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francesco coco

FRANCESCO COCO MILAN INTER – Prima di procedere con la puntata di questa settimana, c’è da chiarire una questione di importanza capitale: cosa vuol dire realmente essere una Stella Cadente? Un titulo che può nascondere svariati significati e che può essere avvicinato tramite notevoli imprese: qualcuno è caduto sotto i colpi degli infortuni, altri ancora per via delle dipendenze. C’è chi ha sprecato il talento, chi è stato sfortunato ma anche chi si è rovinato con le sue stesse mani. Ma la Stella Cadente è anche quella che, inevitabilmente, nel corso del tempo scopre forse di aver sbagliato mestiere. Un po’ quello che potrebbe essere capitato a Francesco Coco, difensore di fascia – peraltro omonimo di un magistrato ucciso dalle Brigate Rosse – che per anni il suo lavoro l’ha fatto benissimo ma che, evidentemente, dev’essersi reso conto troppo tardi che le bellezze della vita possono arrivare anche da un altro tipo di celebrità.

Tra imprese sportive e televisive: la breve ma intensa carriera di Francesco Coco.

Chiariamoci subito: Francesco Coco è stato un ottimo calciatore, per gran parte della carriera. Nel suo periodo di crescita appariva già come un simil-veterano dalle qualità più che palesi: d’altronde non fai le giovanili nel Milan se almeno un po’ non riesci a giocare con decenza. E Coco gioca davvero bene, tanto è vero che addirittura si parla di lui come l’erede designato di Paolo Maldini – una sorte che più avanti toccherà anche a Mattia De Sciglio – sulla fascia sinistra. Pur essendo destro Coco si adatta fin da subito a giocare sulla fascia sinistra, rientrando spessissimo per provare il cross col piede principale oppure per inserirsi tra le maglie delle difese avversarie. Viene proiettato in prima squadra nel 1995 ma il tecnico Fabio Capello non sembra credere in lui. Alcune indiscrezioni di calciomercato.com riportano addirittura come il tecnico friulano, forse per motivare il ragazzo, avesse proferito la frase “Se diventi calciatore mi taglio i c******i”. In risposta Coco disse: “Prepari le forbici mister”. Speriamo che Capello non abbia preso tutto alla lettera ma, incredibilmente, Coco ebbe ragione: vincerà subito lo Scudetto con il Milan nel 1996 e si proporrà come uno dei giovani più interessanti del futuro.

Dopo la gloria – anche se non da assoluto protagonista – arriva il sacrificio: per Coco è il momento di farsi le ossa. Il Milan lo manda in prestito al Vicenza per una stagione, ovviamente per dargli continuità poiché in rossonero è coperto proprio da Maldini. In Veneto il calciatore gioca 20 partite e raramente presenzia in Europa – il Vicenza giocava la Coppa delle Coppe – dove gli vengono preferiti giocatori più esperti. Dopo una salvezza ottenuta in maniera striminzita Coco torna al Milan per la stagione 1998/1999 ma dopo aver giocato appena 6 partite si infortuna durante un Derby. Il Milan pensa così di mandarlo nuovamente in prestito, stavolta al Torino, per consentirgli di ritrovare il ritmo.

L’avventura granata non si rivela gloriosa (il Toro retrocederà in Serie B) ma Coco torna al Milan da giocatore più maturo. Nel 3-5-2 interpreta alla grandissima il ruolo del esterno basso di sinistra e i rossoneri sembrano finalmente pronti a credere in lui. Coco, favorito anche dal nuovo ruolo centrale di Maldini, si impone come titolare nel Diavolo. La stagione 2000-2001 è quella della presunta consacrazione: Coco sarà autore di prestazioni eccellenti e persino di reti storiche. Indimenticabile, ad esempio, la marcatura segnata al Camp Nou di Barcellona in Champions League, in una gara vinta 0-2 dal Milan. A Coco sembra piacere “dividersi”: 44 presenze totali, 4 gol – 2 in campionato, 2 in Champions – e 4 assist, sempre differenziati equamente. Ovviamente la chiamata in Nazionale risulta una formalità: dopo aver fatto tutta la trafila delle selezioni giovanili e aver vinto l’Europeo Under 21 nel 2000 Coco viene convocato dall’allora C.T. Trapattoni come titolare della fascia sinistra.

Francesco Coco
FOTO: profilo ufficiale Facebook Francesco Coco

Lo scambio “alla pari”

Dopo aver vissuto picchi altissimi, Coco punta a realizzare un sogno: quello di giocare ai Mondiali con la Nazionale maggiore. Per farlo, ovviamente, deve avere continuità con la maglia del suo club. Ma al Milan le cose sono un po’ cambiate: è arrivato Fatih Terim, tecnico turco conosciuto anche per essere piuttosto idealista. I due non vanno molto d’accordo e l’allenatore lo palesa immediatamente preferendogli Serginho e il ritorno di Maldini a sinistra. Coco decide così di andare altrove pur di non perdere i Mondiali e, a suo modo, farà la storia: diventa infatti il primo calciatore italiano a militare nel Barcellona. Verrà mandato in prestito con diritto di riscatto al club blaugrana ma, pur giocando abbastanza, non riuscirà mai ad entrare nel cuore dei tifosi e soprattutto della stampa catalana, la quale spesse volte non perderà occasione di prenderlo in giro e di additarlo come “il siciliano” (Coco è nato a Paternò, in provincia di Catania). Riuscirà comunque a partire per i Mondiali di Corea e Giappone, senza incidere.

Tornato in Italia per il mancato riscatto da parte dei blaugrana, si rende conto che al Milan non c’è più spazio per lui. Ergo, diventerà protagonista di uno degli scambi – col senno di poi – più squilibrati della storia del calcio italiano: Coco passerà infatti all’Inter e in cambio i nerazzurri daranno al Milan il centrocampista olandese Clarence Seedorf. Da quel momento in poi il terzino vive una vera e propria maledizione che lo porterà pian piano alla fine della carriera.

Una star fuori dal campo

Coco gioca titolare con Cuper ma le cose si rovinano quando resta vittima di vari infortuni che lo destabilizzano. Con l’arrivo di Mancini Coco vede svanire qualsiasi possibilità di titolarità: il tecnico jesino si limita a fargli giocare qualche partita in Coppa Italia, peraltro come terzino destro e quindi parzialmente fuori ruolo. A Seedorf, per la cronaca, andrà meglio: vincerà la Champions nella famosa Finale di Manchester e, successivamente, anche il campionato.

Il ragazzo cerca assolutamente un rilancio per non terminare silenziosamente una carriera che precedentemente pareva luminosa. Nell’estate del 2005 viene ingaggiato dal Livorno, che punta a farlo tornare grande sotto la guida di Roberto Donadoni. Purtroppo Coco gravemente al ginocchio dopo una stagione di buon livello e chiuderà il campionato prematuramente, oltre che con un altro guaio fisico da affrontare. Torna all’Inter ma Mancini lo mette fuori rosa, così ad inizio 2007 sfrutta la nuova onda inglese del Manchester City e prova a presentarsi per un provino: finirà scartato e i tabloid inglesi, dopo aver avanzato ipotesi controverse sulla motivazione del declino (addirittura si disse che Coco si presentò agli allenamenti con una sigaretta in bocca, accusa sempre respinta dal siciliano) si faranno beffe di lui chiamandolo “Coco the Clown”. Farà dei provini anche per Saint Etienne e QPR ma la sua forma fisica (oltre che presunti dissapori con Briatore) ormai non gli consente di fare più il calciatore: Coco dunque si ritira a 30 anni ma è proprio a questo punto che inizia per lui una nuova giovinezza lontano dai campi da gioco. Il ragazzo, infatti, emerge sempre più come personaggio pubblico.

Francesco Coco
Francesco Coco in un articolo sulla rivista “Chi”

Famosissimo per essere stato legato alla splendida attrice Manuela Arcuri, dopo aver tentato – senza successo – la carriera di attore in America Coco inizia a farsi vedere spessissimo in tv. Partecipa al reality L’Isola Dei Famosi e diventa ospite fisso a Quelli Che Il Calcio. Precedentemente, era stato coinvolto come parte lesa anche nel processo Vallettopoli, minacciato e ricattato per alcune foto che lo ritraevano nudo su una barca insieme ad amici (e che addirittura l’ex AD del Milan Galliani avrebbe comprato di tasca propria pur di non rendere pubbliche). Attualmente, dopo aver lavorato anche al noto locale Billionaire come responsabile delle comunicazioni, si occupa di ristorazione a Dubai e sembra aver ritrovato un minimo collegamento con il mondo del pallone: ricopre infatti il ruolo di commentatore tecnico delle partite per il canale Fox Sports.

Calciatore valido ma evidentemente non mentalizzato per tutta la carriera sulle questioni pallonare, Coco ha trovato comunque la sua pace interiore come Vip idolatrato e amato, protagonista della vita mondana e della tv nostrana. Il calcio ormai non è più una priorità e il paragone con Maldini è svanito nel nulla: un vero peccato ma, forse, anche una benedizione, visto quanto poi avvenuto nella vita di questo ex ragazzo prodigio.