Zanetti e il 5 maggio, un dramma che non passò mai

Zanetti e il 5 maggio, un dramma che non passò mai

5 maggio 2002 – Quando si parla di 5 maggio inevitabilmente il pensiero va a quel caldo pomeriggio domenicale del 2002, in cui negli ultimi 90 minuti si decise una delle stagioni più equilibrate del campionato italiano. Ad un passo dal trionfo, con la festa pronta ad esplodere, l’Inter di Hector Cuper vide sfuggire il titolo dalle mani a  causa sconfitta dell’Olimpico in casa della Lazio. Lo scudetto andò alla Juventus di Lippi, che batté 2-0 l’Udinese, e  i nerazzurri si ritrovarono addirittura terzi, essendo scavalcati anche dalla Roma. Tra le lacrime di Ronaldo, i festeggiamenti della parte bianconera e le facce incredule dei tifosi dell’Inter, quel pomeriggio vide protagonista anche un certo Javier Zanetti. Con una carriera che poi gli ha restituito con gli interessi la disperazione di quel pomeriggio, il capitano nerazzurro racconta il 5 maggio in un passo della sua autobiografia “Giocare da uomo”.

5 maggio 2002, il ricordi Javier Zanetti

“Una volta ho chiesto a Paula: “Che faccia avevo la sera di Lazio-Inter?“. Era già passato del tempo, provavo a rimettere insieme i pezzi.
Lei impallidisce: “Mi hai fatto paura quella sera. Eri livido. Non ti ho mai visto tanto triste. Hai sempre sorriso nella vita, sempre, tranne quella maledetta sera.
Ricordi ancora cosa ti dissi, a caldo?”
“Si”.
“Ti va di ripetermelo?”
Paula esita un attimo, dovevo averle fatto davvero paura quella volta, forse aveva il timore di risvegliare brutti ricordi:
“Cercavo di dirti quel che sentivo dagli amici, per consolarti: le storie di De Santis, di Moggi, di Poborsky, le solite cose. Tu allora mi hai interrotto brusco: “Non me ne frega niente Paula, niente! Quella partita era nostra. Dovevamo vincerla noi in campo. Vorrei solo poter infilarmi scarpini e parastinchi e tornare a giocarla adesso, a quest’ora“.
Davvero?
Si, non cercavi scuse, eri arrabbiatissimo. Prima di tutto con te stesso: “dovevo giocare meglio, spingere di più”, imprecavi. Poi con la squadra, con gli errori commessi. Ti tormentavi per aver perso la possibilità dello scudetto, dopo essere arrivati in testa l’ultima giornata. Ripetevi la condanna, prima a te, poi ai compagni. Ti maceravi, ti prendevi tutta la colpa“.

Oggi la penso ancora come quella notte in cui Paula mi ha visto così sconvolto: noi dovevamo vincere. Ma, se poi riuscimmo a superare tutto, a inanellare 5 scudetti di fila e ad alzare altri due trofei internazionali, lo dobbiamo anche a quella giornata, a quel 5 maggio 2002 che ormai è parte di tutti noi: giocatori, società, tifosi. Ci indurì, ci migliorò.
Ora è nel nostro passato, un tempo che, a furia di bastonate, ci ha fatto maturare e crescere, rendendo le grandi vittorie dell’Inter più belle, indimenticabili, uniche.
Quando a San Siro sento il grido “Amala!”, penso che abbracci anche quel giorno”.

Javier Zanetti – Giocare da uomo