SHARE
Conte Chelsea
Antonio Conte in conferenza stampa - Chelsea FC - Fonte: Chelsea Official

CONTE CHELSEA CAMPIONE / La linea di demarcazione tra il fallimento e l’apogeo del successo è così sottile da poter essere sorpassata più volte nell’arco di un’intera stagione. Incidono nel cammino accidentato una serie di variabili impazzite, le stesse che hanno portato il trionfatore Conte in cima, dopo aver rischiato grosso, quando dopo sei giornate, con il suo Chelsea, era già a meno otto dal più elegante e sobrio Guardiola, il manager di un City che pareva destinato a vincere in carrozza il titolo. Due notti, prima dell’alba. Fulmini e saette tra quinta e sesta giornata: sconfitta casalinga con il Liverpool di Klopp e capitombolo nel derby con l’Arsenal. Due passi falsi che, dopo un mese e mezzo d’Inghilterra, rischiavano di incrinare le premesse e le promesse d’estate. Tabloid impazziti, il licenziamento a portata di mano, impedito forse da quel contratto troppo oneroso per essere strappato così in fretta. Un problema anche per un uomo dalle mille possibilità come Roman Abramovic che ha così deciso (chissà con quanta convinzione) di rinnovare la fiducia all’allenatore pugliese che da quel momento non si è più fermato, inanellando la bellezza di tredici vittorie consecutive che hanno consentito ai Blues di scavare il solco decisivo al giro di boa.

LA MANO DI ANTONIO CONTE SULLA VITTORIA FINALE DEL CHELSEA

Sulle doti da rigeneratore vi erano pochi, pochissimi dubbi, così come sulla capacità (non da tutti) di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. È andata così con la Juventus, reduce dai disastri dell’anno precedente, senza coppe e (apparentemente) senza prospettive. Un po’ come il Chelsea, settimo nella scorsa stagione e desideroso di rilanciarsi, senza l’impegno di coppa. Un triplo salto mortale compiuto attraverso una gestione sapiente del gruppo, cominciata Diego Costa, restituito alla causa (allorquando sembrava destinato all’addio) e diventato bomber e trascinatore della squadra. La svolta tattica (e anche in questo caso il ritorno al passato bianconero è più vivido che mai) si è concretizzata proprio dopo l’inizio zoppicante che ha costretto Conte a cambiare canovaccio. Fuori i portatori di palla Willian e Oscar e conseguente passaggio al 3-4-2-1, con l’inserimento di Luiz in difesa e di Marcos Alonso sulla fascia sinistra. Da quel preciso istante, i blues hanno cominciato a volare, fino a raggiungere la vetta.

LA PROSSIMA SFIDA

Antonio Conte ha aperto il suo ristorante a Londra. Ha preferito farlo in Inghilterra, ritenendo la Juventus non all’altezza di uno stellato e sbagliando (dati alla mano) nella valutazione. La storia dei dieci e dei cento euro ha rivelato opinioni e approcci diversi che in fondo hanno fatto bene a tutte le parti coinvolte, visti e considerati i risultati conseguiti. Da domani, però, dovrà cominciare a pensare ai lavori di ampliamento di una sala già lussuosa, nella quale campeggiano (tra le altre cose) quattro titoli nazionali. L’obiettivo è la Champions League, l’ultimo trofeo che può lanciare Antonio Conte nell’olimpo dei più grandi manager di sempre.

SHARE