Allegri, Simeone è la via: così si batte il Real Madrid

Allegri, Simeone è la via: così si batte il Real Madrid

CHAMPIONS LEAGUE ATLETICO REAL MADRID – I Colchoneros del Cholo Simeone dicono addio al Calderon e alla finale di Champions League ma non senza combattere. Niguez e Griezmann spaventano i Blancos che si ritrovano sotto di due gol dopo appena un quarto d’ora, a salvare Zidane dalla più classica delle remuntade è il tap-in vincente di Isco al termine delle prima frazione di gioco. La Juventus, attenta osservatrice, esce rinfrancata dalle semifinali di UCL: dopo la prova scricchiolante nel derby di ritorno, il Real Madrid, seppur campione in carica, non è più il favorito per la vittoria finale.

CHAMPIONS LEAGUE – SIMEONE DETTA LA VIA AD ALLEGRI: COME SI DISINNESCANO LE MERENGUES

La “garra”, “l’alma” come la chiamano in Spagna. Da noi in Italia è facilmente riassumibile in: passione, rabbia, grinta. Questo il denominatore comune dei 90 minuti visti ieri sera nel catino ardente del Vicente Calderon. Se da una parte vi erano i campioni in carica del Real Madrid, forti di un vantaggio “a bocce ferme” inattaccabile, dall’altra vi erano soprattutto loro: i padroni di casa, i rojiblancos, più che una squadra di calcio – verrebbe da pensare – un manipolo di soldati pronti a dare in campo più di quanto non abbiano nelle loro corde. In panchina, a sbraitare per loro, ad aizzare il fuoco nel cuore del pubblico l’unico comandante possibile, quel Cholo Simeone che dalle parti di Arganzuela ormai è stato assurto a mantra.

L’ultimo derby della Capitale spagnola tra le mura dell’ex impianto Manzanares si gioca tutto al limite tra l’impossibilità di fare e l’inesplicabilità di riuscire. Due scuole di pensiero a confronto: chi è sempre stato grande, per meriti sportivi ed economici propri, come il Real depositario poi di una rosa tutta tecnica e fantasia e chi invece deve lottare per conquistare sia esso ogni singolo centimetro in campo che milione nei bilanci. Eppure ieri sera è stato spettacolo vero. Almeno per la prima mezz’ora tutti hanno creduto che il calcio riuscisse, per l’ennesima volta, a smentire se stesso. Il gol di Isco è riuscito solo ad annebbiare una bella storia, senza però deturparne la morale: il “pallone” è fatto di passione e solo ad essa risponde.

ALLEGRI COME SIMEONE

Ci sono tante categorie di allenatori, chi però è passato in Italia – come calciatore o tecnico – e qui da noi si è formato, non potrà mai mettere da parte la tattica esasperata ne la vivida passione che dimora nel cuore dei tifosi. Si finisce allora per amare la giacca “zuppa” del tecnico dei Colchoneros, moto perpetuo sotto la pioggia battente di ieri sera, al pari di quella strappata e gettata a terra a Carpi da Max Allegri. Per non parlare poi degli “occhi della tigre” dei diretti interessati: dal ghigno inespressivo di Stefan Savic all’abbraccio con la curva di Mario Mandzukic, per assurdo due giocatori dell’est cresciuti a cavallo tra Italia e Spagna. Atletico Madrid e Juventus sono legati da un filo invisibile che si solleva da Torino e si ricongiunge, quasi per magia, in prossimità dell’ingresso a Madrid, con la “piccola” postilla di non mollare mai.

Allegri e Simeone hanno in comune la capacità di saper gestire un gruppo composto da grandi campioni, l’argentino nel suo modo di essere è forse più vicino a Conte, ma non bisogna dimenticarci di come il labronico abbia ereditato, e valorizzato, proprio il lavoro fatto dall’ex CT dell’Italia. Entrambi poi vengono da una gavetta importante – e italiana, aggiungiamo noi – che li ha resi i tecnici di spessore che ammiriamo oggi, celebrazione del nostro calcio se vogliamo arrogarci un merito nel mondo “pallonaro” dominato fino a poco tempo fa dall’oltranzismo catalano.

SIMEONE DETTA LA LINEA

A Cardiff però ci sarà da sudare. Se Allegri è l’emblema del moderno calcio italiano in Europa, sull’altra panchina troverà l’erede della vecchia scuola nostrana: quel Zinedine Zidane che si è formato alle spalle di Carletto Ancelotti. Il Real Madrid è però lontano dal dirsi espressione di perfezione, e anzi l’esito delle semifinale lascia ben sperare in casa Juventus. Le Merengues sono perforabili, come hanno fatto vedere sia Napoli che Atletico, non solo, la sensazione è che l’annata migliore – al top della condizione, per intenderci – sia già passata mentre per la Vecchia Signora sarebbe ancora in divenire.

El Cholo ha indicato la via giusta per affrontare i Blancos: pressing alto, linee strette, difensori centrali pronti a scalare per chiudere i rifornimenti agli attaccanti esterni. Il tutto condito da sano livore atletico, facendo leva sul peso offensivo dei singoli a disposizione, con quelli juventini che, confrontati a dirimpettai dei Colchoneros, ci prendiamo la briga di definire di valore ben superiore almeno sulla carta. Nel post-partita dello Stadium, Allegri ha parlato di “tattica, pazienza e fortuna”, chissà allora che non abbia sperato di non incontrare Simeone, vecchio filibustiere suo pari formatosi lontano dai grandi palcoscenici, quanto quel Zizou rappresentate di una elites intenta ad auto-alimentarsi. Comunque vada, sarà una Coppa dei Campioni in salsa italia, anzi “belpaese”.

Stefano Mastini