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limongiello allenatore cina

ITALIANO ALLENARE CINA / Partire per cogliere l’occasione giusta. Giovani, laureati e non, partono e continuano ad espatriare alla conquista di un’opportunità migliore rispetto a quella offertagli dal nostro Paese. Dottori, ingegneri, manager, camerieri: tutti cercano di aspirare a qualcosa di migliore e, per farlo, tentano la strada più ardua e meno prevedibile. Anche in campo sportivo negli ultimi anni sono tanti i giocatori o gli allenatori italiani che hanno riscosso più successo all’estero rispetto alla Serie A. In quel caso spinti da ingaggi faraonici come Graziano Pellè, divenuto attaccante dello Shandong Luneng nel campionato cinese. E proprio in Cina è volato anche Giovanni Limongiello, giovane allenatore napoletano, che ha coltivato la sua grande passione per questo sport cercando di emergere partendo alla volta di un mondo sconosciuto: “Nasco come un appassionato di questo meraviglioso sport, uno come tanti. Ciò che mi contraddistingueva era la spasmodica voglia di imparare, confrontarmi e crescere con il calcio. Ho iniziato la mia prima esperienza da collaboratore a 17 anni dopo una trafila abbastanza sfortunata come giocatore di calcio.”

Allenare in Cina, gli inizi in Italia e l’esperienza Juventus Summer Camp

“A quell’età non potevo accedere a nessun corso federale così ho approfittato della affiliazione con Juventus della società con cui collaboravo. La Juventus, infatti, metteva a disposizione dei corsi come primo approccio all’attività di allenatore di scuola calcio. Dopo quella fantastica esperienza non mi sono fermato un attimo. E così dopo qualche anno arriva il tanto desiderato UEFA C. Primo corso in Campania tenutosi a Casalnuovo, un’esperienza unica, irripetibile da cui sono nate tantissime amicizie condivise tuttora. L’anno successivo a Torre del Greco ho conseguito il UEFA B. Stare a contatto con professionisti del calcio ti fa acquisire un’autostima incredibile. In tutti questi anni, fatti di sacrifici di tutti i generi, posso dire di essere fiero di me stesso e di ciò che ho sviluppato fino ad oggi”. La voglia di imparare è e sarà il motore di questo mestiere: “Ho avuto la grandissima possibilità di potermi confrontare nello Juventus Summer Camp. È impossibile descrivere le emozioni che si provano in un Camp, specialmente se si tratta di Juventus. Mi è stata data la possibilità di confrontarmi con tantissimi ragazzi provenienti da tutte le parti del mondo, ricordo ancora il mio primo gruppo composto da 17 ragazzi di cui solo 7 erano italiani il resto proveniva da altri paesi, Egitto, Uzbekistan, Canada, Estonia, Svizzera… Grazie a loro il mio modo di allenare, spiegare e gestire gruppi è cambiato radicalmente dato che loro mi hanno aperto la mente a nuove prospettive. Questa è stata una delle cento motivazioni che mi hanno spinto ad accettare un esperienza calcistica, ma soprattutto di vita all’estero”.

Cina, un’esperienza di vita da cogliere al volo

E la Cina così è diventata un’occasione da cogliere al volo, senza pensarci troppo: “Non si può negare che lì non c’è nulla che possa essere paragonato al vecchio continente. Ed è lì che nasce l’intrigo più forte per me. In Cina vige una forte dittatura comunista, il loro sistema politico applica delle restrizioni alla popolazione che sono quasi assurde per noi europei, in sostanza tutto quello che il governo presenta o propone verrà quasi in automatico accettato dall’intera popolazione. Il calcio è uno di questi esempi, infatti in Cina viene associato alla politica ovvero, alcune delle squadre che compongono i vari campionati di Lega Professionista Cinese sono gestiti dal governo, questo per gestire, sponsorizzare ed appassionare la popolazione allo sport più praticato al mondo. Si parte dal basso, una delle tante iniziative promozionali del governo cinese è proprio l’inserimento delle attività calcistiche negli istituti scolastici (Asili, scuole elementari e medie). Il loro sistema scolastico prevede un numero di ore di studio pazzesco. Ogni bambino/ragazzo inizia l’attività scolastica alle ore 7:00 per concluderla alle ore 17:00. Questo perchè durante la giornata vengono inserite delle ore di svago/sport proprio per concedere alcuni momenti di relax durante la pesantissima giornata di studio. Esistono pochissime scuole calcio proprio perché i bambini sono obbligati a studiare tutto il giorno. Il progetto secondo il mio punto di vista è eccellente ed è un ottimo modo per cercare di avviare l’attività calcistica in un territorio che è all’oscuro di questa disciplina ma, come dico sempre, oltre alla pratica ci vuole la passione e la cultura per qualsiasi cosa”.

L’atteggiamento delle varie fasce d’età

Ma la vita in Cina non è così agevole e la differenze di vita tra bambini italiani e cinesi è disarmante: “Andando più nel tecnico, per la precisione a Shanghai, ho notato che durante gli allenamenti alcune fasce di età comprese tra i 5 e i 7 anni assumevano un atteggiamento completamente diverso dai nostri bambini, ovvero la maggior parte di loro vedevano me come un sergente di ferro, uno che li obbligava a compiere delle gestualità ma quello che mi preoccupava di più e mi impressionava era la capacità di obbedienza che avevano nei confronti miei, sembrava quasi di essere in caserma. La freddezza che mostravano era disarmante, era preoccupante che un gruppo di bambini di quell’età non esprimessero gioia e felicità stando all’aria aperta con un pallone fra i piedi. Confrontandomi con il preside della scuola ho capito che la loro “freddezza” era determinata dalla durezza e dalle restrizioni che la scuola imponeva su dei bambini di 5 anni, allucinante. I ragazzini più grandi (10/11 anni) erano una fascia di età molto particolare e io ero incuriosito dall’atteggiamento che proponevano nei miei confronti. La particolarità di quest’età era la loro difficoltà nell’eseguire un esercizio cognitivo, nella loro testa avevano una linea immaginaria da percorrere ma se, in questa linea, veniva applicata una modifica loro andavano letteralmente in tilt, si fermavano e mi chiedevano spiegazioni, come se non sapessero più cosa fare. Incredibile, senza un briciolo di soluzione. Auguro a tutti di potersi confrontare con delle difficoltà del genere, si impara ad essere più semplici, economici e flessibili e con un bagaglio di soluzioni molto più ampio rispetto a quello che i nostri bambini ci possono offrire”.

Le proprietà cinesi in Italia e la crescita della Super Liga

Le proprietà cinesi hanno invaso anche l’Italia e la Serie A arrivare ad acquistare due società gloriose come Milan e Inter e lo stesso Limongiello, che ha tastato da vicino il mondo cinese, non si è detto per niente sconvolto di questo processo: “L’invasione cinese, in realtà, c’è già da un po di anni. Ormai hanno acquisito tantissimo e preso un potere straordinario. Con il calcio sarà la medesima cosa. Sono da sempre una popolazione che vuole imporre il suo marchio su tutto e tutti, mi aspetto, purtroppo, che comprino altre squadre e che continuino a lavorare per rendere il calcio sempre più un business piuttosto che uno sport. Le squadre cinesi hanno un merchandising pazzesco. Ho seguito fin quando ho potuto lo Shanghai Shenhua, per intenderci la squadra di Tevez, tutti allo stadio erano muniti di un k-way della loro squadra, tutti dello stesso colore sembravano una tifoseria organizzata per bene, o forse lo sono realmente! Hanno una voglia spaventosa di confrontarsi calcisticamente con il resto del mondo, stanno acquistando grandi nomi e grandi allenatori e prevedo un gran bel campionato tra qualche anno, questo perchè la Super Liga Cinese è un campionato molto livellato, non ci sono squadre di rilievo rispetto alle altre, ognuna ha quei 2/3 giocatori stranieri che fanno la differenza. Non nego che continuo a seguirlo quando posso, visto il fuso orario e che faccio un grandissimo in bocca al lupo al mio amico Antonio Tramontano, analista tattico del Tianjin di Fabio Cannavaro”.