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Mauro Icardi
Mauro Icardi, allenatore per un giorno al Nike Football Training

ICARDI INTER GOL – Chiusa all’interno del ritiro punitivo di Appiano Gentile, l’Inter di Stefano Pioli si interroga sui motivi che hanno portato la squadra capace di vincere 11 partite su 13 a cavallo tra dicembre e marzo, alla debacle delle ultime settimane (due punti in 5 gare, 13 reti subite e solo 10 realizzate). Un passivo troppo pesante per ambire ad un piazzamento Champions. Accade così, che a finire nel calderone siano anche i giocatori fin qui più meritevoli di una menzione speciale, travolti dalle polemiche nonostante un contributo alla causa tutt’altro che irrisorio. Gli alti e bassi che hanno segnato la disgraziata stagione nerazzurra finiscono per coinvolgere anche Mauro Icardi, capitano e capocannoniere, colpevole di pensare troppo al suo personale tornaconto che al bene della squadra. Eppure numeri e statistiche raccontano un’altra verità, la stessa che potrebbe spingere il ventitreenne di Rosario a guardarsi intorno alla ricerca di un top club che possa garantirgli la possibilità di disputare da protagonista la Champions League, competizione alla quale l’Inter non prende più parte ormai da cinque anni.

ICARDI, STORIA DI UN BOMBER INUTILE

L’immagine di Maurito che lascia a capo chino il terreno di gioco del Franchi, con sottobraccio il pallone del suo ultimo hattrick, ha scatenato le ire dei tifosi nerazzurri, già abbastanza delusi per la figuraccia rimediata in uno scontro che avrebbe dovuto rilanciare le speranze europee dell’Inter. Una tripletta inutile, buona solo per le statistiche, per la verità sempre più dalla parte di Icardi e dei suoi estimatori, che lo considerano alla stregua dei migliori centravanti al mondo. Non bastano evidentemente 71 gol in 122 presenze in serie A con la maglia nerazzurra a farne l’idolo indiscusso della tifoseria, caposaldo della prossima rifondazione cinese, uomo immagine cui spetta il compito di sviluppare il brand Inter in tutto il pianeta. Troppo attaccato ai social e poco alla maglia, nonostante l’atteggiamento sempre propositivo e la fascia di capitano da onorare. Chiacchiere ma anche gol – 24 in 31 apparizioni – utili ad archiviare quella che volge al termine come la stagione migliore di sempre di Icardi nel nostro campionato. Anche quest’anno però il suo contributo in termini di gol e assist (9, un record anche questo) rischia di non tradursi in un piazzamento in linea con quelle che erano le previsioni della vigilia. Era già accaduto due anni fa quando il titolo di capocannoniere del torneo, alla pari con Toni, non era bastato a Roberto Mancini per riportare l’Inter in Europa. Implacabile sotto porta, ma ancora troppo restio ad alcuni movimenti spalle alla porta per aprire varchi e favorire l’inserimento dei propri compagni. Particolare, quest’ultimo, in cui continua a mostrare evidenti progressi e grande applicazione per completare l’ultimo step che ancora gli manca per la definitiva maturazione.

MAURITO E IL PIPITA, ETERNAMENTE IN DISCUSSIONE

In questo senso la Selecciòn argentina potrebbe ritrovare un giocatore molto diverso da quello che aveva esordito nell’ottobre 2013 a Montevideo nel match con l’Uruguay. L’ostruzionismo di parte dello spogliatoio albiceleste potrebbe dissolversi davanti alle scelte del prossimo ct (con Sampaoli che resta il preferito della federazione), pronto a concedere una chance a Icardi, a quel punto chiamato verosimilmente a giocarsi una maglia da titolare con Higuain. Destini comuni quelli dei due centravanti argentini, espressione di due diverse generazioni di attaccanti, accusati di non segnare nelle occasioni che contano. Ma se il Pipita è a secco nelle gare di Champions League a eliminazione diretta dal 2013, Icardi quest’anno ha dimostrato di non sentire la pressione anche al cospetto di avversarie di prima fascia, sfatando il tabù Milan proprio nell’ultimo derby della Madonnina. Soltanto in due occasioni (con Roma e Fiorentina) i suoi gol non sono valsi all’Inter almeno un punto, smentendo così la teoria delle segnature inutili. Il rischio però è quello di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano a fine campionato, come accadde a Igor Protti con il Bari nel lontano ’95-’96, unico calciatore ad essersi laureato capocannoniere in una squadra poi retrocessa in serie B. A quel punto sì che il fallimento sarebbe totale…

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