese sembra sprofondare amichevole dopo amichevole, l’Ajax regala ancora gioie sotto l’aspetto formativo, continuando il processo di crescita di giocatori che poi si ritroveranno in futuro in altri club più prestigiosi. Il 2017 sembra essere l’anno giusto di un figlio d’arte che porta il nome di Justin Kluivert. Dodici presenze complessive e un gol con l’Ajax per il classe ’99 che nel doppio confronto con lo Schalke ha messo in mostra le sue qualità da funambolico esterno destro (e all’occorrenza sinistro) veloce e rapido col pallone tra i piedi. Crescerà e migliorerà, ma l’Ajax ha attualmente uno dei più forti ’99 in circolazione. Chi invece è da parecchio che fa parlare di sè è il captain Klaassen, trequartista ma all’occorrenza anche tuttofare a centrocampo, a sua volta pupillo di De Boer. Classe da vendere  e fari di mezz’Europa puntati verso un numero 10 che ha esperienza europea e sa come trattare il pallone. Quest’anno l’Ajax ha però scelto una linea diversa, portando all’Amsterdam Arena anche giocatori affermati come Krul e Traorè: negli anni passati era arrivato a 34 anni suonati Christian Poulsen. Tuttavia Traorè è un classe ’95, e di esperienza non ne ha, ma la provenienza-Chelsea è comunque una novità per la rosa dei lancieri. Nel basket direbbero he got game, perché di stoffa il ragazzo ne ha, e anche una discreta forza muscolare che permette alla perfezione di far giocare sugli esterni la sua squadra, non disprezzando le sportellate al centro. Un’ottima sponda che sta lottando per dimostrare a Conte che anche senza nome si è qualcuno e il tecnico leccese ne è consapevole. Sono diversi i profili  promettenti dell’Ajax, spiccano tra gli altri  De Ligt e Ksper Dolberg . Lo stopper può vantare un’ottima visione di gioco, un destro da mediano e un senso della posizione da migliorare ma i margini di crescita per un classe ’99 sono ancora molto ampi. L’altro, il danese apparentemente uscito da Game of Thrones, è una punta alta 1,87 che a stagione non finita ha già segnato 19 gol totali. In panchina nelle ultime gare, è comunque una delle promesse più rosee dell’Ajax.

La rivincita di Bosz

L’Ajax può sperare nella finale qualunque sia la semifinalista contro cui giocherà, a patto che il tecnico Bosz si confermi come valore aggiunto per il club e per i suoi giovani e promettenti calciatori, . L’ ex allenatore del Tel Aviv non era partito con i favori del pronostico, perché anche nel calcio il populistico “lo straniero fa paura” è un concetto preso alla lettera. Infatti veniva visto un mediocre allenatore che lavorava all’estero ma, nonostante il curriculum non fosse eccezionale, la dirigenza ha scelto di puntare su di lui. Bosz ha così scommesso su sé stesso anche se all’inizio non è stato facile vincere la diffidenza del pubblico e degli addetti ai lavori. Ora il primo posto dista appena un punto e solamente due partite separano l’Ajax dalla finale di Europa League. I lancieri hanno le carte in regola per giocarsela e la possibilità di rispolverare la bacheca trofei con una coppa che non parla olandese è un’idea che stuzzica non poco …

di Belardinelli Riccardo

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