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Massimiliano Allegri, Juventus-Dinamo Zagabria - Fonte: Allegri Twitter
Massimiliano Allegri, Juventus-Dinamo Zagabria - Fonte: Allegri Twitter

ALLEGRI ATALANTA JUVENTUS – Pari pirotecnico all’Atleti Azzurri d’Italia, la truppa di Gasperini riprende sul filo di lana la capolista costretta a sedersi dopo tre vittorie consecutive in Serie A. Al termine della gara, Max Allegri ha messo da parte le polemiche relative alle decisioni arbitrali – su tutte il penalty non concesso per tocco di mano in area della Dea da parte di Toloi -, puntando invece il dito contro la prestazione psico-fisica dei suoi: fin troppo “molli” nella prima frazione di gioco, “scollegati” nei minuti finali dell’incontro. L’atteggiamento del tecnico labronico è improntato a plasmare il carattere “europeo” della Juventus del futuro che, già mercoledì a Monaco, è chiamata a non commettere errori.

ALLEGRI, NESSUN ALIBI

Allegri ma non troppo – verrebbe da dire -, così sono usciti dal manto verde di Bergamo i giocatori della Juventus. Frastornati, in un certo qual modo tramortiti ai limiti dell’indispettimento dalla vitalità di un’Atalanta a cui riesce tutto, o quasi, in quest’annata di gloria. Eppure non c’è tempo per falsi moralismi o polemiche del caso, questo il pensiero di Allegri nell’immediato post-partita, soprattutto se si è la Vecchia Signora, se si è in testa alla classifica di Serie A e in semifinale di Champions League. Ecco quindi che non sembra nemmeno vero sentir proferire dalla bocca del diretto interessato le suddette parole: “Dell’episodio del rigore che non ci hanno concesso non parlo, perché per come è andata non è stato influente: eravamo in vantaggio a un minuto e mezzo dalla fine, sarebbe bastato conservarlo”. Sbigottiti i sedicenti analisti/opinionisti presenti in studio, già pronti con il fucile in spalla ad impallinare qualsiasi giacchetta nera si fosse parata innanzi: almeno per una sera tutti sono rimasti a bocca asciutta.

ALLEGRI ALZA L’ASTICELLA

Chiaro il messaggio del tecnico che non solo non offre alibi alla sua squadra, tutt’altro le ricorda la sua natura mortale, quasi il calcio fosse un’epopea mitologica e la Juventus un potenziale “Pelìde Achille”: “Ci sta durante l’anno giocare partite così, non ci dovrebbero essere ma i ragazzi sono umani. L’importante è farne tesoro, rimanere sereni e preparare bene la Champions League”. Eh sì, anche perché l’unico pensiero nella mente del tecnico labronico è quella di prendersi la rivincita di due anni fa, quando fu costretto ad inchinarsi in finale di CL al Barcellona: i blaugrana sono già stati impallinati a dovere, adesso tocca alla Coppa più importante e suggestiva di sempre. Per riuscire però nell’impresa bisogna essere “uomini pronti a tutto” e Allegri questo lo sa benissimo, tant’è che, adesso, la sua preoccupazione più grande sembra proprio quella di plasmare gli “uomini” giusti; una volta resi tali saranno loro stessi a dirsi pronti a dare tutto in campo.

Mourinho avrebbe fatto il contrario: si sarebbe scagliato contro gli arbitri, utilizzando la dialettica come arma di distrazione di massa, accentrando l’attenzione dei media su di sé lasciando intonsi i propri giocatori come ai tempi di Inter e Chelsea. Ma lo Special One aveva dalla sua realtà uniche, composte a colpi di milioni da campioni già fatti e finiti che non un mix di giovani dai numeri assoluti e vecchi filibustieri di ottima esperienza internazionale come è invece la Juventus. Senza contare di come Allegri abbia logorato, piano piano, il falso mito dell’inappetenza bianconera in campo internazionale. Più che una sindrome propria di una squadra, la sensazione di un popolo di tifosi che spesso non sa andare oltre i propri limiti, incapace di sognare: “Tanto noi in Europa abbiamo sfortuna, la Champions è maledetta”. Sembra di sentirli, uno ad uno.

ALLEGRI E IL MONACO

La trasferta di Bergamo è stato il proscenio perfetto per Allegri e la Juventus in vista della trasferta monegasca di mercoledì. Presentatasi in campo più svogliata e meno “cattiva” del solito, la Vecchia Signora ha regalato la prima frazione di gioco ai padroni di casa che grazie al loro “Pick&Roll” hanno messo in seria difficoltà i primatisti della Serie A. Solo il gol di Conti e le urla del tecnico nell’intervallo hanno risvegliato i bianconeri dal torpore in cui si erano celati. Un approccio che è stato così stigmatizzato nella zona mista: “Cosa ho detto alla squadra all’intervallo? Ho detto che loro avevano vinto tutti i contrasti e che nel calcio se non si vincono i contrasti non si vincono le partite. Nella ripresa abbiamo alzati i ritmi, siamo stati molto bravi anche perché l’Atalanta non poteva reggere i ritmi del primo tempo”.

Per la gara di Champions League servirà massima concentrazione e furia agonistica, pane quotidiano della Juventus “cannibale” che tutti noi siamo soliti ammirare in Italia. Gli schiaffi e le sfuriate – almeno, se così si può dire – delle volte servono, anche solo per tenere alta la concentrazione. In tal senso, la gara di ieri è servita d’antipasto alla truppa torinese: il gioco della Dea è molto simile, seppur con delle varianti, a quello del Monaco almeno in termini di volume di sforzo fisico; non solo, il mezzo passo falso ha ricordato ai giocatori juventini che “tutti devono morire”. Ecco allora che tutto sembra pronto per la grande azione/reazione, Allegri lo sa bene e prepara la regia per il prossimo film a puntate, sperando che sia una serie da Oscar.

Stefano Mastini

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