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Juventus campione coppa italia 2016/2017
Juventus-Lazio, finale di Tim Cup 2016/17 - Fonte: Juventus Official

JUVENTUS LAZIO COPPA ITALIA – La Juventus “cannibale” targata Allegri si aggiudica la prima delle tre finali in programma nelle prossime due settimane. A Roma va in scena l’assolo bianconero: primo tempo al fulmicotone dei campioni in carica che ridimensiona le ambizioni di una Lazio comunque mai doma, almeno nell’animo. Strakosha si oppone più volte agli avanti avversari ma è costretto ad inchinarsi alle giocate di due difensori come Dani Alves e Bonucci. Ennesima dimostrazione di come i valori espressi in campo dalla Juventus in Italia siano nettamente al di sopra della media degli avversari che si ritrova a fronteggiare.

Juventus, l’era bianconera da cannibale

Chissà cosa diranno tra venti o trenta anni i nostri figli, o chi per loro/noi, nel guardare agli eventi del calcio odierno. Sicuramente, potranno contare su di una visione di insieme ben più ampia e dettagliata di chi invece come noi si ritrova a vivere determinanti momenti e fenomeni. Sarà allora il momento giusto per dare un giudizio vero e proprio sull’operato di questa Juventus, capace di inanellare ben 5 Scudetti consecutivi (a breve sei), 3 Tim Cup consecutive e due finali di Champions League in tre anni. Capire soprattutto come la Vecchia Signora abbia sbaragliato tutto e tutti, lasciando la concorrenza al palo e “bucando” il sistema calcio, sia internazionale che nazionale: compito questo tutt’altro che semplice, dovuto sia alle peculiarità e le scelte della società piemontese che dalla mancanza di una risposta vera e propria ad un club da sempre “cannibale”, almeno in prima botta su territorio italiano.

Rabbia Juventus: carattere internazionale

A posare il primo “mattone” è stato Antonio Conte, esattamente l’11 settembre del 2011 con la Juventus che si impose per 4-1 allo Stadium sul Parma. In campo, una squadra che contava al suo interno quattro undicesimi della formazione che ieri sera è uscita vittoriosa dall’Olimpico. L’attuale dominatore della Premier League con il Chelsea, manterrà un posto speciale nel cuore dei tifosi della Vecchia Signora: capace di invertire quel trend sconcertante che ammantava la squadra torinese nel post-Calciopoli egemonizzato dall’Inter factotum, intervallato dal mono-trionfo del Milan di Ibra e Pato. La rabbia Juventus, la voglia di vincere che il tecnico salentino ha nuovamente inoculato nel cuore degli juventini è roba da raccontare nei libri, tanto è bello e puro l’ardore, assurto a mantra, con cui si deve ricercare la vittoria, il gol. Con quella frase “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” firmata Giampiero Boniperti, inabissatasi tra le intercettazioni telefoniche, i processi e le penalizzazioni impartite ad una società che poco e male teneva sott’occhio l’operato dei propri dirigenti.

A coronare l’evoluzione bianconera è stata la rivoluzione in panchina, frutto del “terremoto mondiale” datato 2014, con l’ultima, tragica, Italia di Prandelli costretta all’umiliazione mainstream davanti a Uruguay e Costa Rica. Dimissioni, l’arrivo di Tavecchio e il passaggio del “generale” che da Vinovo si trasferisce – in fretta e in furia – a Coverciano. Al suo posto il sottovalutatissimo Massimiliano Allegri, un “buco nell’acqua” per i tifosi, il profilo giusto per la società. Considerato un aziendalista, un uomo pragmatico, il tecnico labronico ha dimostrato invece di essere soprattutto un grande professionista di livello internazionale, capace di donare alla sua squadra i connotati degni di un team europeo, tremendamente simili a quelli che si potevano notare nel (bel) Milan di Berlusconi; lui, in cambio, ha ottenuto rispetto e gloria, senza dimenticarsi di una sana dose di isterismo tipico del suo predecessore: chissà allora che tutte quelle grida e giacche buttate al vento non siano un sintomo più che una follia estemporanea.   

CATENA ALIMENTARE ITALIANA: CROLLO VERTICALE

In natura, la “catena alimentare” media i rapporti di forza tra le specie esistenti definendo quali siano i predatori e i predati. Di tanto in tanto, avviene lo shift del sistema: la risposta allo sperequazione dei rapporti di forza si chiama “evoluzione”. Il calcio non si esenta da tali leggi naturali, con una postilla – quella economica – che però poco e male risente di tali cambiamenti soprattutto in materia di diritti tv, dove le solite per via del consociativismo di Lega e della presenza fissa di tifosi finiscono per congelare i propri interessi al netto di una mal gestione sia tecnica che economica. Ecco allora che il crollo verticale dei progetti di Inter e Milan – da sempre beneficiari di un fiume di milioni provenienti dalle televisioni – finisce per aggravare la situazione, già pericolante, del nostro calcio lasciando libero spazio alla Juventus, ridotta a lottare contro avversari “limitati” da bilanci non all’altezza del compito richiestogli. Il tutto senza dimenticare, e con rispetto parlando, di quanto buono fatto vedere sul campo da società come Roma, Napoli e talvolta Fiorentina e Lazio.

Ieri sera si è vista la distanza e la sperequazione. La Juventus ha sciorinato tutti i propri valori in campo: campioni di livello internazionale, nazionali rientranti, innesti dalla panchina strappati alle migliori realtà emergenti nel panorama nazionale. Dall’altra parte la Lazio di Lotito, sviluppata intorno al concept di pareggio di bilancio. Pensare prima dell’inizio del match ad un altro risultato che non fosse stato la vittoria juventina, sarebbe stato a dir poco insensato. Ecco allora che aspettiamo con ansia e gioia la finale di Champions League contro il Real Madrid, “il grande avversario” come ha spiegato Sconcerti in diretta ai microfoni della Rai; “l’unico avversario”, aggiungiamo noi, di questa squadra sempre che in futuro in Serie A non tornino ad essere grandi anche le milanesi. Per vedere la catena alimentare cambiare non ci resta altro da fare che attendere, sperando che qualcosa muti al più presto: anche perché, ad oggi, non riusciamo nemmeno più ad immaginarlo un mondo che non sia a (sole) tinte bianconere.

Stefano Mastini

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Nato il primo Maggio dell'87, l'anno dei mostri sportivi Messi-Vettel-Sharapova, maremmano d'Albinia. Amante del bel calcio, della strategia e della tattica. Laureato in Informatica Umanistica e studente di Knowledge Management presso l'Università di Pisa, con lo spiccato interesse per i Social Network e la gestione di dati.