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5 maggio totocalcio – Compie 71 anni la schedina del Totocalcio. Uno dei simboli del dopoguerra nasce proprio il 5 maggio 1946 mentre a Roma il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riuniva per la prima volta a Londra, la coppa del Mondo venne ribattezzata Coppa Jules Rimet, in Italia si teneva il referendum per scegliere tra Monarchia e Repubblica e la Piaggio brevettava la Vespa.

5 maggio 1946: cambia la percezione del calcio

L’idea della schedina è opera di Massino della Pergola giornalista della Gazzetta dello Sport che parlò di questa sua intuizione con il direttore dell’epoca, Bruno Roghi. Nessuno credeva di poter associare lo sport ai soldi, nessuno pensava che la schedina potesse diventare uno strumento di finanziamento dello stesso sport. Ma Della Pergola non si scoraggiò e così iniziò a contattare il Coni (Comitato Olimpico Nazionale Italiano). Ma anche lì l’idea venne ritenuta fantasiosa, addirittura in uno dei tanti colloqui avuti venne deriso ed etichettato come “il Babbo Natale dei regali milionari”. Sembrava impossibile inserire un gioco simile nel tessuto sportivo italiano ma dopo la prima bocciatura del 1932, Della Pergola grazie all’appoggio di Coni e Figc arrivò al Ministero delle Finanze, che lo appoggiò nel progetto di fondazione della Sisal (Sport Italia Società a Responsabilità Limitata), con 400 mila lire di capitale, 12 uffici e 100 impiegati. Furono sistemate ricevitorie in tutti i bar d’Italia. La parola Sisal fu scelta perché di sole 5 lettere e quindi facile da pronunciare e ricordare. Inizialmente per incoraggiare i giocatori veniva regalata una lametta da barba Bolzano dello stesso valore della schedina. Lo slogan era semplice e di impatto: «Tentate la fortuna al prezzo di un vermouth», trenta lire la puntata e si vinceva indovinando l’esito di 12 partite. Nella prima schedina vennero inserite gare di serie A, serie B, C e Coppa Italia: il derby d’Italia Inter-Juventus, derby del Sud Bari-Napoli, derby Emiliano Bologna-Piacenza e quello Emiliano-Romagnolo Cesena-Modena e altre due gare di riserva (Trento-Verona e Seragno-Biellese).

Questa la prima colonna vincente: 1-1-X-X-X-X-X-X-2-1-1-1.

Un milanese il primo vincitore

Il primo montepremi lo vinse un milanese di origini romane, Emilio Biasiotti, che portò a casa 496.826 lire. Fece scalpore la vincita di Pietro Aleotti di Treviso, che si era definito “artigiano del legno” perché costruiva bare. Il trevigiano non si accorse di aver vinto ma all’epoca si poteva scrivere il proprio nome al momento della giocata e così nel 1947 gli venne consegnata la vincita con un telegramma del Ministero, ben 64 milioni di lire. Da quel giorno chi lo incontrava invece di cambiare strada gli offriva un caffè. Il primo concorso non fu un grande successo. Vennero stampate cinque milioni di schedine ma buona parte venne distribuita ai barbieri per pulire i rasoi. La popolarità del gioco crebbe di concorso in concorso e all’ottava schedina arrivò la prima vincita milionaria, 1.696.000 lire vinti da un disoccupato di Genova e da una casalinga di Bologna. Il piatto era diventato troppo ricco e così nel 1948 il presidente Luigi Einaudi nazionalizzò l’invenzione di Della Pergola dopo la scadenza biennale del contratto. Il Presidente firmò la legge con la quale lo Stato nazionalizzò la schedina chiamandola Totocalcio (Totalizzatore Calcistico), scippando a Della Pergola l’idea. Dopo un contenzioso giudiziario il Coni si terrà il Totocalcio mentre alla Sisal di Della Pergola e soci resterà il Totip, al tempo popolarissimo. Il Totip avevo lo stesso principio del Totocalcio, ma era applicato all’ippica – Totip infatti è l’acronimo di Totalizzatore Ippico, una storia che si chiuse nel 2007.

Il Totocalcio nutrì i sogni degli italiani e creò speranza soprattutto negli ’60. Il Coni grazie al gioco finanziò le Olimpiadi invernali di Cortina nel ‘56 e le Olimpiadi di Roma nel ‘60. Gli italiani si aggrappavano al Totocalcio per pagare il primo frigorifero, la prima tv o cambiare casa e auto. Ma i record di montepremi arrivarono negli anni 90′. La vincita più alta venne registrata il 7 novembre 1993, quando una schedina con un 13 e cinque 12 regalò 5.549.756.245 lire. Negli anni il Totocalcio ha cercato in qualche modo di stare al passo con i tempi. Si è rinnovato e ha inserito alcuni giochi paralleli (Totogol, Totosei ecc) inoltre nel 2000 per fronteggiare la concorrenza fortissima del SuperEnalotto venne introdotto il jackpot. Altra innovazione nel 2003/2004 con la possibilità di vincere solo con le prime nove partite o indovinando 14 risultati. Ma il trend negativo era ormai evidente e soprattutto l’amplia offerta di giochi ha cancellato lo strapotere della schedina. Dieci anni fa, nel 2004, Totocalcio, Totogol e Il 9 raccolsero 443 milioni di euro, nel 2013 si è scesi a 39,8 milioni, meno di un decimo. Ma forse il dato più impressionante è che il Totocalcio oggi in un anno raccoglie meno di quanto incassò in quel singolo concorso del 5 dicembre 1993.

La storia del Totocalcio si può anche riassumere così. Nel 1977 il primo miliardario: al concorso numero 19, il 31 dicembre, il vincitore si porta a casa un miliardo e 185 mila lire. Nel 1993 la massima vincita di tutti i tempi: cinque miliardi e mezzo di lire (per l’esattezza: 5.549.749.000) vinte da tre schedine giocate a Crema, Patti Marina (Messina) e in un autogrill sulla Napoli-Salerno. È il concorso numero 13, numero fortunato, del 7 novembre. Il 24 agosto 2003 la “domenica nera” del Totocalcio, il premio più basso della sua storia. Quasi cinquantacinquemila “14”, due euro di premio ciascuno. Certo, era una domenica molto particolare, c’era stato lo sciopero del calcio, i risultati decisi a tavolino. Eppure quel risultato è suonato come la campana dell’ultimo