Il punto interrogativo sul futuro dell’Atletico

Il punto interrogativo sul futuro dell’Atletico

Il gran respiro prima del saluto finale è sempre intenso, prolisso, rumoroso. E quello che porta con sé tutta la nostalgia e la tristezza dei tifosi dell’Atletico Madrid sta cambiando il vento della capitale spagnola negli ultimi giorni. Perché l’incontro di ritorno delle semifinali di Champions con il Real Madrid di questo mercoledì sarà l’ultimo ospitato dal glorioso stadio Vicente Calderón.

L’addio al Calderón, il punto interrogativo nel futuro dell’Atletico

La struttura, che poggia sulla riva del fiuma Manzanarre, simboleggia come nient’altro il ruolo di outsider dell’Atletico in città, lontano dal centro e verso Sud, agli antipodi dell’aristocratico Santiago Bernabéu, incastonato in una zona d’affari al quale vi si accede attraverso una fermata della metro che porta il suo stesso nome. E la pesante sconfitta subita nel feudo avversario rischia di provocare un tristissimo addio al Calderón, e a tante altre emozioni intrinseche.

Spirito unico

Nei cinquant’anni di storia lo stadio della seconda squadra di Madrid, che porta con sé lo spirito operaio, combattente e solidale di chi oltre a non voler vestire il bianco Real si opponeva alle nefandezze commesse dal franchismo, ha rappresentato l’uomo in più di quella che per molti è la tifoseria più calda della penisola iberica. Meno teatro e più arena rispetto al Bernabeu, il Calderón è la casa dei colchoneros, che hanno protestato invano e per tanti anni per evitare il trasloco forzato al Wanda Metropolitano, lo stadio che l’odiato presidente Enrique Cerezo ha progettato per dare una spolverata d’oro al club. Sarà dunque un tentativo di epica remontada l’ultima battaglia sulle sponde del Manzanarre per gli uomini di Simeone, che da quando è arrivato al comando della squadra ha costruito la maggior parte delle sue vittorie in casa.

L’enfasi dell’entrata in campo di Griezmann e compagni è già palpabile in città, dove la fede di un pazzo è l’unica speranza per ribaltare un risultato che apparentemente ha già sancito l’eliminazione dell’Atletico in una Champions League che sembra essere maledetta, ancor di più perché sempre rovinata dagli odiati rivali cittadini.

Tutt’uno col Cholo

Ma al di là della probabile eliminazione e della fine del sogno dire addio al Calderón sarebbe il primo passo verso l’allontanamento di Simeone dall’Atleti. Il tecnico argentino vive in simbiosi con la tifoseria e predica arringhe convinto sul prato del mitico stadio. Cosa succederebbe se nella nuova casa il feeling, in qualche modo, iniziasse a scemare?

Paradossalmente l’intento di Cerezo di dare maggior potenza al progetto Atletico e di espanderne il marchio e il prestigio attraverso il nuovo stadio potrebbe incappare in uno scivolone madornale nel caso in cui l’ambientamento al nuovo campo fosse troppo lento. Il binomio Simeone – Atletico è sì solidissimo ma la nuova sfida presenta sicuramente delle insidie, soprattutto se si dovesse venire da un’altra batosta in Europa da parte del Real.

Il contratto del Cholo scade a giugno del 2018, per via di una riduzione dello stesso patteggiata da entrambe le parti. Ciò significa che, almeno per ora, l’ultimo anno di Simeone sulla panchina colchonera sarà lontano dal Calderón, dove lui è stato consacrato idolo in campo e in panchina.

E chissà che l’esonero di Stefano Pioli dalla panchina dell’Inter, quasi in contemporanea con l’ultima apparizione del Cholo nel giardino di casa a Madrid, possa rappresentare la definitiva congiunzione astrale per propiziare il tanto agognato arrivo dell’argentino alla guida dell’Inter. Perché a volte le coincidenze valgono più di un contratto, e se il progetto Suning dovesse stuzzicare Simeone, il suo tanto conclamato passaggio all’Inter non sarebbe più visto come impossibile.