mercoledì, Dicembre 1, 2021

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Ajax-Manchester United, guida alla finale di Europa League

Ajax-Manchester United finale Europa League – Tutto quello che c’è da sapere in vista della finale di Europa League, in programma questa sera alla Friends Arena di Solna. In campo scenderanno Ajax e Manchester United, due storiche big del calcio mondiale in cerca di riscatto. Per entrambi i club, seppur per motivi diversi, l’ultimo atto dell’Europa League rappresenta una sorta di crocevia, un punto di rottura con il (recente) passato e, possibilmente, un trampolino verso un futuro nuovamente glorioso e ricco di trofei.

Ajax e Manchester United, bentornate in finale

E’ davvero difficile chiamare “Finale di Europa League” una partita del genere. Per storia, blasone e palmares quella tra Ajax e Manchester United potrebbe tranquillamente essere una finale di Champions League. Ma il fatto che entrambe le compagini vengano da annate complicate – l’incapacità di imporsi al di fuori dei confini nazionali nel caso dell’Ajax (che comunque viene da due campionati persi al fotofinish), il post Sir Alex Ferguson in quello del Manchester United – renderà questa finale un unicum a prescindere dalla posta in palio. Lancieri e Red Devils non si giocheranno semplicemente un trofeo continentale, scenderanno in campo per (ri)affermare un’identità europea che sembrava perduta. I tifosi dell’Ajax non respirano l’aria di una finale europea dal 1996, quando l’allora squadra di Louis van Gaal, battuta dalla Juventus ai calci di rigore, arrivò ad un passo dal clamoroso back to back in Champions League. L’anno dopo fu semifinale, poi due decenni disastrosi, senza mai dare l’impressione di potersi giocare qualcosa di più di un piazzamento fatta eccezione per il 2002-2003, quando trascinata da gente del calibro di Ibrahimovic, Van der Vaart e Sneijder fu battuta in extremis dal Milan di Ancelotti in uno dei quarti di finale più emozionanti nella storia della manifestazione. Il Manchester United ha invece la necessità impellente di uscire dall’impasse creato dall’addio di Sir Alex nel 2013. L’addio del leggendario tecnico scozzese ha lasciato un vuoto incolmabile persino per le valanghe di milioni investiti sul mercato per i vari Moyes, van Gaal e, da ultimo, Mourinho. Tornare a trionfare in campo europeo – ultima finale nel 2011 – potrebbe rappresentare un nuovo inizio sia per il club che per il tecnico portoghese.


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Ritorno al passato

Per farlo, entrambe hanno operato la scelta vincente di venire a patti con la propria storia ed il proprio passato. Il segreto della finora ottima campagna europea dell’Ajax sta nell’aver trovato, dopo qualche passaggio a vuoto, una nuova generazione di giovani dal potenziale realmente alto. Fatto salvo per qualche eccezione, tutti i punti i giocatori chiave della squadra sono cresciuti nel florido vivaio della capitale o comunque in Olanda. L’età media di appena 22 anni rappresenta la continuità con il passato glorioso del club, mentre il punto di rottura è senza dubbio impersonificato dall’allenatore Peter Bosz, che con l’Ajax non ha mai avuto niente a che fare prima della scorsa estate. il 53enne olandese non è esattamente un “santone” della panchina: dopo una carriera di tutto rispetto come giocatore infatti, non è mai riuscito ad imporsi fino in fondo in veste di allenatore. Per lui l’Europa League 2016/2017 rappresenterebbe il primo titolo in carriera e forse in fondo è proprio questo fattore a renderlo affamato tanto quanto i suoi giovani calciatori. Ma anche dietro al ritorno ad alti livelli del Manchester United c’è un rimando al passato: la storia del club parla chiaro, più che di maestri di calcio lo spogliatoio dei Red Devils ha bisogno di leader e trascinatori. Per carisma e personalità al giorno d’oggi è difficile trovare qualcuno che avvicini la figura di Sir Alex quanto Josè Mourinho. Un Mourinho nella fattispecie arrabbiato e colmo di voglia di riscatto dopo la peggior stagione della sua lunga e vincente carriera da allenatore, un Mourinho desideroso di rivendicare il soprannome di Special One alzando il 25° trofeo in 17 anni di professionismo. Un Mourinho dunque dalle fattezze del classico pezzo mancante del puzzle, che in questo caso non è altro che il Manchester United stesso.

La maledizione di Re Ibra

La storia la scrivono però solo i vincitori, o meglio dire i giocatori. Niente e nessuno resta nella memoria della gente quanto il calciatore che alza la coppa al cielo, circondato dai propri compagni e dall’abbraccio immaginario di milioni di tifosi. L’unica certezza in attesa del verdetto del campo è che anche questa volta ad alzare la coppa non sarà -almeno non fisicamente, almeno non da protagonista – Zlatan Ibrahimovic. Una vita a caccia della Champions League e, sul finire della carriera, la grande chance del “contentino”, dell’ “Europa minore”. Nel percorso verso la finale di Solna re Zlatan ha dato eccome il suo contributo alla causa dei Red Devils, ma il destino pare proprio che non voglia vederlo scendere in campo in una grande finale, con l’unica eccezione della Supercoppa 2009, peraltro vinta dal Barcellona ai tempi supplementari con goal del subentrato Pedro.

Indovinate al posto di chi entrò l’attaccante spagnolo?. L’infortunio più grave della sua carriera priva dunque Zlatan Ibrahimovic della possibilità di cancellare, almeno in parte, la sua reputazione di “porta sfortuna” in campo europeo. Proprio lui, che negli ultimi anni ha dimostrato di essere il Benjamin Button del pallone e che nel 2012 durante la partita inaugurale della Friends Arena di Solna segnò il goal più bello della sua carriera. Che il crack del suo ginoccho sia forse un segno divino per il Manchester United?.

Il nuovo che avanza

Con Ibra fuori dai giochi si apre dunque il casting per il ruolo di uomo copertina della finale di Europa League. Qualche settimana fa abbiamo celebrato le facce pulite e la sfrontatezza dei vari Dolberg, Traore e Rashford, ma non c’è dubbio sul fatto che senza l’ingombrante ombra di Re Zlatan la lotta per il trono riguardi soprattutto due dei centrocampisti più forti degli ultimi anni. Entrambi nati nel 1993, Davy Klaassen e Paul Pogba hanno intrapreso percorsi diametralmente opposti per giungere alla gloria eterna. Il primo è forse il principale elemento di rottura rispetto al recente passato dell’Ajax: un campione che da anni non cede alle lusinghe di club più attrezzati – e ricchi – per provare a scrivere la storia con la maglia della società in cui è cresciuto. Il secondo è tornato la scorsa estate al primo top club che aveva creduto in lui dopo 4 anni da fenomeno alla Juventus e, soprattutto, dopo un trasferimento da record. Klaassen è il prototipo del centrocampista moderno, in grado di ricoprire più ruoli e di giocare a tutto campo, capace tanto di rifinire quanto di finalizzare. E’ il giocatore-tipo del vivaio dell’Ajax, nato per essere capitano e, chissà, il nome ed il cognome cui associare la rinascita dei Lancieri. Pogba è invece il classico – si fa per dire – predestinato, uno cui madre natura ha donato talento e personalità unici e che sembra destinato, presto o tardi, a rubare la scena alla concorrenza. Vincere l’Europa League potrebbe consentirgli di affrontare proprio la “sua” Juve la prossima estate in Supercoppa, ma anche di poterla eventualmente incrociare lungo il cammino della prossima Champions League. Sono tante le storie già impresse sui libri di storia o ancora da scrivere, tutte legate ad una sola ed unica certezza: comunque vada a finire, questa sera avrà vinto il calcio.


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