Sergio Romero, quando il numero 12 diventa insostituibile

Sergio Romero, quando il numero 12 diventa insostituibile

ROMERO MANCHESTER UNITED MOURINHO – Esploso in Olanda, subissato di critiche in Italia, mai realmente impiegato in Francia, ad un passo dal tetto del mondo con la nazionale ed infine rinato nel modo più assurdo in Inghilterra. Proprio a Manchester, sponda United, l’ex doriano Sergio Romero ha ritrovato se stesso calandosi alla perfezione nel ruolo di secondo portiere. Una nuova collocazione molto più complicata e redditizia di quanto non si possa pensare ad un primo superficiale sguardo. Essere infatti il vice di De Gea, in via del tutto teorica, non offre grosse chance di vedere il terreno di gioco e di conseguenza gli spiragli verso la gloria dovrebbero essere ben pochi. Se però anche un certo Josè Mourinho si sbilancia tanto da dire “Romero è un portiere di livello mondiale“, allora in questo caso il ruolo è decisamente quello giusto. Proprio lì, alle spalle del portierone spagnolo, ha ricostruito la propria carriera l’ex doriano Romero che dopo un periodo di appannamento ha ritrovato se stesso toccando a tratti anche picchi di rendimento mai raggiunti prima.

La nuova vita di Romero

‘El Chiquito’ nel 2014 ha sfiorato il titolo di campione del mondo con l’Argentina da titolare. Proprio quell’ultima vetta mai raggiunta ha rappresentato l’inizio di una possibile fine per Romero che tornato alla Samp non è riuscito a conquistare i galloni di titolare. Il buon senso impone quindi di trovare una nuova sistemazione. Per ricominciare nel luglio 2015 la destinazione giusta sembra Manchester. Allo United intanto c’è un David De Gea in procinto di cambiare aria. Sembra quindi l’occasione più giusta per il ‘Chiquito’ pronto a diventare finalmente un adulto. 4 partite da titolare consecutive in Premier League offrendo buone prestazioni e tenendo per ben 3 volte la porta inviolata. Il destino però è beffardo e mischia ancora le carte facendo saltare il trasferimento di De Gea al Real Madrid. Lo spagnolo quindi rimane e costringe di fatto alla panchina l’argentino nato a Bernardo de Irigoyen. Una manciata di apparizioni nelle coppe e nulla più chiudono la sua prima annata inglese. Sembra la solita storia: Romero eterno secondo e relegato ad un semplice dietro le quinte. In estate però arriva Mourinho sulla panchina dei Red Devils e qualcosa finalmente cambia.

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Lo Special One come svariati suoi colleghi predilige infatti utilizzare un portiere per il campionato ed uno per le coppe. È qui che nasce il Romero 2.0. In breve tempo l’argentino si trasforma quindi nel numero 12 più forte d’Europa. A testimoniarlo ci sono infatti le prestazioni da urlo offerte in Europa League, la competizione che a suon di parate sta consegnando al Manchester United.

Numero 12 o numero 1?

10 presenze in EL con ben 7 clean sheet ed appena tre reti al passivo. Romero dopo aver guardato anche i match europei dalla panchina per ben 3 volte nelle prime 4 giornate del girone, ha saputo ‘rubare’ il posto al più blasonato collega, convincendo Mourinho della scelta. Il portoghese infatti si affida al ‘Chiquito’ che spesso e volentieri finisce nell’elenco dei migliori in campo dello United. Da incorniciare su tutte le gare contro Feyenoord ma soprattutto Rostov. Contro i russi l’ex doriano compie un autentico capolavoro offrendo una prova forse addirittura superiore alle sue reali capacità. Lo United vince di misura e Romero tiene la porta inviolata sfoderando una mostruosa serie di parate che culmina con un intervento straordinario su calcio di punizione dalla media distanza che di fatto regala il passaggio del turno ai Red Devils.

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La crescita del ‘Chiquito’

‘Il Ragazzino’ – ecco cosa significa ‘El Chiquito’ – sembra finalmente cresciuto, proprio nell’annata in cui la titolarità della porta gli è stata preclusa in principio. L’argentino ha però saputo ritagliarsi alla grande il suo spazio europeo, tanto da scalzare De Gea e da diventare addirittura fondamentale nella scalata europea dei diavoli rossi. Romero, a 30 anni appena compiuti, sta vivendo paradossalmente da numero 12  la sua miglior stagione in carriera che a fine anno potrebbe anche valergli l’Europa League da protagonista. Capacità un tempo sopite ed ora risvegliate, ‘garra’ da vendere e tanto lavoro hanno consentito la rinascita di Romero che ora non vuole proprio più fermarsi: “Io sono sempre pronto a lavorare per far bene e giocare. Per me è importante tornare a casa senza goal. Manca ancora un passo per arrivare in finale“.

di Giuseppe Barone