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Pablo Zabaleta, Manchester City
Fonte: itasportpress.it

Piedi buoni, cervello fino, personalità ma anche carisma, spirito d’appartenenza, professionalità. Essere un calciatore non è cosa semplice, figurarsi esserlo da protagonista, idolo indiscusso della folla, esempio per le generazioni future. Ecco perché, le sole doti balistiche non bastano se non sono accompagnate da quelle umane, assolutamente in grado di rappresentare un fattore decisivo nella breve carriera di un giocatore. Pablo Zabaleta non appartiene certamente alla ristretta cerchia di grandi del calcio mondiale ma, a giudicare dal tributo riservatogli dai suoi tifosi nel giorno dell’ultima partita con la maglia del Manchester City, deve aver lasciato un segno indelebile in questi anni, al pari dei tanti fuoriclasse passati dalle parti dell’Etihad.

Pablo Zabaleta: dica “trecentotrentatre”

Un progetto ambizioso e vincente, per essere considerato tale, ha bisogno del sostegno di gente capace di inculcare mentalità, attaccamento alla maglia, valori morali, anche nei nuovi acquisti. Solo così l’idea di club vincente può trovare una sua realizzazione efficace, alimentata giorno dopo giorno facendo leva sull’esempio di questo genere di calciatori. 333 presenze, 6 trofei conquistati, al Manchester City dal 2008, Zabaleta è riuscito in questi nove anni a guadagnarsi la stima e lo smisurato affetto di società e tifosi, incarnando alla perfezione quello che un professionista dovrebbe essere. Gli ultimi 28’ concessi da Guardiola hanno solo aggiornato le statistiche, permettendo al pubblico dell’Etihad di concedere il degno saluto a uno degli uomini simbolo della scalata ai vertici del gotha del calcio internazionale. “Pablo è stato uno dei giocatori più importanti della storia del Manchester City” – ha dichiarato Pep Guardiola – subito il successo ottenuto sul WBA, buono per blindare virtualmente il terzo posto Champions e proteggerlo dal prepotente ritorno dell’Arsenal di Arsene Wenger. Dichiarazione a effetto, condivisa dalla grande maggioranza dei sostenitori dei Citizens, accorsi numerosi proprio per rendere omaggio al leader silenzioso di una squadra capace di vincere tanto, forte attrazione per i top players in grado di garantire il definitivo salto di qualità. Assieme a Kompany, anche lui arrivato poco l’insediamento dello sceicco Mansour ai vertici della nuova società, Zabaleta ha attraversato l’epocale passaggio da una dimensione umana a quella in cui ogni sogno di mercato era divenuto raggiungibile grazie agli stipendi da capogiro che il City poteva mettere sul tavolo. Un percorso che presenta numerose insidie, come accaduto in questi anni al Psg, che necessita del tempo necessario per essere metabolizzato, a patto di dotarsi di uomini adatti ad affrontare una simile sfida.

AMORE E RICONOSCENZA, L’ETIHAD SALUTA IL LEADER SILENZIOSO

“Zabaleta è il giocatore che i tifosi del City hanno amato di più in questi anni, un duro cui piace cimentarsi in sfide difficili da portare a termine, da cui spesso è riuscito a uscire vittorioso. Ma ciò che più conta sono state la passione e l’impegno per il club. È un professionista eccezionale, di grande affidabilità”.

Vincent Kompany ha accompagnato Zabaleta in questi nove anni dove, tra Hughes, Mancini, Pellegrini e Guardiola, il City ha conquistato 2 Premier League, 1 FA Cup e 2 Coppe di Lega, partecipando costantemente alla fase a eliminazione diretta di Champions League, senza tuttavia riuscire a lasciare mai il segno. Un cambio di vita non certo semplice per un ragazzo proveniente dalla Spagna, lontano anni luce dalla mentalità e dal modo di vivere d’Oltremanica, divenuto ben presto idolo indiscusso della tifoseria dei Citizens grazie soprattutto all’atteggiamento di riconoscenza mostrato nei confronti del nuovo club che l’aveva accolto. I ricordi delle tante serate trascorse al Barleycorn pub dopo gli allenamenti in compagnia della ragazza che sarebbe poi divenuta sua moglie, restano scolpiti nella memoria della gente comune cui Zabaleta rivolgeva continue domande sulla gloriosa storia del Manchester City. Instancabile in campo, è stato centrocampista e terzino (soprattutto destro), simbolo di continuità, preziosa guida per Sanè e Gabriel Jesus, nuovi golden boys su cui Guardiola dovrà costruire i futuri successi. Non ce ne voglia Massimo Marianella che – durante la telecronaca della finale di FA Cup del 2011 vinta 1-0 sullo Stoke City – lasciò tutti a bocca aperta affermando che “Zabaleta non appartiene a questo livello di calcio e dovrebbe  essere già contento di essere entrato a Wembley”, ma se è vero che nel calcio contano anche i valori, allora siamo certi che l’emozionante saluto a Zabaleta sia assolutamente un evento da ricordare di questa stagione di Premier League, al pari del titolo conquistato dal Chelsea di Antonio Conte.