Inter-Pioli, è addio: Zhang apre ai big per la ricostruzione

Inter-Pioli, è addio: Zhang apre ai big per la ricostruzione

INTER – Colpo di scena in casa nerazzurra: Zhang Jindong e i comparti societari vicini a Suning hanno optato per l’esonero anticipato di Stefano Pioli. L’ex tecnico della Lazio, in rotta con lo spogliatoio dopo i recenti risultati sportivi, avrebbe accettato di buon grado la scelta dell’establishment meneghino forte dei contatti già avviati con la Fiorentina dei Della Valle. In casa Inter si pensa a ricostruire puntando ad un big del settore: in pole position ci sono Antonio Conte, El Cholo Simeone e Luciano Spalletti.

INTER ESONERO PIOLI – SUNING SPARIGLIA LE CARTE IN TAVOLA, IL TECNICO VEDE IL SUO FUTURO A FIRENZE

Un fulmine a ciel sereno, per quello che più che un fatto annunciato, che di qui a luglio si sarebbe verificato, appare come un titolo degno del portale satirico Lercio: “Juventus in finale di Champions League: l’Inter esonera Pioli“. Non c’entra nulla – sia chiaro – eppure bisogna riconoscere come tutti abbiano fatto il “verso” dell’urlo di Munch al momento della comunicazione ufficiale del club milanese, per di più mentre Sandro Piccinini commentava i minuti finali di Juventus-Monaco e l’hashtag del match impazzava su Twitter.

Ecco allora che va di scena l’ennesimo capitolo di “Orgoglio, pregiudizio, Inter“, per di più nella serata che consacra la fede bianconera come uno dei massimi capi d’Europa. Uno smacco mal celato, con Corso Vittorio Emanuele assurto ormai a “tritacarne impazzito”: allenatori, giocatori che siano, in prima battuta tutti osannati e glorificati “eroi della patria”, salvo poi risvegliarsi – tutti bagnati, aggiungiamo noi – e scoprirsi corpi estranei di un ambiente che fagocita di tutto senza badare troppo al sottile.

LA PARABOLA TRISTE DI PIOLI ALL’INTER

Appena 181 giorni. Poco più di sei mesi separano l’arrivo dell’allenatore di Parma dal suo addio. Un periodo ristretto vissuto però intensamente da Pioli che ha potuto calcare con mano cosa significa guidare una big della Serie A, con rispetto parlando del suo passato alla Lazio. Dei 27 incontri vissuti sulla panchina nerazzurra resterà solo il ricordo delle macerie di una squadra sballottata da una “muta” dirigenziale protratta più del dovuto, niente di più, niente di meno. Addio al filotto di 7 vittorie consecutive (9 contando le coppe) che ha tenuto a galla i sogni mainstream dei tifosi a cavallo delle vacanze di Natale; tanti saluti alla rigenerazione di uomini quali Kondogbia, Perisic o D’Ambrosio. Anzi, guardandosi indietro verrebbe pure da infierire citando il diretto interessato che lo scorso 28 gennaio spiegava: “Ho fiducia nei nuovi proprietari: sono qui per costruire. Hanno capito come si vince studiando Juventus e Milan“.

Insomma, nel calcio non esiste null’altro che conti più del presente e tutto può cambiare e deformarsi nell’immediato futuro. Al bando la riconoscenza, a maggior ragione quando non si può contare sul supporto dei tifosi e/o della squadra. Sì, perché se Suning ha voluto cambiare in corsa d’opera lo si deve soprattutto a questi due denominatori. Il popolo nerazzurro non si è mai detto entusiasta di Pioli, tutt’altro lo ha sempre etichettato come una “pezza di lusso” per un ambiente abituato negli anni a nomi altisonanti che poco e male hanno fatto in più dell’ex guida laziale. Non solo, anche i giocatori hanno dimostrato scarsa fiducia nel proprio allenatore: capaci di dare tutto solo dopo l’addio di De Boer, passati al vaglio della critica sotto il giogo della “pistola fumante”, salvo poi tirare i remi in barca all’innalzarsi delle temperature.

IL FUTURO DA AMBO LE PARTI

Non resta altro che pensare alla prossima stagione – verrebbe da dire -, senza prestare troppa attenzione a quella attuale. Suning si è presa un bel rischio: o porta alla Pinetina un grandissimo allenatore oppure la sensazione è che, come in passato, si brancoli nel buio. I nomi ci sono e fanno scaldare i cuori degli interisti: Conte, Simeone, Spalletti. Il primo, ad onor del vero, non capiamo perché debba abbandonare Stamford Bridge, a maggior ragione adesso che potrà disputare la Champions League con un gruppo forgiato dal suo carattere. Per gli altri invece la strada appare percorribile, con El Cholo che potrebbe prendere in considerazione l’addio al Calderon a fronte di un progetto concreto; lo stesso vale per il Lucianone nazionale ormai in rotta con il mondo giallorosso: “Tornassi indietro non allenerei la Roma”.

Dall’altra parte del tavolo, un uomo solo: Stefano Pioli. Salvatore della patria prima, poco più che una comparsa dopo. Nel suo futuro c’è l’eredità di un suo pari, al momento, come Paulo Sousa. L’ex allenatore dell’Inter avrebbe infatti già un preaccordo con i Della Valle sulla base di un biennale con opzione sul terzo anno di contratto. A lui sembrano destinate le chiavi della rinascita viola, sempre che si ambienti e che Firenze non risulti ancor più indigesta degli ultimi mesi in riva al Naviglio. Il resto è già storia.

Stefano Mastini