Milan e Inter, strategie diverse per un obiettivo comune

Milan e Inter, strategie diverse per un obiettivo comune

Milan news – Milan e Inter sono entrambe in mano a proprietà cinesi che concorrono fortemente tra loro ma che, contrariamente a quanto si possa pensare, hanno opposte strategie per riportare le rispettive squadre in alto in Italia e all’estero. I nerazzurri hanno cambiato proprietà da più tempo rispetto ai rossoneri, ancora freschi di passaggio azionario, ma i risultati nel primo caso sembrano ancora lontani, mentre il Milan pare avere già in mente una strategia chiara per tornare grande. 

Zhang Jr: Il figlio del padrone studia per diventare presidente.

Dopo la parentesi della gestione di Thohir, dal 6 giugno 2015 l’Inter ha una nuova proprietà . I nuovi acquirenti cinesi sono i miliardari del gruppo Suning, colosso dell’elettronica e dell’e-commerce in Cina che può contare su un fatturato di 40 miliardi di dollari l’anno. A capo di questa società c’è Zhang Jindong, 53enne cinese che a partire da un negozio di elettrodomestici è riuscito a fondare un vero e proprio impero del settore, oltre che a diventare proprietario di Citicall e Laox (due società di commercio al dettaglio) e della PPTV (televisione che trasmette i principali eventi sportivi in Cina). Il gruppo Suning nell’ultimo anno ha fatturato 15 miliardi di euro, mentre Zhang Jindong può contare su un patrimonio personale di 4 miliardi di dollari. 

Se Zhang Jindong è il nuovo proprietario dell’Inter, l’uomo più conosciuto della nuova proprietà e inquadrato maggiormente dal punto di vista mediatico è però un altro, ovvero il figlio Steven Zhang. Il venticinquenne Steven, nonostante la giovane età, ha già le carte in regola per guidare l’Inter (è laureato alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania in Scienze dell’Economia e ha lavorato presso il settore Equity Capital Market di Morgan Stanley e presso JP Morgan nel settore degli investimenti bancari). Zhang jr, come è chiamato, sembra avere le idee chiare su come riportare i nerazzurri ai vertici, ma come dichiarato da lui stesso servirà pazienza e una perfetta condivisione delle strategie manageriali e di mercato tra la nuova proprietà cinese e il nucleo operativo italiano.

La strategia dell’Inter per tornare tra le grandi

Dopo la deludente stagione che sta volgendo al termine, per l’Inter è tempo di bilanci (non solo economici). La squadra ha deluso le aspettative della dirigenza e la maggior parte delle colpe di quest’annata fallimentare sono state attribuite agli allenatori che si sono susseguiti sulla panchina nerazzurra. Dopo l’addio di Mancini a pochi giorni dall’inizio della stagione, è subentrato l’olandese Frank De Boer, che ha seguito il triste destino del predecessore ed è stato sostituito da Stefano Pioli a partire da novembre. I risultati sportivi però non hanno convinto la dirigenza, che ha deciso di sollevare dall’incarico anche l’ex tecnico della Lazio affidando la squadra all’ex allenatore della Primavera nerazzurra Vecchi, che guiderà la squadra fino alla fine del campionato.

La cosa che preme maggiormente alla nuova dirigenza cinese è dunque ripartire da un allenatore esperto e carismatico, che possa influenzare positivamente e anche psicologicamente i giocatori. Il profilo designato è quello dell’attuale tecnico del Chelsea fresco campione d’Inghilterra Antonio Conte, fortemente voluto da Steven Zhang ma che sembra difficilmente raggiungibile dopo il suo successo in terra inglese. Alternative valide sarebbero quelle rappresentate da Pochettino e Spalletti, entrambi esperti e potenzialmente adaatti alla panchina della Beneamata. La rinascita del club nerazzurro sembra dover partire dunque dall’allenatore piuttosto che dai giocatori, per i quali si è già investito molto nelle precedenti sessioni di mercato ma che hanno reso al di sotto delle aspettative,  forse anche a causa di allenatori sbagliati.

Milan, dall’ossessione closing al futuro cinese

C’è una parola che ancora evoca brutti pensieri a tutti i tifosi rossoneri. Si tratta della parola “closing”, che ha caratterizzato 6 mesi di notizie, rumoros, date e slittamenti riguardanti la cessione del 99.93% della proprietà rossonera ad una serie di nuovi imprenditori cinesi. Se la cessione dei cugini nerazzurri è di fatto passata sotto traccia ed è stata relativamente “semplice”, altrettanto non si può dire per quella riguardante il Milan. Ci sono voluti mesi di incontri, conti fatti una volta e altre mille, ma alla fine si è giunti alla data storica del 13 aprile 2017, giorno in cui il Milan è passato da essere il club di Silvio Berlusconi a diventare per il 99.93% di proprietà della Rossoneri Sport Investment Lux, società creata ad hoc per questa operazione dal nuovo proprietario rossonero, il magnate Li Yonghong. Gli estremi dell’accordo erano previsti da tempo e le cifre di questo accordo sono ormai note: valutazione complessiva dell’AC Milan pari a 740 milioni di Euro, comprensivi di una situazione debitoria stimata al 30 giugno 2016, come da intese fra le parti, in circa 220 milioni di euro.

 

Gli ultimi 30 anni del Milan sono stati ricchissimi di successi e, grazie anche al potere imprenditoriale di Silvio Berlusconi, i rossoneri hanno vinto tutto in Italia, in Europa e nel mondo. Dal 13 aprile 2017 è iniziata una nuova era per la squadra di Milano, guidata dal nuovo presidente Li Yonghong, chairman della  Sino-Europe Sports Investment Management Changxin Co, una holding di imprenditori cinesi tra i quali la Haixa Capital, un fondo che ha il governo di Pechino come azionista. Nata nel 2010, inizialmente Haixia si è occupata di finanziare la realizzazione di infrastrutture in Cina. In pochi anni si è espansa ed è arrivata fino in Francial con acquisizioni nel settore delle coltivazioni e degli allevamenti di pollame. Il patrimonio personale di Yonghong Li ammonta a circa 504 milioni di euro e, fra le attività a suo nome, si segnalano soprattutto le partecipazioni in aziende del packaging, ma anche il possesso di miniere di fosfati e di asset nel real estate.

Le strategie per far risorgere il Diavolo

Nonostante la stagione rossonera abbia portato in bacheca la Supercoppa Italiana – vinta a Doha contro la Juventus lo scorso dicembre – e un cammino in campionato che forse si concluderà con un preliminare da giocare per la prossima Europa League, l’intento della nuova proprietà è quello di tornare a competere in tempi brevissimi in Italia, ma soprattutto in Europa. Se per i rivali dell’Inter i principali problemi sono legati alla guida tecnica, uno dei pochi punti fermi per il Milan è proprio il suo allenatore Vincenzo Montella. Il tecnico ex Sampdoria e Fiorentina ha fatto bene durante questa sua prima stagione al Milan, nonostante non potesse contare su giocatori di livello come da abitudine per i rossoneri. Il suo posto non sembra esser in discussione per la nuova proprietà, che è invece chiamata a pesanti investimenti sul mercato per rinforzare una rosa che ha dimostrato diverse lacune.

Gli obiettivi del nuovo Milan cinese sono altisonanti: si fanno i nomi di Kessiè, giovane centrocampista dell’Atalanta, Ricardo Rodriguez terzino del Wolfsburg, Mateo Musacchio difensore del Villareal e di Alvaro Morata e Andrea Belotti per l’attacco. Profili di grande livello per rifondare una squadra che da anni non riesce a imporsi in Italia ed è da troppo tempo fuori dalle competizioni europee. Quale delle due strategie pagherà di più? Puntare su un nuovo allenatore esperto e vincente come spera di fare l’Inter, o puntare su rinforzare la rosa inserendo giocatori di qualità in ogni reparto per essere ancor più competitivi, come nelle intenzioni dei rossoneri? Difficile dare una risposta a priori. Per stabilire quale delle due milanesi avrà più successo a lungo termine servirà tempo e pazienza, ma già dalla prossima sessione di mercato estiva sarà possibile fare qualche valutazione preliminare.

 

di Ruben Cazzola