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Aurelio De Laurentiis
De Laurentiis (Foto: SSC Napoli)

NAPOLI – Tre funerali per Totò, cinquant’anni fa: a Roma, a Napoli e nel suo cuore, la Sanità, quartiere natio del Principe De Curtis. Due feste per il trentennale del primo scudetto, vinto e conquistato il 10 maggio del 1987. Oggi va in scena quella dei tifosi che hanno deciso di organizzarsi autonomamente, senza aspettare l’intervento della società che in circostanze del genere ha sempre palesato un’imbarazzante approssimazione. D’altronde De Laurentiis, talvolta con eleganza e altre volte con un’insopportabile spocchia, ha sempre preso le distanze dal club che fu, azzerando (almeno a parole) tutto ciò che la storia (nel bene e nel male) aveva raccontato fino al 2004, anno della ri-fondazione azzurra. Basti pensare a tutto quanto è accaduto poco meno di dodici mesi fa e alle polemiche legate alla celebrazione del novantesimo compleanno del club. Una ricorrenza “onorata” con un’amichevole con il Nizza al San Paolo, disputata dinanzi a poche migliaia di spettatori e senza la partecipazione dei campioni e dei gregari che hanno recitato un ruolo importante nell’avventura cominciata nel 1926.

L’ACCUSA DEL CAPITANO

Gli stessi che non hanno esitato un attimo nell’attaccare la società. A cominciare proprio dal capitano storico, Peppe Bruscolotti: “Abbiamo fatto la storia di questa squadra e di questa città ma il 10 maggio, nel giorno dei trent’anni del primo scudetto, non entreremo al San Paolo. È una vergogna”. Cos’è successo in realtà? Il Sindaco, pur rendendosi disponibile, ha dovuto piegarsi di fronte al divieto del club che si è avvalso del diritto di veto garantito dalla convenzione stipulata con il primo cittadino. Ai campioni d’Italia sarà solo concesso di passeggiare sul rettangolo verde (intorno alle 15), in uno stadio vuoto, dall’aspetto spettrale.

COMPLEANNI SEPARATI

La festa, l’altra, si farà, hanno fatto sapere da Castelvolturno, due mesi dopo (dunque a luglio), prima della partenza per Dimaro, con i campioni del passato “che si renderanno disponibili”, come da comunicato diffuso a mezzo stampa dal sodalizio partenopeo. Niente distrazioni (la versione ufficiale) in vista della volata Champions. Dietro, malcelata, la volontà di far da sé, come e quando si ritiene opportuno, senza tener conto del parere e della disponibilità di tutte le altre componenti. E’ stato invitato Maradona ma la sua partecipazione all’evento appare quantomeno improbabile.

STELLE DI PERIFERIA

Nel frattempo “gli altri” (cioè i veri protagonisti, giocatori, tifosi e dirigenti dell’epoca) gireranno per la città. Faranno visita a De Magistris e a De Luca, si recheranno presso la cappella del tesoro di San Gennaro ed infine, alle ore 18, indosseranno calzoncini e magliette per assaporare il terreno di gioco del San Mauro di Casoria, comune a nord di Napoli. Storie, aneddoti e campioni confinati sul terreno di periferia, con poche centinaia di tifosi ad assistere, nonostante l’ingresso gratuito. La grande madre lontana dai suoi figli prediletti, nel giorno più bello, nel segno di una crisi identitaria che rappresenta oggi il più grande ostacolo nel rapporto (mai simbiotico) tra la gente e De Laurentiis. Un’unità d’intenti mai riscontrata, nel calcio come in altri settori. Una città divisa, anche nei dì di festa.

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