James Rodriguez, un mese da dieci e lode

James Rodriguez, un mese da dieci e lode

Movenze da dieci, fiuto da bomber, corsa e sacrificio al servizio dei compagni. Chi sostiene ancora che James Rodriguez sia soltanto l’ennesimo capriccio di Florentino Perez – il presidente capace all’inizio del nuovo millennio di portare al Santiago Bernabeu alcuni tra i migliori fuoriclasse dell’epoca – dia un’occhiata a numeri e statistiche. Scoprirà l’unicità nel suo genere di un giocatore duttile ed efficace, abile a ricoprire diverse posizioni, vera e propria fonte di ispirazione per i propri allenatori, gli stessi per i quali continua a rappresentare un piacevolissimo grattacapo. L’ultimo a iscriversi alla lista è Zinedine Zidane, tecnico del Real Madrid, colui che ha rilanciato a suo modo l’opaca stagione del colombiano, relegato spesso al ruolo di riserva di lusso prima di scoprirsi nuovamente decisivo.

IL MESE DA “DIEZ” DI JAMES RODRIGUEZ CHE HA SPAZZATO LE CRITICHE

Non il classico trequartista alla Zola per intenderci, nonostante le premesse di un mondiale vissuto da assoluto protagonista (capocannoniere in Brasile con 6 reti, leader assoluto della Colombia sconfitta ai quarti di finale dai verdeoro padroni di casa). Ci vollero quasi 85 milioni di euro per strapparlo al Monaco e farne il fiore all’occhiello della campagna acquisti del Real Madrid di Carlo Ancelotti fresco vincitore della “decima” Champions League. Facile immaginare l’inarcatura del sopracciglio del tecnico emiliano alla notizia del suo arrivo nella capitale spagnola, meno assistere alla piccola grande rivoluzione imposta dopo le contemporanee partenze di Xabi Alonso e Di Maria. Un po’ interno di centrocampo, un po’ ala, sempre con l’eterna vocazione da trequartista.

James Rodriguez ha saputo riciclarsi, adattandosi alle mutevoli soluzione tattiche proposte, risultando a tutti gli effetti un acquisto azzeccato al netto della valutazione monstre. “Mi ha sorpreso un po’ vedere James in panchina, ma una stagione con qualche problema può capitare, tuttavia è ancora molto giovane e non bisogna dimenticare che a Madrid la concorrenza è spietata”, dichiarò lo stesso Ancelotti a proposito dello scarso feeling tra il colombiano e Zidane, subentrato a Rafa Benitez nel corso della scorsa stagione culminata con la conquista del trofeo più ambito. Così, se il primo aveva ovviato al problema dell’abbondanza schierando contemporaneamente Kroos, Modric, Rodriguez, Bale, Benzema e Ronaldo, l’ex fuoriclasse francese ha mantenuto un’idea di squadra molto più quadrata.

Il dualismo con Bale non ha giovato al “Diez”, costretto malinconicamente in panchina, quasi più intento a cercarsi squadra per il prossimo anno, che a riconquistare un posto da titolare nella stagione in corso. Eppure le presenze complessive accumulate quest’anno (31), sono quasi le stesse dello scorso (32), impreziosite da un mese fuori dall’ordinario in cui è andato a segno sei volte in altrettante presenze.

NON DIRE GATTO SE NON CE L’HAI NEL SACCO

E chissà cosa sarebbe accaduto se a decidere la Liga in favore delle Merengues fosse stata proprio la rete realizzata al Barcelona nell’ultimo Clasico, 4’ minuti dopo il suo ingresso in campo al posto di Benzema. Un movimento da centravanti puro a tagliare tutta l’area di rigore, anticipando il proprio avversario diretto, che aveva fatto esplodere il popolo madridista (gelato dalla prodezza di Messi a tempo scaduto). Coinvolto nel sistematico e mirato turnover proposto da Zidane nelle ultime partite di Liga con Deportivo e Granada, James Rodriguez è tornato a incantare con giocate e prodezze degne del suo repertorio, dimostrando di voler ribaltare le gerarchie prestabilite soprattutto dopo l’ennesimo infortunio muscolare della stagione di Bale, costretto a saltare il doppio derby di Champions League con l’Atletico.

In attesa di tornare a brillare anche nelle notti europee (all’andata 90’ in panchina con Isco in campo), il colombiano ha riconquistato un po’ di quella credibilità che sembrava andata persa, buona in ogni caso a stuzzicare la fantasia dei maggiori club europei pronti ad accaparrarsi i suoi servigi. Manchester United, Chelsea, Bayern Monaco: l’avventura a Madrid del “Pibe” (appellativo assegnatogli da Carlos Valderrama) sarà anche destinata a concludersi, ma certamente non a prezzo di saldo come qualcuno immaginava.